Contrastare il caldo è il problema numero uno

Possiamo contrastare il caldo a Torino? Diciamo Torino come esempio ma il tema riguarda tutte le città. Mentre è in arrivo una nuova ondata a previsti 39 gradi… E' il titolo del nostro dibattito on line e la domanda in parte è retorica, in parte non lo è. Una cosa è certa: dobbiamo provarci perché altrimenti i danni alla salute e alla vita sociale ed economica diventano sempre più pesanti

Caldo estremo, 50 città nel mondo unite per condividere soluzioni Italia sempre più calda 2025 crisi climatica Contrastare il caldo è il problema numero uno

Possiamo contrastare il caldo a Torino? Diciamo Torino come esempio ma il tema riguarda tutte le città. Mentre è in arrivo una nuova ondata a previsti 39 gradi… E’ il titolo del nostro dibattito on line di lunedì 27 luglio e la domanda in parte è retorica, in parte non lo è. Una cosa è certa: dobbiamo provarci perché altrimenti i danni alla salute e alla vita sociale ed economica diventano sempre più pesanti. (Si è tanto parlato di un tragico episodio a Bologna di escandescenze e pessimo intervento poliziesco ma forse i 37 gradi che c’erano in quel momento hanno avuto un peso e nessuno lo ha detto) Ormai le giornate in bollino rosso o arancione sono decine.

Al di là dello sciopero dei rider non mi pare che in questi giorni siano stati messi in evidenza i problemi delle ordinanze non applicate per sospendere il lavoro col caldo. Solo la Cgil ha fatto una conferenza stampa. Il problema è duplice: la sofferenza se si lavora, il danno economico se non si lavora. Si è parlato un po’ dei black out che fanno saltare tutto, tra l’altro e non solo i condizionatori. Iren è stata rimproverata, ma i black out non sono stati solo a Torino.

All’assemblea sul caldo promossa all’Università, il professor Angelo Tartaglia ha rilanciato il tema delle comunità energetiche e dell’utilizzazione dei pannelli fotovoltaici ma in circuiti autogestiti, senza passare dalla rete, senza sovraccaricarla. Basta guardarsi intorno per vedere come siamo ancora indietro. Quanti tetti potrebbero avere i pannelli anche senza alterare il paesaggio. Alla stessa assemblea si è molto parlato del verde, della difesa degli alberi. E qui ci avviciniamo al tema che affrontiamo con l’assessore Tresso, al Verde appunto.

La ricetta di moltiplicare il verde, e di deasfaltare il più possibile le superfici asfaltate è ben presente nel piano di Resilienza Climatica della città di Torino. Ma quanto si riesce a realizzarlo? Dove e come? Un altro professore promotore dell’ assemblea all’ Università, Dario Padovan, mi ha detto “perché non togliamo l’asfalto dai controviali?”. E’ una idea provocatoria, forse non realizzabile dal punto di vista della mobilità. Ma non c’è dubbio che senza ridurre il numero e la presenza delle auto raffrescare una città diventa impossibile. A meno che non si pensi di passare la vita dentro le auto col condizionatore acceso. Almeno che siano elettriche… Le auto prima ancora che elettriche dovrebbero smetterla di essere scure. Avete provato a toccare un’ auto nera e poi un’auto bianca sotto il pieno sole estivo?

Tornando agli alberi, per fortuna in città non bruciano come nei boschi. Ma c’è un altro problema: le tempeste. Col cambio climatico sempre più spesso ci sono temporali devastanti che li buttano giù. Insomma molte soluzioni sono state studiate nei piani di resilienza ma come quando attuarle, con che risorse, è tutto da discutere.

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