Grazie al parere favorevole di un comitato tecnico della Commissione europea, il riciclo chimico entra nella Direttiva sugli articoli monouso (Sup), la norma dell’Unione europea che mira a ridurre la plastica usa e getta: la Sup, entrata in vigore nel 2022, impone che gli imballaggi, come le bottiglie Pet, contengano almeno il 25% di materiale riciclato, percentuale che salirà al 30% entro il 2030. Si tratta di un primo via libera, ma per l’entrata in vigore dell’atto serve ancora l’approvazione ufficiale della Commissione Ue.
Finora, nella normativa Sup si considerava riciclato principalmente il materiale ottenuto tramite riciclo meccanico, ossia il processo per cui la plastica scartata viene pulita e trasformata di nuovo in pellet per produrre nuovi oggetti. Il riciclo chimico, invece, è un processo avanzato che scompone i rifiuti plastici misti, contaminati o difficili da trattare meccanicamente a livello molecolare, trasformandoli in materie prime vergini di alta qualità.
Ora, il Comitato per l’adeguamento al progresso scientifico e tecnico e l’attuazione della direttiva 2008/98/Ce della Commissione europea ha deciso che il materiale ottenuto attraverso il riciclo chimico può essere riconosciuto allo stesso modo del riciclo meccanico per il calcolo delle percentuali obbligatorie di plastica riciclata negli imballaggi.
Secondo la bozza di decisione di esecuzione approvata il 6 febbraio scorso dai Paesi membri, però, il riciclo chimico deve essere computato mediante bilancio di massa secondo l’approccio “fuel-use exempt”. Si tratta di un metodo di contabilità che affronta il problema del mescolamento dei componenti riciclati con le materie prime fossili: non si può dire con certezza fisica quali molecole siano riciclate e quali no, perciò si tiene traccia di quanta plastica riciclata viene messa in ingresso e si attribuisce quella percentuale ai prodotti finiti.
Riciclo chimico: favorevoli e contrari
La decisione è stata accolta favorevolmente dall’associazione Chemical Recycling Europe (Cre), che rappresenta l’industria europea del settore: “È un passo pragmatico e lungimirante – spiega Cre in una nota – che traduce l’ambizione politica in regole efficaci. Rafforza la certezza giuridica, riduce la frammentazione e offre una base più stabile per autorità e operatori di mercato. L’Europa ha bisogno di un ventaglio più ampio di soluzioni per raggiungere gli obiettivi di contenuto riciclato, rispecchiando al contempo la realtà dei flussi di rifiuti. Il riciclo chimico può gestire frazioni specifiche difficili da riciclare meccanicamente e convertirle in feedstock idonei a nuovi materiali”.
“Dal punto di vista industriale – aggiunge Cre -, la decisione è anche abilitante: sostiene l’uso degli asset e dei know-how petrolchimici europei esistenti per integrare feedstock riciclati, fornendo al tempo stesso un segnale d’investimento più chiaro per nuova capacità e ammodernamenti in selezione, pre-trattamento, riciclo chimico e lavorazioni a valle”.
Tra i contrari c’è invece l’associazione ambientalista Zero Waste Europe, che critica il metodo di calcolo del bilancio di massa adottato, il “fuel-use exempt”. “Le aziende – spiega Zero Waste Europe – potrebbero rivendicare e commercializzare prodotti come realizzati con materiale riciclato indipendentemente dal loro effettivo contenuto. Queste regole sono ulteriormente peggiorate dal concetto di ‘dual-use output’, che concede ancora più flessibilità nell’attribuzione del contenuto riciclato”.
“In più – conclude l’associazione – l’adozione del riciclo chimico nella Direttiva costituisce un pericoloso precedente che con ogni probabilità influenzerà altre normative chiave come il Regolamento Imballaggi (Ppwr) e il Regolamento Veicoli Fuori Uso (Elvr)”.











