
La scarsità d’acqua in Lombardia non riguarda più soltanto i grandi laghi, ma anche i bacini idroelettrici. È quanto evidenzia Legambiente Lombardia, che segnala come, a eccezione del lago di Garda, gran parte delle riserve idriche ancora disponibili sia immagazzinata negli invasi montani destinati alla produzione di energia, anch’essi però ai livelli più bassi degli ultimi vent’anni.
Secondo l’associazione, la progressiva riduzione delle scorte rischia di mettere in competizione due settori strategici che dipendono dalla stessa risorsa: da un lato l’agricoltura, che necessita di acqua per l’irrigazione durante la stagione estiva, dall’altro il comparto idroelettrico, chiamato a garantire la produzione di energia.
Una risorsa sempre più contesa
Legambiente osserva che l’eventuale rilascio dell’acqua accumulata nei bacini per sostenere le esigenze irrigue potrebbe compromettere la disponibilità delle riserve in vista dell’inverno, aumentando la dipendenza della Lombardia dalle importazioni di elettricità e gas. Al contrario, trattenere l’acqua negli invasi potrebbe aggravare le difficoltà del settore agricolo in una stagione caratterizzata da temperature elevate e precipitazioni insufficienti.
L’associazione sottolinea inoltre che l’attuale disponibilità d’acqua è sostenuta soprattutto dalla fusione dei ghiacciai alpini, una risorsa destinata a ridursi progressivamente con l’avanzare della crisi climatica.
La richiesta di accelerare l’adattamento
Nel comunicato, Legambiente Lombardia sostiene che la situazione conferma l’urgenza di rafforzare le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. Tra le priorità indicate figurano la riduzione dei consumi energetici, l’aumento della produzione da fonti rinnovabili e una trasformazione dell’agricoltura verso modelli meno idroesigenti, così da limitare la pressione sulle risorse idriche e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.









