Qualità aria, estate da dimenticare per l’ozono: già superati limiti Ue

Le città arrivano all’inverno già oltre i nuovi standard Ue, secondo l'aggiornamento di fine settembre di Cambiamo Aria. Nelle stazioni monitorate, il valore di 120 µg/m³ previsto dalla direttiva europea del 2024 è stato superato 89 giorni a Bergamo, 80 a Torino-Lingotto, 79 a Bologna-via Chiarini, 77 a Torino-Rubino e Milano-Verziere, 76 a Vicenza e 73 a Modena. Intanto, PM10, PM2,5 e NO2 mostrano già numerose criticità alla vigilia della stagione invernale

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La stagione estiva 2026 si chiude con un bilancio particolarmente negativo per l’ozono troposferico. A dirlo è l’aggiornamento di fine settembre di Cambiamo Aria, che fotografa l’andamento dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane sulla base dei dati messi a disposizione dalle Arpa e Appa. Nelle stazioni monitorate, il valore di 120 µg/m³ previsto dalla direttiva europea 2024/2881 è stato superato 89 giorni a Bergamo, 80 a Torino-Lingotto, 79 a Bologna-via Chiarini, 77 a Torino-Rubino e Milano-Verziere, 76 a Vicenza e 73 a Modena.

I dati emersi dal monitoraggio sull’ozono

Cambiamo Aria, il progetto promosso dall’Osservatorio Mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign in collaborazione con Isde Italia, permette di confrontare la situazione nelle diverse città con tre riferimenti: i limiti attualmente in vigore, i nuovi standard della direttiva Ue e i valori raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità. A chiusura dell’estate 2026 si conferma quindi un netto peggioramento per l’ozono, mentre PM10, PM2,5 e NO2 mostrano già numerose criticità alla vigilia della stagione invernale.

Il riferimento sanitario dell’Oms, pari a 100 µg/m³, restituisce un quadro ancora più severo: oltre cento giornate di superamento a Bergamo, ma anche nelle due stazioni torinesi più critiche, a Milano-Verziere e a Bologna-via Chiarini. Il confronto con il 2025 mostra poi aumenti rilevanti. A Torino-Lingotto i superamenti passano da 31 a 80, a Brescia-Villaggio Sereno da 12 a 68, a Bologna-Giardini Margherita da 25 a 69.

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I nuovi limiti europei sono già una realtà con cui confrontarsi

Con ottobre comincia il semestre più delicato per gli inquinanti legati alla combustione, al traffico e al ristagno atmosferico. Ma molte città arrivano all’appuntamento con un numero di superamenti già incompatibile con gli standard fissati dalla nuova direttiva europea. Per il PM10, rispetto ai 45 µg/m³ da non superare per più di 18 giorni l’anno, Milano-Marche è già a 50 giornate, Verona-corso Milano a 43 e Modena-Giardini a 40. Per il PM2,5, il futuro limite di 25 µg/m³ registra già 52 superamenti a Padova-Mandria, 51 a Milano-Marche, 49 a Milano-Pascal e 48 nelle due stazioni di Torino Rebaudengo e Rubino.

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Per il NO2, Palermo-Di Blasi arriva a 112 giornate oltre i 50 µg/m³, Genova-via Buozzi a 91 e Napoli-Ente Ferrovie a 60. Numerosi superamenti anche a Genova-corso Europa, Catania, Torino e Milano.

Questi dati devono essere letti guardando al 2030, ma non possono essere rinviati al 2030, commenta Kyoto Club. Per avvicinarsi ai nuovi standard occorrono politiche strutturali già oggi: rafforzamento del trasporto pubblico, elettrificazione, riduzione del traffico automobilistico, più spazio alla mobilità pedonale e ciclabile, riqualificazione energetica degli edifici e progressivo abbandono dei combustibili fossili.

La nuova direttiva europea segna una traiettoria precisa. L’aggiornamento di Cambiamo Aria indica quanto sia ancora ampia la distanza da colmare e quanto sia necessario accelerare le politiche di decarbonizzazione e risanamento dell’aria nelle aree urbane.

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