Spesa alimentare, per 7 italiani su 10 sostenibilità del packaging influenza l’acquisto

Tra gli scaffali o nel delivery, sostenibilità del prodotto e tipologia di imballaggio (materiale/riciclabilità) orientano le scelte di più del 70% delle persone. Italiani virtuosi nella raccolta differenziata ma il 72% ammette di ricorrere all'indifferenziato quando ha dubbi o fretta. E i giovani si scoprono l’anello debole del riciclo. È quanto emerge dall'indagine “Stili di vita in trasformazione: gli italiani tra cibo, packaging e sostenibilità”, condotta da Ipsos Doxa per Comieco e presentata oggi a Parma in occasione dell’apertura della Paper Week 2026

packaging

Nel carrello della spesa degli italiani entra un nuovo elemento: il packaging. La tipologia dei contenitori influenza le scelte alimentari di chi fa la spesa o ordina cibo da asporto/delivery e cibi pronti: a dirlo è l’indagine “Stili di vita in trasformazione: gli italiani tra cibo, packaging e sostenibilità”, condotta da Ipsos Doxa per Comieco e presentata oggi a Parma in occasione dell’apertura della Paper Week 2026.

“Stiamo osservando un cambiamento culturale nel rapporto tra italiani e cibo – spiega Alberta Della Bella, Senior Researcher Ipsos Doxa Public Affairs -. La tradizione non è in discussione e la cucina domestica resta centrale, ma si è arricchita di nuove abitudini e, soprattutto, di nuove attenzioni. L’imballaggio è uscito dall’invisibilità: è diventato criterio di scelta, veicolo di valori, strumento di fiducia. I consumatori premiano la sostenibilità percepita e la comunicazione chiara. La differenziata resta un pilastro del senso civico italiano, stabile da un decennio. È un contesto favorevole per chi innova con responsabilità e trasparenza”.

La cucina si allarga e il packaging acquista importanza

Il 98% degli italiani prepara ancora pasti in casa e per l’83% è pratica quotidiana. Ma il modello si è fatto ibrido. Un italiano su due (49%) utilizza oggi il delivery, quota che tra i giovani di 18-30 anni sale al 73%. Il take-away coinvolge il 63% della popolazione, il consumo on-the-go il 48%. La “triade della convenienza”, composta dal cibo pronto da supermercato, il take-away e il delivery, si è stabilmente insediata nelle abitudini degli italiani, senza scalzare la tradizione ma affiancandosi ad essa.

Indipendentemente dalla routine quotidiana, l’imballaggio, a lungo invisibile nelle decisioni del consumatore, è diventato un criterio di scelta consolidato: sia chiaro, qualità e prezzo degli alimenti rimangono ancora i fattori determinanti per orientare le scelte di 9 italiani su 10 ma la sostenibilità del prodotto influenza il 77% degli italiani, la praticità dell’imballaggio (richiudibilità e porzionatura) il 75%, la tipologia di materiale il 72%. Carta e cartone, tra i più diffusi nel settore alimentare sono apprezzati per la riciclabilità (48%), la sostenibilità (37%) e la leggerezza (29%).

Un dato racconta meglio di altri quanto il packaging abbia cambiato ruolo: il 96% degli italiani legge le istruzioni di conferimento sull’imballaggio e l’etichetta è diventata la prima fonte informativa su come fare la raccolta differenziata (32%), prima di Google (24%) e del sito del Comune (24%). Sul fronte dei messaggi emerge un bisogno di essenzialità: il più efficace è “100% riciclabile”, mentre le certificazioni tecniche o i claim come “carbon neutral” non convincono del tutto. Insomma, la confezione è diventata il primo punto di contatto tra produttore e consumatore sul tema della sostenibilità.

Cibo e packaging si confermano due filiere strategiche del Made in Italy e della transizione ecologica, storicamente intrecciate e oggi sempre più connesse attraverso i comportamenti quotidiani dei consumatori. L’industria alimentare e delle bevande rappresenta il 15,5% del fatturato della manifattura europea ed è il primo settore manifatturiero dell’Unione: utilizza circa i due terzi degli imballaggi prodotti e immessi al consumo in Italia.

“Non è un caso – commenta Roberto Di Molfetta, girettore generale Comieco – che la Strategia nazionale per l’Economia circolare annoveri gli imballaggi e la filiera alimentare tra le catene di valore strategiche per la transizione ecologica. Si tratta di due settori che concentrano elevati flussi di materiali e per i quali si rendono particolarmente importanti misure volte a favorire l’uso efficiente delle risorse, la minimizzazione dei rifiuti e la riduzione delle emissioni. Di qui l’importanza di agire sulla leva della prevenzione e l’ecodesign degli imballaggi per favorirne la riciclabilità. Ciò passa da una efficace informazione dei consumatori per metterli nelle condizioni di gestire correttamente il fine vita del packaging per consolidare il 90% di riciclo degli imballaggi cellulosici raggiunto dal nostro Paese attraverso la raccolta differenziata”.

Raccolta differenziata: virtuosi nelle intenzioni, pragmatici nei fatti

Il 74% degli intervistati si assegna un voto alto (8-10) sul proprio modo di fare la differenziata ma solo il 20% promuove gli italiani nel complesso. I comportamenti virtuosi sono diffusi ma emergono le confessioni: l’88% ammette di ricorrere all’indifferenziato almeno qualche volta quando ha dubbi sul materiale, una quota che tra i 18-30enni sale al 94%. Di questi, il 72% lo fa per fretta o comodità, mentre la cifra sale all’85% tra i giovani.

Solo il 4% degli italiani non ha mai dubbi, mentre il 59% li ha almeno qualche volta. I dubbi più frequenti sugli imballaggi in carta e cartone riguardano quelli sporchi di cibo (24%) e quelli composti da più materiali (il 22%). Le regole in realtà sono semplici: la carta sporca, purché senza residui di cibo, può essere conferita con la carta, così come gli imballaggi compositi a prevalenza carta (es. cartoni per bevande e altri alimenti), salvo diverse disposizioni del comune.

Era presente alla Paper Week anche Giorgio Salvitti, senatore di Fratelli d’Italia e consigliere del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. “Sulle confezioni di cibo, sotto l’etichetta ‘fatto in Italia’, l’associazione automatica è qualità – dice Salvitti -. Siamo passati, ad esempio, dalla pasta venduta a peso e conservata nei barattoli di vetro ai classici pacchi che devono rispondere a due esigenze: conservare al meglio i prodotti per mantenere inalterata l’eccellenza e il gusto e inquinare il meno possibile. Manterremo alta l’attenzione sul nuovo regolamento imballaggi Ue, che entrerà in vigore ad agosto, vigilando, come fatto per altri dossier, affinché queste nuove regole non si trasformino in un ostacolo produttivo”.

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