Sciopero clima Torino: in migliaia contro una politica “orgogliosamente negazionista”

La manifestazione di venerdì 16 ottobre ha visto una partecipazione soprattutto studentesca: uno sciopero che mette in luce le contraddizioni della crisi climatica in atto, considerata una "gigantesca ingiustizia nei confronti delle future generazioni". Nella serata si riuniranno i lavoratori e le lavoratrici; purtroppo spesso non in grado di scioperare al mattino, in piazza Palazzo di Città alle 18

Sciopero clima Torino: in migliaia contro una politica "orgogliosamente negazionista"

“Dopo gli eventi di questa estate non possiamo ignorare le conseguenze che ha la crisi climatica, soprattutto sulle fasce di popolazione piú deboli. Prima sulle Alpi e poi in Sicilia, abbiamo assistito a vere e proprie catastrofi che ci mostrano ancora una volta che la crisi climatica è il sintomo, la malattia sono i comportamenti antropici.” Così Pietro, attivista di Fridays For Future Torino, dopo o sciopero per il clima del 16 ottobre che ha visto sfilare in corteo migliaia di persone.

Presenti altri movimenti di lotta sociale ed ecologista: ToXGaza, Global Sumud Flotilla, Extinction Rebellion, Legambiente, CGIL, Reti di comunità energetiche, Collettivi studenteschi e universitari. “Quando la classe politica mette a rischio la vita dell’umanità, scendere in piazza diventa l’unica via possibile” aggiunge Simona, un’altra attivista di Fridays.

La manifestazione è partita da Palazzo Nuovo alle 9:30, per proseguire in corso San Maurizio e raggiungere via Rossini, passando davanti alla Rai, diventata ormai burattino del governo Meloni. Dopodiché, passando per via Po, si è giunti in Piazza Castello per proseguire in via Pietro Micca, fino a piazza Solferino, e corso Re Umberto. Poi, si è passati da corso Matteotti dove si è parlato di ENI e dell’industria fossile. In corso Bolzano ci si è uniti al corteo studentesco, per poi finire in piazza Castello.

Tutti in piazza con un obiettivo comune: “mandare un messaggio ai governi, che continuano ad investire nell’industria fossile e in armi, incentivando conflitti bellici e inasprendo una crisi sia climatica sia geopolitica, a livello globale; il tutto cercando di spostare l’attenzione sulla sicurezza, in modo da poter agire in maniera oppressiva nei confronti di chi si oppone a questo paradigma”.

“Il percorso era stato comunicato da oltre un mese, eppure la questura due giorni prima dello sciopero ha comunicato che se non si fosse modificato il percorso avrebbero provveduto tramite una prescrizione. A Torino si è visto un incremento delle forze dell’ordine in numero e in comportamenti violenti, resi possibile anche grazie ai nuovi decreti sicurezza del Governo Meloni che rendono sempre più difficile la manifestazione del dissenso collettiva”.

“Insomma, in Italia paghiamo già gli effetti della crisi climatica: dalle trombe d’aria in Sicilia che travolgono le scuole, ma anche dalle stesse città come Torino che d’estate si trasformano in isole di calore.  Il prezzo che paghiamo è in termini di vite umane, come descrive lo striscione di testa, che recitava questo clima non è vita, 35.000 morti per il vostro silenzio, ricordando i morti per il caldo in Europa per l’estate 2026 e il silenzio assordante delle istituzioni”. 

La mobilitazione prosegue anche nel pomeriggio, con un presidio alle 18.00 in piazza Palazzo di Città. Le manifestazioni si sono moltiplicate in tutta Italia: oltre 25 città scendono in piazza per il clima. 

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