Se in Italia assistiamo all’ennesimo slittamento della Plastic Tax, la Germania accelera sulla fiscalità ambientale. Ma il neonato disegno di legge per l’introduzione della tassa sugli imballaggi in plastica, calcolata in 550 euro per tonnellata di materiale a partire dall’1 luglio 2027, apre un fronte di scontro durissimo con il mondo economico.
La misura è pensata per coprire il contributo che Berlino versa direttamente a Bruxelles per i rifiuti di imballaggio in plastica non riciclati e per garantire al bilancio federale entrate stimate a regime in circa 1,5 miliardi di euro annui, di cui circa 800 milioni per il primo anno. La nuova tassa è finita al centro delle critiche sia per il merito che per il metodo.
A far discutere i comparti industriali e manifatturieri è in primo luogo la modalità di approvazione scelta: il testo del Kunststoffverpackungsteuergesetz viene calato nel dibattito politico direttamente sotto forma di emendamento da inserire d’imperio nel pacchetto di bilancio 2027, bypassando i consueti passaggi di consultazione approfondita dei ministeri competenti.
Plastic Tax Germania, le proteste dell’industria
Dalle associazioni di categoria si leva un coro di forti perplessità. Da un lato, le aziende denunciano il peso economico della tassa, che colpirà imballaggi e materiali compositi con un contenuto di plastica superiore al 5%, comprese pellicole in Pe, Pp e Pet, oltre a tappi, coperchi e chiusure. Dall’altro, arrivano critiche verso l’irragionevolezza dei tempi tecnici: i produttori e gli importatori avranno pochissimo margine per adeguare i sistemi di tracciabilità e le procedure per le eventuali richieste di esenzione legate all’uso di materiali riciclati.
Un altro punto di attrito evidenziato dalle associazioni riguarda i costi amministrativi: sebbene il testo stimi oneri burocratici aggiuntivi per le imprese pari a circa 44 milioni di euro, le categorie produttive denunciano che la cifra è sottostimata. A differenza di altri modelli europei, come quello spagnolo, il disegno di legge tedesco non prevede inoltre un’esenzione generale per i sistemi di imballaggio riutilizzabili (Mehrwegverpackungen), creando ulteriori disparità.
Dal canto loro, le organizzazioni ambientaliste, pur guardando con favore agli obiettivi di riduzione dei rifiuti, sollevano dubbi strutturali. La Deutsche Umwelthilfe (Duh) e altre sigle del settore ecologista evidenziano come focalizzarsi esclusivamente sulla plastica rischi di generare effetti distorsivi, spingendo i produttori a migrare verso materiali alternativi senza una reale e complessiva valutazione d’impatto ambientale.
Il provvedimento si conferma così un terreno minato in cui la necessità di risanare i conti pubblici e rispettare i target comunitari si scontra con il timore di frenare ulteriormente la competitività dell’industria manifatturiera europea.



