Rinnovabili: dal MiTE alcuni chiarimenti su autorizzazioni, aree idonee e comunità energetiche

Il Ministero della Transizione Ecologica ha pubblicato una nota, in cui fornisce alcuni dati che dovrebbero chiarire lo stato dell'arte nella diffusione delle energie rinnovabili in Italia in relazione all'azione del Governo uscente guidato da Mario Draghi

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Windmill turns of the Beberibe Eolic Plant, Tractebel Engineering, in a dune close to the beach at the Atlantic ocean, in a farm at the Beberibe City in the Ceara state, about 1400 miles from Brasilia, onTuesday, Nov. 23, 2010. BrazilÍs Trade Winds Make Spinning Turbines WorldÍs Cheapest . Photographer: Adriano Machado/Bloomberg News

Il governo Draghi, dalla sua costituzione, ha adottato più di 100 norme per implementare le rinnovabili. Il monitoraggio di Terna, aggiornato mensilmente in coordinamento anche con i gestori delle reti di distribuzione, dimostra che tutti gli impianti stanno beneficiando dell’importante mole di semplificazioni adottata, spesso su proposta del MiTE, proprio con lo scopo di snellire i procedimenti su tutto il territorio nazionale. Lo scrive il Ministero della Transizione Ecologica in una nota, in cui fornisce alcuni dati che dovrebbero chiarire lo stato dell’arte nella diffusione delle energie pulite in Italia in relazione all’azione di Governo.

Per quanto riguarda autorizzazioni e pareri, – prosegue la nota – il MiTE ha emanato 63 provvedimenti (Via, scoping, ecc) relativi a 8,2 GW e ne sta predisponendo altri 19 per ulteriori 1,1 GW: un totale di 82 provvedimenti per 9,3 GW. La Commissione tecnica presso il MiTE, inoltre, si è già espressa su 49 progetti (corrispondenti a 2,9 GW), per i quali ora si attende il parere del MIC. Complessivamente, sommando anche tutte le richieste che erano state presentate negli anni passati al precedente Ministero dell’Ambiente, il MiTE sta processando 900 istanze, che si trovano in differenti stati di avanzamento e per le quali è necessario il coinvolgimento di numerosi attori (a partire dalle Regioni e dal MIC) e la consultazione del pubblico. Deve aggiungersi che spesso le istanze presentate sono incomplete e i proponenti forniscono le integrazioni richieste in fase di verifica documentale, causando una dilatazione delle tempistiche.

La nota del MiTE si sofferma poi su un tema che vede il Governo uscente accusato di essere in grave ritardo, quello delle aree idonee, ovvero le zone dove gli enti locali possono ospitare impianti di energie rinnovabili: “Le richieste di connessione alla rete elettrica e le autorizzazioni all’installazione di impianti, inoltre, non dipendono in alcun modo dall’entrata in vigore del decreto sulle aree idonee, di prossima emanazione. Questo non solo è quanto è stabilito dalla legge che definisce il concetto di aree idonee (d.lgs 199/2021), ma è anche dimostrato dai numeri. I dati Terna, infatti, registrano che ad oggi sono già stati sbloccati circa 11 GW. La maggior parte (9,5 GW) verrà messa in esercizio nei prossimi mesi e nel 2023. Rispetto a luglio 2022, la potenza autorizzata e attesa in esercizio da qui al 2026 cresce ulteriormente di circa 1 GW. Si tratta di dati in forte controtendenza rispetto al passato: infatti, gli impianti entrati in esercizio nel 2021 raggiungevano soltanto 1,3 GW e nel 2020 non avevano neppure superato gli 0,8 GW. Per quanto riguarda, in particolare, l’adozione del decreto sulle aree idonee è in corso un serio confronto che coinvolge tutte le amministrazioni interessate per bilanciare i diversi interessi pubblici e mediare tra i differenti orientamenti sui criteri di localizzazione. Il frutto di questi mesi di lavoro è a un elevato livello di maturazione, ma richiede delle scelte politiche, anche da parte di certo mondo ambientalista. In ogni caso, la stessa legge che introduce il concetto di aree idonee ha già previsto un’ampia serie di zone considerate immediatamente idonee, che dunque sono già oggi operative e utilizzabili”.

Un ultimo passaggio poi sulle comunità energetiche: “Sono in corso, infine, le consultazioni tecniche per definire gli incentivi per gli impianti di comunità energetiche con potenza fino a 1000 kW. Il nuovo decreto amplierà il campo di applicazione di quanto già previsto per le comunità più piccole. Infatti, i cittadini, le autorità locali e le piccole e medie imprese possono già realizzare comunità energetiche e accedere agli incentivi previsti per impianti a fonti rinnovabili fino a 200 kW, realizzati proprio nell’ambito di comunità energetiche o configurazioni di autoconsumo collettivo”.

Le procedure che riguardano le rinnovabili, dunque, richiedono il coinvolgimento di numerosi soggetti, il bilanciamento di differenti interessi e bisogni e approfonditi studi tecnici. Sono tutte attività complesse che richiedono tempo e che non possono essere tralasciate o piegate per soddisfare pretese dettate da facili ideologismi.