Riscaldamento domestico, dal 15 ottobre si accendono i termosifoni in Zona E

Le date di accensione degli impianti tornano al centro dell'attenzione insieme al tema dei costi energetici. Un sondaggio Ipsos Doxa per Ariston rileva che il 95% degli intervistati è preoccupato per il caro energia e il 72% valuterebbe il passaggio a una pompa di calore o a un sistema ibrido per risparmiare nel lungo periodo. Ma resta un ostacolo: il 55% non conosce il Conto Termico 3.0

Roma accensione riscaldamenti 15 novembre efficienza termica Riscaldamento domestico, dal 15 ottobre si accendono i termosifoni in Zona E

Dal 15 ottobre 2026 inizia il periodo di accensione dei riscaldamenti per i territori italiani compresi nella Zona climatica E, dove gli impianti possono funzionare fino a 14 ore al giorno. Il calendario proseguirà il 1° novembre per la Zona D, il 15 novembre per la Zona C e il 1° dicembre per la Zona B. Le amministrazioni comunali possono comunque modificare le date in presenza di condizioni meteorologiche eccezionali.

Le zone climatiche italiane sono state definite con un decreto del 1993 e, secondo il testo diffuso da Ariston, non sono state successivamente aggiornate. Il ritorno alla stagione del riscaldamento riporta così al centro due questioni collegate: la povertà energetica e la necessità di ridurre i consumi domestici attraverso l’elettrificazione, con l’obiettivo di contenere le bollette e le emissioni.

Caro energia, cresce l’interesse per le pompe di calore

La spesa per l’energia continua a preoccupare le famiglie. Secondo un sondaggio Ipsos Doxa commissionato da Ariston, il 95% degli intervistati si dichiara preoccupato per l’aumento dei costi energetici. Il testo collega questa preoccupazione anche alle tensioni geopolitiche e alla guerra in Iran, che incidono sui mercati, sulle infrastrutture energetiche e sulle rotte marittime strategiche per gli approvvigionamenti di gas e petrolio.

In questo scenario, l’elettrificazione dei consumi domestici viene indicata come una possibile strada per ridurre la dipendenza dal gas e dalle oscillazioni dei prezzi legate ai mercati internazionali.

La ricerca rileva che il 72% degli italiani intervistati sarebbe disposto a sostituire una caldaia tradizionale con una pompa di calore o un sistema ibrido, a condizione di ottenere risparmi nel lungo periodo.

Incentivi fiscali, il problema della scarsa conoscenza

Il passaggio a tecnologie più efficienti comporta però costi iniziali che possono rappresentare un ostacolo per le famiglie. Per questo gli incentivi pubblici possono avere un ruolo importante nel favorire la sostituzione degli impianti.

Secondo il sondaggio Ipsos Doxa per Ariston, per l’86% degli intervistati gli incentivi fiscali sono utili o decisivi per poter passare a una pompa di calore. Eppure, la conoscenza delle misure disponibili resta limitata: il 55% del campione dichiara di non conoscere il Conto Termico 3.0.

Il dato evidenzia, secondo il testo, la necessità di accompagnare gli strumenti economici con una comunicazione più efficace, che aiuti cittadini e famiglie a comprendere le opportunità disponibili e a valutare le alternative agli impianti tradizionali.

Efficienza energetica e transizione: il ruolo di istituzioni e imprese

La riapertura della stagione del riscaldamento rappresenta quindi anche un’occasione per discutere di efficienza energetica degli edifici, accessibilità delle tecnologie e riduzione dei consumi. Il passaggio a sistemi più efficienti può contribuire a diminuire l’esposizione delle famiglie alle variazioni dei prezzi dei combustibili, ma richiede informazioni comprensibili e strumenti di sostegno adeguati.

Per Ariston, la transizione deve coinvolgere istituzioni, imprese e cittadini, con una collaborazione capace di rendere più accessibili i benefici delle nuove tecnologie lungo tutta la filiera. La sfida è coniugare la riduzione delle emissioni con il contenimento della spesa energetica, evitando che i costi iniziali delle soluzioni più efficienti diventino un ulteriore ostacolo per le famiglie in condizioni di vulnerabilità.

Articolo precedenteTorino, da Smat 350 milioni entro 2030: 100 per potabilizzatore del Po