Termovalorizzatore Genova, protesta fuori e dentro il Comune

Manifestazione contro la realizzazione del termovalorizzatore a Genova: alcuni cittadini si sono presentati di fronte a Palazzo Tursi con striscioni e cartelli, poi esposti in Aula rossa durante la seduta del Consiglio comunale. La rete genovese: "Accogliamo con soddisfazione la scelta fatta da Amiu di non partecipare al bando per la realizzazione di un inceneritore in Liguria. Rimaniamo fermamente contrari all'inceneritore come metodo di chiusura del ciclo dei rifiuti: le risorse investite in impianti di combustione sono sottratte all'economia circolare"

termovalorizzatore Genova

Diversi cittadini si sono presentati di fronte a Palazzo Tursi, sede del Comune, per protestare contro la realizzazione del termovalorizzatore a Genova. Un’azione che arriva il giorno dopo dello scontro Comune-Regione avvenuto in seguito alla proroga al 20 luglio per il bando di Arlir, agenzia regionale per i rifiuti, per la realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo.

La rete ha esposto diversi cartelli sia fuori che dentro, durante la seduta del Consiglio comunale in Aula rossa in cui si è discusso della partecipazione di Amiu al bando regionale per la progettazione e la gestione dell’impianto. “Accogliamo con soddisfazione la scelta fatta da Amiu di non partecipare al bando per la realizzazione di un inceneritore in Liguria – si legge in una nota della rete dei cittadini -. Si tratta di una decisione che premia mesi di lavoro collettivo, di pressione istituzionale e di presenza nei territori”.

Per la rete, però, non si tratta di un punto di arrivo ma dell’inizio di una fase nuova: “Serve una raccolta differenziata davvero virtuosa, con obiettivi ambiziosi. Ma anche strutture adeguate e campagne capillari di sensibilizzazione, unite a un modello industriale di economia circolare capace di rendere Amiu un’azienda solida, efficiente e produttiva, all’altezza delle sfide ambientali del nostro tempo”.

I cittadini ribadiscono il loro no all’incenerimento come modello di chiusura del ciclo dei rifiuti in tutta la Regione. “L’inceneritore – si legge – non è una soluzione moderna: è una scelta che mette a rischio la salute dei cittadini e dell’ecosistema ligure e che rischia di bloccare per decenni la transizione verso un sistema fondato su prevenzione, riuso e riciclo. Le risorse investite in impianti di combustione sono sottratte all’economia circolare, al compostaggio di qualità, alla raccolta porta a porta e alle filiere del riutilizzo”.

A tal proposito, la rete spinge per accelerare i tempi per la realizzazione del Tmb di Scarpino, già approvato dal Comune di Genova ma ancora non operativo: “Ogni ulteriore ritardo è inaccettabile: l’impianto di trattamento meccanico-biologico rappresenta una risposta concreta, efficace e coerente con gli obiettivi europei in materia di gestione dei rifiuti, e la sua entrata in funzione non può essere rimandata ulteriormente”.

L’obiettivo della rete: nessun termovalorizzatore né a Genova né in Liguria

La nota continua con un monito chiaro: “La Regione Liguria deve abbandonare definitivamente ogni disegno volto alla realizzazione di un inceneritore nel nostro territorio. Siamo pronti a continuare questa battaglia con la stessa determinazione e la stessa unità che ci ha fin qui contraddistinto. Non molleremo. Qualunque tentativo di riproporre l’inceneritore troverà una resistenza ancora più forte, organizzata e radicata nei territori”.

La rete conclude sottolineando la forza delle persone coinvolte. “La convergenza tra cittadini, comitati, associazioni e forze politiche nelle istituzioni – sottolinea la nota – dimostra che una mobilitazione larga, coerente e radicata nel territorio può produrre risultati concreti quando l’obiettivo è il bene comune. Continueremo a vigilare affinché questa direzione sia mantenuta e rafforzata, opponendoci a qualsiasi tentativo di riproporre soluzioni superate che scaricano sull’ambiente e sulla salute pubblica il costo di una gestione dei rifiuti non all’altezza delle sfide del presente”.

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