Una miniera urbana diffusa, silenziosa e spesso dimenticata. Non si trova nel sottosuolo ma nei cassetti, nelle scatole e nei ripostigli delle case degli italiani. Con la progressiva diffusione dello standard USB-C e il conseguente superamento di molte tipologie di cavi utilizzate negli anni passati, cresce infatti il numero di dispositivi e accessori elettronici destinati a non essere più utilizzati.
A sottolinearlo, ancora una volta, è il Consorzio ERP Italia, che afferisce alla piattaforma europea fondata nel 2002 con l’obiettivo di supportare i Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, Pile e Accumulatori nella gestione dei loro obblighi di conformità normativa.
Erp stima che nelle abitazioni italiane siano presenti circa 170,7 milioni di cavi USB e Lightning, pari a una media di 6,4 cavi per famiglia. Applicando al numero di cavi dimenticati e non più utilizzati, il peso medio rilevato sui campioni analizzati, si stima un volume che corrisponde a circa 3.394 tonnellate di materiali.
Non si tratta però di semplici accessori inutilizzati. I cavi contengono infatti materie prime di valore come rame, alluminio e materiali plastici che, se correttamente raccolti e avviati a riciclo, possono essere recuperati e reintrodotti nei processi produttivi.
Le elaborazioni Erp evidenziano la presenza potenziale di circa 1.426 tonnellate di rame e 136 tonnellate di alluminio contenute nello stock nazionale stimato di cavi. Grazie a processi avanzati di trattamento e riciclo, queste risorse potrebbero essere reimmesse nel ciclo produttivo come materie prime seconde, evitando il ricorso a materie prime vergini il cui acquisto, a parità di volume, costerebbe al settore produttivo oltre 16 milioni di euro.
“Quando si parla di economia circolare si pensa spesso a grandi impianti o a tecnologie complesse. In realtà una parte importante delle risorse di cui abbiamo bisogno si trova già nelle nostre case. I cavi elettronici inutilizzati rappresentano un esempio concreto di come i rifiuti possano trasformarsi in una risorsa, a patto che vengano conferiti correttamente nei canali dedicati alla raccolta dei Raee”, dichiara Alberto Canni Ferrari.
Il tema assume particolare rilevanza in un contesto in cui l’Europa non solo ha introdotto la Direttiva (UE) 2022/2380 sul caricabatterie unico, ma è sempre più impegnata a rafforzare la disponibilità di materie prime strategiche e a ridurre la dipendenza dalle importazioni. Recuperare materiali già presenti sul territorio significa infatti ridurre gli sprechi, limitare l’estrazione di nuove risorse e diminuire l’impatto ambientale complessivo.
Per questo il Consorzio ERP Italia invita i cittadini a verificare la presenza di cavi inutilizzati nelle proprie abitazioni e a conferirli correttamente presso i centri di raccolta comunali o i punti vendita che ne effettuano il ritiro.










