Il cantiere di Santa Palomba, destinato alla realizzazione dell’inceneritore di Roma, torna al centro delle contestazioni del Comitato No Inceneritore a Santa Palomba, che denuncia presunte anomalie nelle attività svolte nell’area e nella gestione delle informazioni ambientali. In un post pubblicato domenica 18 ottobre 2026, il Comitato riferisce che i lavori sarebbero proseguiti fin dalle prime ore del mattino e chiede l’intervento della Procura di Roma.
Le contestazioni riguardano, in particolare, le modalità operative del cantiere, la documentazione delle attività e le informazioni relative alla presenza di amianto. Si tratta di rilievi formulati dal Comitato, che sollecita ulteriori verifiche da parte delle autorità competenti.
Le contestazioni sulle attività nel cantiere
Nel suo intervento, il Comitato richiama l’attenzione su un furgone a noleggio del marchio Sixt, che a suo giudizio avrebbe ostacolato la possibilità di documentare le operazioni di riempimento delle big bag, i grandi sacchi utilizzati per contenere materiali.
Il gruppo ipotizza che le attività siano state affidate a un’impresa che avrebbe presentato un’offerta particolarmente economica e collega questa possibilità alle modalità di lavoro che afferma di aver documentato nel corso dell’ultimo mese. Nel post, tuttavia, non vengono forniti elementi che consentano di verificare l’identità dell’impresa o le condizioni dell’eventuale affidamento.
Amianto e richieste di informazioni ambientali
Un altro punto riguarda Arpa Lazio, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Il Comitato critica quella che considera una mancata conoscenza di alcuni aspetti della situazione nel cantiere e inserisce la questione tra le anomalie che, a suo avviso, richiedono chiarimenti.
Le contestazioni si estendono al Comune di Roma, in relazione alla risposta fornita a una richiesta di accesso agli atti riguardante il cemento-amianto. Secondo il Comitato, il riscontro confermerebbe la presenza di amianto, ma non chiarirebbe adeguatamente la questione delle quantità e delle centinaia di tonnellate che, secondo il gruppo, non sarebbero state menzionate nella documentazione ricevuta.
Il Comitato ipotizza quindi due possibili spiegazioni: una conoscenza delle informazioni non resa esplicita oppure una carenza di conoscenze che giudica grave. Si tratta di valutazioni espresse dal gruppo, che chiede maggiore trasparenza sulla gestione del cantiere e sulle informazioni relative ai materiali presenti.
L’appello alla Procura e le prossime iniziative
Il Comitato chiede alla Procura di Roma di intervenire per fare chiarezza sulle presunte irregolarità e sulle questioni sollevate in merito alla gestione ambientale del cantiere. Nel post, il gruppo definisce la situazione un “cantiere dell’impunità” e invita attivisti e sostenitori a seguire la propria pagina per restare aggiornati sulle prossime iniziative.
Le accuse e le ipotesi contenute nella denuncia pubblica non costituiscono, da sole, una verifica delle eventuali violazioni. Per accertare le circostanze contestate saranno necessari riscontri documentali e gli eventuali approfondimenti degli enti competenti.



