PNRR e pandemia: 30 scienziati ed esperti di Ambiente e Salute scrivono a Draghi con valutazioni e proposte

"La nostra principale preoccupazione è che vengano sottovalutate le conoscenze scientifiche acquisite sulle cause che hanno portato alla pandemia. Già in passato erano stati lanciati allarmi, così come oggi sono numerose le segnalazioni sui rischi da virus sconosciuti e pronti a fare il salto di specie o da batteri favoriti dal cambiamento climatico"

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Prime Minister designate Mario Draghi leaves his house to go to the Quirinal Palace for the new government swearing-in ceremony, in Rome, 13 February 2021. ANSA/FABIO FRUSTACI

Sono state inviate al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, una serie di raccomandazioni e proposte per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza legato al Recovery Plan, che invitano a non sottovalutare le cause ambientali della pandemia in atto e ad utilizzare i fondi europei con un approccio sistemico che promuova la salute di persone, animali e ambiente. La lettera inviata a Draghi è stata promossa dalle seguenti figure appartenenti al mondo scientifico italiano. 

Simona Agger (Architetto, HCWH, SIAIS), Giulio Betti (meteorologo LAMMA-IBE/CNR), Paolo Barberi (agronomo, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa), Ugo Bardi (docente Università di Firenze), Fabrizio Bianchi (epidemiologo CNR), Antonio Bonaldi (medico, Slow Medicine), Roberto Buizza (fisico Scuola Superiore Sant’Anna), Mario Carmelo Cirillo (ingegnere, già ISPRA), Daniela D’Alessandro (medico Università Sapienza di Roma), Gianluigi De Gennaro (chimico Università di Bari), Aldo Di Benedetto (medico Ministero Salute), Francesco Forastiere (epidemiologo CNR), Andrea Gardini (medico Slow Medicine), Paolo Lauriola (epidemiologo RIMSA), Carmine Ciro Lombardi (chimico e tecnologo farmacologo Università di Roma Tor Vergata), Alberto Mantovani (tossicologo ISS), Vitalia Murgia (medico CESPER), Francesca Pacchierotti (biologa ENEA), Maria Grazia Petronio (medico, Università di Pisa), Pietro Paris (ingegnere ISPRA), Paolo Pileri (docente Politecnico di Milano), Roberto Romizi (medico ISDE), Marco Talluri (esperto comunicazione ARPAT) Gianni Tamino (biologo, già Università di Padova), Francesco Romizi (giornalista esperto comunicazione ambientale), Sandra Vernero (medico Slow Medicine), Giovanni Viegi (pneumologo ed epidemiologo CNR), Paolo Vineis (epidemiologo, Imperial College London).

QUA è possibile leggere la lettera inviata al Presidente del Consiglio, di seguito un estratto:

Egr. Prof. Draghi,
Desideriamo condividere con Lei e i Ministri impegnati qualche elemento di valutazione generale e avanzare raccomandazioni e suggerimenti sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Siamo un gruppo di docenti, ricercatori ed esperti afferenti a diverse discipline accomunate dalle finalità di protezione sia degli ecosistemi e dell’ambiente in cui viviamo sia della salute umana e degli organismi viventi. Stiamo seguendo e studiando la pandemia dal suo arrivo e siamo preoccupati per il presente e per il futuro. Per questo, oltre a contribuire allo studio dei fenomeni collegati alla pandemia, siamo interessati alle elaborazioni ed alle scelte per la ripresa economica e sociale.

Siamo consapevoli della necessità di affrontare la sfida di una ripartenza che non sia basata sugli stessi modelli che hanno determinato la grave situazione in cui ci troviamo. Per imboccare una traiettoria diversa c’è bisogno di un cambio di paradigma del modello di sviluppo e di consumo oggi prevalente, ed è necessario che molte scelte siano fatte con immediatezza. Trattandosi di una profonda crisi sanitaria, sociale, economica, perfino esistenziale, un piano di ripresa post-pandemica deve necessariamente confrontarsi con una miriade di problemi, come illustrato dal Green Deal europeo. Osserviamo con grande interesse l’evoluzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed apprezziamo gli sforzi fatti in molte direzioni, seguendo le indicazioni di quello
europeo.

La nostra principale preoccupazione è che vengano sottovalutate le conoscenze scientifiche acquisite sulle cause che hanno portato alla pandemia, che la configurano come sindemia e che forniscono indicazioni chiare sulle azioni da compiere per evitare altre pandemie. Dal mondo scientifico già in passato erano stati lanciati allarmi, così come oggi sono numerose le segnalazioni della comunità scientifica sui rischida virus sconosciuti e pronti a fare il salto di specie o da batteri favoriti dal cambiamento climatico. Siamo convinti della necessità di mettere in atto prima di tutto azioni di mitigazione, ma anche azioni di adattamento al cambiamento climatico, incamminandosi senza indugio e senza passaggi intermedi in un percorso accelerato per il contenimento delle emissioni di gas climalteranti. Siamo ugualmente convinti che l’approccio “onehealth”, nella sua accezione di sforzi collaborativi a tutti i livelli per proteggeree promuovere la salute di persone, animali e ambiente, sia un concetto sistemico ed un riferimento fondamentale non solo per gli aspetti relativi alla riorganizzazione del servizio sanitario, ma per tutto il PNRR.

Riteniamo che siano da valorizzare i recenti studi che stimano come i costi per ridurre il rischio di pandemie siano oltre 100 volte inferiori a quelli necessari per la risposta alle pandemie stesse; quelli per la gestione del COVID-19 erano già arrivati a 8-16 trilioni di dollari a livello globale a luglio 2020 e sono destinati a crescere in modo abnorme.