Il via libera della Commissione europea al decreto Fer X sblocca un regime di aiuti da 23 miliardi di euro destinato a sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia. Per capire quali effetti potrà avere il provvedimento e quali criticità restano da affrontare, Eco dalle Città ha intervistato Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica).
Che giudizio dà al via libera della Commissione europea al decreto Fer X?
“Il commento non può che essere positivo”, afferma Piattelli. “Questo provvedimento si abbina anche all’ulteriore apertura arrivata pochi giorni fa dalla Commissione europea sulla possibilità di uno sforamento di bilancio destinato esclusivamente a misure strutturali per la transizione energetica. I due provvedimenti vanno a braccetto e ci danno un segnale molto chiaro: dal punto di vista della Commissione europea è fondamentale muoversi in questa direzione”.
Perché sostiene che questi fondi arrivino in ritardo?
“Lo sblocco di questi 23 miliardi arriva un po’ in ritardo perché non siamo stati capaci di dare continuità soprattutto Fer X”, osserva il presidente del Coordinamento FREE. “Spesso a livello istituzionale non si riesce a dare continuità alle misure e questo rischia di creare continui stop and go. Gli operatori restano in attesa delle nuove regole, cercano di capire cosa succederà e gli investimenti vengono rinviati”.
Secondo Piattelli, il rischio è quello di rallentare la crescita delle rinnovabili proprio nel momento in cui sarebbe necessario accelerare.
“Adesso bisogna dare corso immediatamente ai decreti attuativi che servono per rendere operative queste misure. In particolare è urgente il Fer X definitivo, che può sbloccare una serie importante di investimenti”.
L’Italia dovrebbe limitarsi a raggiungere gli obiettivi del 2030?
“No. Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di accelerare e superare gli obiettivi al 2030, vista la situazione geopolitica attuale, anziché limitarci a raggiungerli”, sostiene Piattelli.
Secondo il presidente del Coordinamento FREE, l’attuale contesto internazionale rende ancora più strategico aumentare rapidamente la produzione nazionale di energia da fonti rinnovabili.
A che punto siamo con fotovoltaico ed eolico?
“Se guardiamo agli obiettivi, siamo un po’ in ritardo ma non lontanissimi con il fotovoltaico. Siamo invece molto in ritardo con l’eolico”, spiega Piattelli.
Una situazione che, secondo il presidente del Coordinamento FREE, dipende soprattutto dalle difficoltà autorizzative che continuano a rallentare numerosi progetti.
Quali sono i principali ostacoli allo sviluppo dell’eolico?
“Ci sono molti progetti bloccati e l’eolico riceve spesso osservazioni o bocciature da parte del Ministero della Cultura”, afferma. “Io ritengo che il Ministero della Cultura debba cambiare approccio al paesaggio rispetto alla necessità della transizione energetica”.
Piattelli entra nel merito del problema.
“Dobbiamo fare i conti con la presenza degli impianti eolici. Diamoci delle regole, ma non può esserci un approccio totalmente soggettivo che valuta negativamente i progetti semplicemente perché hanno un impatto sul paesaggio. Il concetto stesso di impatto sul paesaggio è un concetto molto soggettivo e va rivisto”.
Secondo il presidente del Coordinamento FREE, senza un cambio di approccio si continueranno ad accumulare ritardi.
“Ci troviamo con progetti approvati dal punto di vista tecnico dalla Commissione PNRR che poi vengono bocciati dal Ministero della Cultura e finiscono al Consiglio dei ministri, con perdite di tempo che possono arrivare a durare anni”.
Cosa serve per accelerare le autorizzazioni?
“È indispensabile potenziare la Commissione PNRR”, afferma Piattelli. “Non ha mai raggiunto il numero di membri previsto ed è sempre stata sottodimensionata. Se vogliamo accelerare, dobbiamo aumentarne ulteriormente la capacità operativa per fare in modo che vengano esaminati molti più progetti di quelli processati fino a oggi”.
