Nuovo stop dal Tar alla discarica di Magliano Romano, Capitale sempre più in crisi

Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dall’associazione “Monti Sabatini No discarica Magliano Romano” sulla riclassificazione dell’impianto che dovrebbe accogliere 800 mila metri cubi di rifiuti solidi urbani, come tassello fondamentale per aiutare Roma a risolvere la sua cronica crisi. Secondo i giudici, questo cambiamento ne farebbe un nuovo impianto a tutti gli effetti e nella richiesta la Via è stata definita in base a dati non aggiornati

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La procedura di riclassificazione della discarica di Magliano Romano per la gestione dei rifiuti prevenienti dalla Capitale incassa un nuovo stop dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Con la sentenza numero 03532 del 2022, il Tar ha accolto il ricorso presentato dall’associazione “Monti Sabatini No discarica Magliano Romano” riconoscendo la bontà delle motivazioni avanzate dagli ambientalisti e di fatto rallentando di fatto la procedura.

Ad oggi l’impianto accoglie già scarti inerti di lavorazione edile ma nella richiesta di riclassificazione della società Idea4 – che fa capo ad Acea – dovrebbe essere destinato ad accogliere 800 mila metri cubi di rifiuti solidi urbani. Un tassello importante nel piano complessivo di gestione rifiuti di Roma ma che, da quanto scrivono i giudici, non può essere considerato “come variante di una discarica di inerti già esistente” ma “un nuovo impianto a tutti gli effetti” se si prende in considerazione “la quantità e la qualità” degli scarti che vi saranno conferiti. 

Come si legge in una comunicazione ufficiale dell’associazione “Monti Sabatini No discarica Magliano Romano”, le motivazioni accolte dal Tar del Lazio erano già state espresse dagli stessi ambientalisti durante le Conferenze dei Servizi riguardanti la procedura di riclassificazione che si trascina del lontano 2014.

“Il TAR ha accolto le nostre istanze per quanto concerne la carente consultazione del pubblico in fase di VIA, – spiegano gli ambientalisti in un lungo post su facebook – la mancata Valutazione di Incidenza per i siti della rete europea dei parchi (siti Natura 2000), la mancanza nella VIA di un chiaro ed inequivocabile quadro della situazione idrogeologica del sito, visto che i dati prodotti dalla società risalgono al 2012, il fatto che gli uffici regionali hanno omesso di tener conto delle misure di salvaguardia conseguenti all’adozione del Piano di assetto del Parco regionale di Veio con le relative aree contigue, che i medesimi uffici avrebbero dovuto trarre conseguenza l’esistenza del vincolo paesaggistico per la presenza di boschi, per la mancanza di valutazioni approfondite sulla barriera geologica naturale”.

La sentenza del Tar, infatti, specifica che la valutazione di Via deve attestare la compatibilità di un’opera con l’ambiente circostante e nel caso della discarica di Magliano Romano è da ritenersi inattendibile dal momento che è stata sviluppata prendendo in esame un parere sui rischi ambientali legati alla falda acquifera redatto ben sedici anni prima e, invece, non ha preso in considerazione i più aggiornati dati elaborati dall’Arpa su richiesta dei comuni limitrofi che si oppongono alla conversione dell’impianto. Sulla base di questi elementi, registrando una “errata e/o omessa valutazione dei rischi sotto plurimi profili” i giudici della quinta sezione hanno accolto il ricorso e condannato la Regione Lazio al pagamento delle spese legali per 4 mila euro.

Secondo il Tar del Lazio, inoltre, anche se si trattasse di una riclassificazione, il piano regionale dei rifiuti “ha espressamente escluso, non solo per gli impianti esistenti ma anche per le modifiche sostanziali e non sostanziali degli stessi, l’operatività dei fattori escludenti”. Questo significa che, anche in caso di riclassificazione, va tenuto conto di “distanza dal più vicino centro abitato e vicinanza a edifici sensibili”, che non deve essere minore a 800 metri in linea d’aria. Un fattore che, nel caso del sito di Magliano Romano, è presente vista la vicinanza non soltanto delle case ma anche di una scuola.

“È un risultato eccellente, – commenta l’associazione – che però non deve in alcun modo essere interpretato dalla cittadinanza come l’elemento che decreta la fine di questa annosa faccenda. Dal canto nostro continuiamo questa sacrosanta lotta, anche in Europa. Lo scorso 8 settembre, infatti, la Presidente della Commissione Petizioni Europea (PETI) Dolors Montserrat ha inviato al Ministro della Transizione Ecologica Cingolani una lettera a seguito della nostra petizione inoltrata a gennaio e presentata da noi stessi il 13 luglio in sede europea. Nella lettera si possono leggere i punti salienti da noi sollevati, che evidentemente sono stati considerati come convincenti dai nostri interlocutori; in essa, infatti, si fa riferimento alla normativa europea riguardante i rifiuti, la tutela delle specie e degli habitat, la Valutazione di Impatto Ambientale VIA, la Valutazione Ambientale Strategica VAS del Piano Regionale dei Rifiuti, e di tanto altro ancora. Il Ministro ha tempo 3 mesi per rispondere, ma con una sentenza del TAR di questa portata, siamo certi che gli sviluppi potranno essere a noi favorevoli. Infine, non escludiamo altre azioni”.

Alla bocciatura della discarica di Magliano Romano si aggiunge anche quella per una discarica vicino Villa Adriana, sito Unesco di Tivoli, in un terreno in località Porta Neola. È stato infatti respinto il ricorso della società Daf S.r.L. in quanto giudicato “infondato” che chiedeva di annullare la nota del 22 gennaio 2021, della Regione Lazio-Direzione Regionale Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti, con oggetto ”Conclusione della conferenza dei servizi per il rinnovo del Decreto 20/2008 – società D.A.F. srl”. La richiesta avanzata dalla Daf a febbraio 2018 era di rinnovo per la concessione a scaricare rifiuti inerti, terre e rocce da scavo provenienti dai lavori per la Metro C. Secondo la sentenza si sarebbe trattato di una discarica del tutto nuova, in quanto quella precedentemente autorizzata dai decreti commissariali era infatti destinata unicamente ai rifiuti inerti provenienti dai lavori di realizzazione della Linea B1 della metropolitana di Roma.