Sicilia, ok al nuovo piano rifiuti con due inceneritori. Legambiente: “Una truffa e un grave danno”

Com'è noto, i due impianti di incenerimento sono fortemente contestati da ambientalisti e diversi addetti ai lavori, che avrebbero voluto un piano rifiuti più improntato al riciclo che non allo smaltimento. "Non ci sarà alcun passo avanti, né grande, né piccolo nel realizzare due inceneritori nella nostra regione - dice Legambiente Sicilia - Purtroppo, si tratta di una scelta sbagliata tecnologicamente e ambientalmente che pagheranno caro tutti i cittadini siciliani. Gli inceneritori, come le discariche, sono il grande buco nero in cui, oltre a bruciare i rifiuti, andranno definitivamente 'in fumo' anche gli obiettivi di riciclo previsti dall’economia circolare e di decarbonizzazione"

Integrare e adeguare la rete impiantistica esistente, consentire il recupero energetico, la riduzione dei movimenti dei rifiuti e una maggiore protezione dell’ambiente, anche attraverso la realizzazione di due inceneritori. Sono questi i punti principali contenuti nel nuovo Piano regionale rifiuti della Sicilia, approvato dalla giunta Schifani giovedì 21 marzo.

Gli inceneritori, a realizzazione pubblica, sono la grande novità del Piano e saranno costruiti in aree idonee delle due maggiori città metropolitane, Palermo e Catania. Una scelta che, secondo il governo regionale, tiene conto di fattori geografici, per essere al servizio delle due macro-aree della Sicilia occidentale e orientale con la relativa viabilità, e per la presenza di impianti esistenti o di prossima realizzazione.
   
“Il provvedimento adottato oggi in giunta – afferma il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani – è il segnale tangibile dell’accelerazione che il mio governo intende dare alla soluzione del problema dei rifiuti. Un mese fa sono stato nominato commissario straordinario con decreto del presidente del Consiglio dei ministri e subito mi sono messo al lavoro su questo fronte. I due termovalorizzatori, che avranno un costo presuntivo di 800 milioni di euro, saranno impianti costruiti con risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021/2027 e la gestione verrà affidata a operatori di mercato selezionati con procedura ad evidenza pubblica. Questo significa che l’investimento a carico degli utenti e il suo ammortamento è nullo. Nello stesso tempo, garantiranno risparmi nello smaltimento dei rifiuti a carico dei Comuni e una produzione di energia che comporterà ricavi: tutto ciò si tradurrà concretamente nella riduzione della Tari per i cittadini”.

Il parere di Legambiente

Com’è noto, i due impianti di incenerimento sono fortemente contestati da ambientalisti e diversi addetti ai lavori, che avrebbero voluto un piano rifiuti più improntato al riciclo che non allo smaltimento. “Non ci sarà alcun passo avanti, né grande, né piccolo nel realizzare due inceneritori nella nostra regione – dice Legambiente Sicilia – Purtroppo, si tratta di una scelta sbagliata tecnologicamente e ambientalmente che pagheranno caro tutti i cittadini siciliani. Gli inceneritori, come le discariche, sono il grande buco nero in cui, oltre a bruciare i rifiuti, andranno definitivamente ‘in fumo’ anche gli obiettivi di riciclo previsti dall’economia circolare e di decarbonizzazione per contrastare i cambiamenti climatici”.

Secondo i calcoli di Legambiente, ogni tonnellata di rifiuti bruciata contribuirà ad emettere circa una tonnellata di CO2. E per questo, “gli inceneritori dal 2028 saranno tassati per la produzione di emissioni di gas climalteranti. Una tassa che oggi è quasi 80 euro per ogni tonnellata di CO2 prodotta, ma che sarà destinata a raddoppiare, con buona pace di chi oggi vuole ingannare i siciliani facendo loro credere che con gli inceneritori si abbasserà la tassa sui rifiuti. Nessun risparmio, nessun vantaggio per i siciliani, ma solo una grande truffa e un grande danno ambientale”.

Legambiente sostiene che per “uscire dalla criticità della gestione del ciclo dei rifiuti, bisogna intraprendere davvero la strada dell’economia circolare, potenziando e migliorando la raccolta differenziata, a partire dalla gestione del servizio di raccolta delle città più grandi: Palermo e Catania, responsabili della produzione di quasi la metà dei rifiuti che vengono conferiti in discarica. Per questo, occorre introdurre la raccolta domiciliare monomateriale, implementare il sistema con centri comunali di raccolta e centri del riuso e introdurre la tariffa puntuale per premiare i cittadini che producono meno rifiuti”.

Inoltre, dice l’associazione, “è necessario realizzare gli impianti veramente utili: impianti di biodigestione anaerobica per trattare l’organico e produrre compost e biogas, impianti per la selezione e valorizzazione dei rifiuti secchi differenziabili e dei RAEE, per il riciclo dei pannolini e tessuti, per i pneumatici fuori uso, per gli oli vegetali esausti, per il legno“. Per questi, chiude Legambiente, “non c’è la stessa accelerazione che si sta vedendo per gli inceneritori, anzi, al contrario, si continuano a porre ostacoli e ritardi che, già nel passato, hanno fatto perdere centinaia di milioni di euro dei fondi del FESR 2014-2021 e che ora mettono a serio rischio i finanziamenti del PNRR per oltre 300 milioni di euro per la realizzazione di quegli impianti e infrastrutture a servizio dell’economia circolare”.