Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) ha reso nota la bozza ufficiale del Piano nazionale di Ripristino della Natura (Pnr), trasmessa alla Commissione europea lo scorso 25 settembre in attuazione del regolamento Ue Nature Restoration Law 2024/1991 e del relativo formato di esecuzione europeo. Il documento traccia la strategia di lungo periodo dell’Italia per invertire il degrado degli ecosistemi terrestri, marini e agricoli, aprendo ora una fase di confronto: Bruxelles avrà ora sei mesi di tempo per esaminare il documento e formulare la propria valutazione ufficiale.
La strategia nazionale si inserisce in un quadro normativo stringente volto a centrare i target fissati per il 2030 e il 2050. Dalle aree montane e collinari fino ai litorali marini, il testo individua un set articolato di interventi orientati a rafforzare la stabilità geomorfologica del territorio e a mitigare i rischi legati agli eventi meteorologici estremi e alle siccità prolungate.
Piano nazionale di Ripristino della Natura: i nodi
Nel dettaglio, la pianificazione del Mase si sviluppa attraverso un approccio integrato che unisce i diversi ambiti ambientali. Per quanto riguarda gli ambienti forestali e montani, gli interventi mirano a migliorare la struttura, la composizione e la funzionalità ecologica delle foreste esistenti, aumentando le nicchie ecologiche e ripristinando le fasce ecotonali per favorire la connettività ecologica e mitigare i rischi idrogeologici legati all’erosione del suolo e alle frane.
Parallelamente, sugli agroecosistemi il Piano punta a rafforzare la resilienza delle produzioni agricole di fronte agli stress climatici promuovendo il recupero degli elementi di diversificazione paesaggistica, come siepi, filari, fasce tampone vegetate e sistemi agroforestali, capaci di migliorare la qualità del suolo e la ritenzione idrica.
A completare il quadro, la tutela marina e costiera concentra le proprie azioni sul contrasto al degrado degli habitat più sensibili, come le praterie di fanerogame marine, le foreste algali e i fondali a coralligeno, elementi fondamentali sia per il sequestro del carbonio sia per la protezione naturale delle coste.
Un aspetto di particolare rilievo strategico affrontato all’interno del documento riguarda il nodo dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad): nel paragrafo dedicato alle sovvenzioni che incidono negativamente sulle finalità del regolamento europeo viene infatti fatto esplicito rinvio al Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli redatto annualmente dal Mase, ponendo le basi per una coerenza complessiva tra le politiche di spesa pubblica e gli obiettivi di tutela ecologica.
La bozza rappresenta un passaggio chiave nel dialogo istituzionale con l’Unione europea, ponendo le basi per il percorso partecipativo che condurrà, entro il prossimo anno, alla stesura e all’adozione del Piano definitivo.



