Potenziamento inceneritore Torino, Legambiente: “Danni ambientali ed economici”

Secondo Sergio Capelli, direttore di Legambiente Piemonte e Valle D'Aosta, la quarta linea dell'inceneritore del Gerbido è "inutile". Non solo. Da un lato, i danni ambientali: "Non si tratta solo di inquinamento atmosferico: le emissioni climalteranti aumenteranno come minimo di 250mila tonnellate equivalenti di CO2 e la linea si occuperà esclusivamente della raccolta di rifiuti speciali, non di indifferenziato". Dall'altro, quelli economici: "Con i meccanismi Ets alle porte, aumenteranno anche i costi per i cittadini"

Inceneritore

Di questo inceneritore non c’è bisogno. Non solo: porterà danni sia ambientali che economici“. È questo il commento di Sergio Capelli, direttore di Legambiente Piemonte e Valle D’Aosta, sul potenziamento dell’inceneritore di Torino: il 18 marzo l’assemblea dell’Autorità rifiuti Piemonte dovrebbe infatti formalizzare il mandato definitivo a Trm per la realizzazione del progetto. La quarta linea del termovalorizzatore del Gerbido porterà la capacità di smaltimento rifiuti complessiva a 850 mila tonnellate.

Capelli spiega: “Come abbiamo già detto in sedi ufficiali e durante i confronti con la Regione e con l’Autorità Rifiuti Piemonte, consideriamo che, dai risultati ottenuti in base al Piano dedicato a rifiuti e bonifiche ambientali (Prubai), l’apertura della quarta linea presenti diversi problemi a livello ambientale ed economico. Ci rendiamo contro che i numeri del Piano sono particolarmente ambiziosi, soprattutto per la riduzione dei rifiuti. Però si tratta di un documento ufficiale a cui dobbiamo fare riferimento: o i dati sono realistici e raggiungibili oppure ci diciamo che è un libro dei sogni, ma a quel punto ci chiediamo che senso abbia”.

La quarta linea dell’inceneritore: danni ambientali ed economici

Secondo Capelli, uno dei problemi maggiori di un inceneritore sono le emissioni climalteranti: non si tratta solo di inquinamento atmosferico. “Con la quarta linea verranno emesse, come minimo, 250mila tonnellate equivalenti di CO2 in più – continua il direttore di Legambiente Piemonte e Valle D’Aosta -. È un aspetto importante perché la lotta al cambiamento climatico è la madre di tutte le battaglie ambientali. Ci chiediamo come questo dato si possa sposare con il Piano di completa decarbonizzazione entro il 2030 del Comune di Torino, in base alla missione europea ‘100 Climate-Neutral and Smart Cities by 2030’, di cui fa parte la Città: questa è una domanda a cui qualcuno prima o poi dovrà rispondere”.

Poi la quarta linea raccoglierà esclusivamente rifiuti speciali, non rifiuti solidi urbani: “Come si legge dai documenti – spiega Capelli -, l’inceneritore gestisce già circa 100mila tonnellate di rifiuti speciali all’anno. Con il potenziamento se ne aggiungeranno altre 150mila, che è esattamente la capienza della quarta linea”.

Non solo: in questi giorni in Europa si sta discutendo dei meccanismi Ets, compensazioni economiche dalle aziende in base alle emissioni di CO2 che producono. “L’Italia punta a depotenziare il meccanismo, ma è in forte minoranza – sottolinea Capelli -. Dunque l’Ets è destinato a entrare in vigore, causando un aumento dei costi per lo smaltimento dei rifiuti e di conseguenza delle bollette, con ricadute dirette sulla cittadinanza. Anche questo qualcuno dovrà raccontarlo. Fra l’altro, in assenza di un progetto tecnico, non è possibile fare valutazioni sullo stesso”.

A far da sfondo, il sistema di raccolta differenziata

Alla base c’è un sistema di raccolta che, secondo il direttore di Legambiente Piemonte e Valle D’Aosta, non si cura della qualità. “Questo meccanismo a Torino ormai è prassi – continua Capelli -, ma anche in Piemonte sta prendendo piede. Si tratta di un sistema che, non curandosi della qualità della raccolta differenziata, aumenta in maniera molto sensibile i rifiuti da smaltire“.

Capelli spiega che si tratta di una catena che funziona sempre meno: “A partire dalle modalità di raccolta – dice -, con i cassonetti stradali intelligenti a riconoscimento utente: questi dispositivi forse riescono ad aumentare la percentuale di raccolta differenziata, ma gli obiettivi europei non parlano di raccolta ma di riciclo netto. In questo senso, il tipo di raccolta adottato dalla nostra regione è penalizzante, ha costi elevati che ricadono sui cittadini e ci porterà a ricevere una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea”.

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