Reddito alimentare, il punto di vista di Avanzi Popolo 2.0

La onlus barese impegnata nella lotta contro lo spreco di cibo, commenta con un lungo e articolato post su facebook, che riprendiamo in toto, la misura introdotta dal governo Meloni nella Manovra: "Lo diciamo con franchezza: misure per il contrasto alla povertà e per la riduzione degli sprechi alimentari sono assolutamente necessarie e auspicabili. Spesso però i dettagli fanno la differenza, quindi vogliamo vederci chiaro"

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ANSA / CIRO FUSCO

Ieri nella manovra finanziaria è stato approvato un emendamento del Pd che stanzia un fondo da 1,5 milioni nel 2023 e 2 milioni nel 2024 per la distribuzione di pacchi realizzati con i prodotti invenduti della distribuzione alimentare. Ora si attende un decreto del Ministero del Lavoro entro i prossimi 60 giorni per chiarire la platea beneficiaria del nuovo reddito e gli enti del terzo settore coinvolti nella sperimentazione

Lo diciamo con franchezza: misure per il contrasto alla povertà e per la riduzione degli sprechi alimentari sono assolutamente necessarie e auspicabili. Spesso però i dettagli fanno la differenza, quindi vogliamo vederci chiaro.

Ci sono una serie di punti che solleviamo e che vorremmo fossero affrontati con le istituzioni e gli organismi competenti:

1) Centralizzazione delle funzioni di consegna del cibo alle famiglie indigenti. Nella nostra esperienza di attivazione ci siamo accorti che senza un colloquio individuale/familiare come quello svolto da Sportelli Caritas ed enti no-profit in generale, nessuna misura di sostegno diventa efficace. I Comuni, da soli e a tutte le latitudini, non hanno la possibilità di gestire volumi importanti di cibo e di farli giungere dove effettivamente c’è bisogno, andando anche a selezionare quello che si dona in rapporto ai beneficiari e alle loro esigenze.

2) La misura economica ci sembra insufficiente a garantire un sostegno alimentare ad una platea di soggetti che va crescendo anche per l’emersione dei cosiddetti “nuovi poveri”, ossia coloro che hanno perso il lavoro, che hanno dovuto chiudere le loro attività, le persone che non beneficiano di sostegni economici, come pure la folta platea di giovani precari che spesso si ritrovano fuori dai circuiti della solidarietà sociale e quindi sprovvisti di aiuto.

3) Lo spreco alimentare va contrastato alla fonte. Il rischio è che una misura governativa di questo tipo generi spreco alimentare perché funzionale ad un obiettivo di legge e ciò va debellato alla radice: i dati ci dicono che tanto cibo viene buttato anche per effetto di un modello di produzione e di consumo scorretto e su questo va impiantato un lavoro educativo importante, volto proprio alla sostenibilità ambientale dell’intera catena produttiva.

4) La legge 166/2016 ha fornito strumenti utilissimi ai Comuni per sensibilizzare imprese o realtà commerciali ad introdurre politiche di contenimento degli sprechi agendo, per esempio, anche sulla leva fiscale, in particolare con la riduzione della TARI. Oggi pochissimi Comuni hanno deciso di usufruire di questa opportunità. Sarebbe stato utile mettere delle risorse a disposizione dei Comuni per incentivare questo intervento fiscale impattando concretamente sulle modalità operative dei soggetti economici che rischiano di produrre spreco.

5) Noi come Avanzi Popolo interveniamo per ridurre gli sprechi alimentari canalizzandoli, quando ormai generati, verso le persone in difficoltà. Ma è un intervento che impatta sull’ultimo miglio. Una misura strutturale come quella approvata dal Parlamento rischia di far passare il concetto che per il diritto al cibo dei poveri ci siano “solo” i prodotti invenduti e ciò, a nostro parere, rappresenta una violazione insopportabile del diritto di ciascuna persone di nutrirsi correttamente. C’è il serio rischio di avvallare un meccanismo concreto quando non perverso secondo il quale “lo spreco alimentare alla fine è un bene perché dà da mangiare”, fagocitando nella povertà l’insostenibilità di un sistema che per estrazione di profitto deve iper-produrre a danno di persone e ambiente. Il rischio accessorio è quello, nel caso della grande distribuzione, di risultare anche funzionali al loro modello di sviluppo che produce, crea e consuma e adesso si fa soggetto di welfare.

6) L’accesso al cibo è un diritto umano fondamentale, riconosciuto nell’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e va quindi garantito sempre e comunque, a prescindere da qualsiasi utilissimo intervento di contrasto allo spreco alimentare. Per questo, pur promuovendo forme di attivazione civica analoghe alla nostra, non dobbiamo mai smettere di esigere che le Istituzioni garantiscano a tutti l’accesso al cibo, partendo dal bisogno di ciascuno e non dalle eccedenze disponibili.

7) Infine, una curiosità: i soldi a chi sono destinati? Agli enti del terzo settore? Alle imprese che hanno la possibilità di riposizionare, ad un costo inferiore, i prodotti invenduti? Come verranno ripartiti?

Di tutto questo ci piacerebbe discutere con i rappresentanti delle Istituzioni.

A Bari, certamente, una rete si è consolidata grazie anche al nostro piccolo contributo e ciò va nella direzione auspicata dall’intervento legislativo, ma sappiamo che non basta una norma a cambiare il mondo. Servono le gambe e le mani di uomini e donne che ogni giorno svolgono questo lavoro e senza il quale nulla sarebbe possibile.