Perché insiste tanto sull’eolico?
“Perché il nostro piano di sviluppo delle rinnovabili è basato principalmente su eolico e fotovoltaico e le due tecnologie devono essere ben bilanciate”, spiega.
Piattelli sottolinea che uno sviluppo sbilanciato sul fotovoltaico potrebbe creare problemi al sistema energetico.
“Se facciamo meno eolico e molto più fotovoltaico, avremo difficoltà nella produzione durante i periodi invernali e saremo costretti a utilizzare più gas e più sistemi di accumulo. Dobbiamo invece avere il giusto mix tra le due fonti perché si compensano tra inverno ed estate e tra giorno e notte”.
Che ruolo può avere l’eolico offshore?
“È importante che anche l’eolico offshore decolli in Italia”, sostiene Piattelli. “Parliamo sia dell’offshore galleggiante, che può rappresentare una grande opportunità industriale per il Paese e per lo sviluppo del Mediterraneo, sia degli impianti offshore a fondazione fissa”.
Secondo il presidente del Coordinamento FREE, eventuali revisioni dei meccanismi di assegnazione devono essere affrontate rapidamente.
“Se c’è da fare una revisione dei prezzi di aggiudicazione delle aste, la si faccia subito, ma poi bisogna procedere velocemente”.
Che ruolo dovrebbero avere le Regioni?
“Ci dovrebbe essere un cambio di approccio anche da parte delle Regioni”, osserva Piattelli. “Oggi stanno approvando norme che, anziché favorire lo sviluppo delle rinnovabili, tendono quasi sempre a frenarlo, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni”.
Secondo il presidente del Coordinamento FREE, la pianificazione è necessaria, ma deve essere accompagnata da una reale volontà di accelerare.
“Una volta individuate correttamente le aree idonee, bisogna essere capaci di favorire lo sviluppo degli impianti e mettere in campo i piani di accelerazione richiesti dalla Commissione europea”.
Le rinnovabili possono davvero abbassare il costo dell’energia?
“Lo stanno già facendo”, risponde Piattelli. “La Spagna è l’esempio più evidente: oggi registra prezzi dell’energia tra due e tre volte inferiori a quelli italiani e ha raggiunto una quota di rinnovabili pari a circa il 60% della produzione elettrica, mentre l’Italia è attorno al 40%”.
Anche la Germania viene indicata come riferimento.
“Ha prezzi leggermente superiori a quelli spagnoli, ma comunque notevolmente inferiori rispetto a quelli italiani. Gli esempi europei esistono e la strada da seguire è quella”.
Come giudica la strategia del Governo sul nucleare?
“Se vuole un punto di vista sul nucleare, le direi che non è comprensibile il perché di questa scelta”, afferma Piattelli. “La tecnologia che il Governo propone, quella degli SMR e degli AMR, oggi non esiste ancora a livello industriale”.
Secondo il presidente del Coordinamento FREE, si tratta di una strategia che presenta ancora molte incognite.
“Non si conoscono l’affidabilità tecnica e i costi reali di questi impianti. Inoltre gli SMR si basano comunque sulla tecnologia nucleare tradizionale e quindi non risolvono i problemi legati alla produzione delle scorie”.
Piattelli ricorda inoltre che il nucleare sta perdendo peso nel mix energetico mondiale.
“Nel 2000 il nucleare rappresentava circa il 17% della produzione mondiale di elettricità, oggi siamo intorno al 9%. È una tecnologia in decrescita, non in crescita”.
Infine, solleva dubbi sul ruolo che il nucleare potrebbe avere in un sistema dominato dalle rinnovabili.
“Una volta che avremo molte fonti rinnovabili, avremo bisogno soprattutto di impianti flessibili e modulanti. I cicli combinati a gas possono svolgere questa funzione, il nucleare no. Per questo non si capisce ancora quale possa essere il suo ruolo nel mix energetico del futuro”.










