In occasione del suo 60esimo anniversario, il 16 maggio, Wwf Italia ha lanciato “Ambiente Bene Comune”, un percorso nazionale che segna l’avvio di una stagione di confronto per l’ambientalismo italiano con l’obiettivo di renderlo più aperto, inclusivo e capace di rispondere ai profondi cambiamenti della società contemporanea. Il percorso si svolgerà su tutto il territorio nazionale e si svilupperà come un’iniziativa biennale (2026–2027), con l’obiettivo di generare un impatto duraturo nel dibattito pubblico e nelle politiche del Paese.
Negli ultimi decenni, l’ambientalismo ha contribuito in modo determinante a trasformare cultura, politiche pubbliche e coscienza civile del Paese. Oggi, però, il rapporto tra cittadini e ambiente attraversa una fase complessa e inedita, in cui le grandi trasformazioni economiche, sociali e geopolitiche ridefiniscono priorità e percezioni, rendendo la transizione ecologica spesso un terreno segnato da incertezze e tensioni.
In questo contesto, Ambiente Bene Comune nasce per ricostruire fiducia tra persone e ambiente e rinnovare profondamente il modo di fare ambientalismo, promuovendo un approccio capace di connettere dimensione sociale, economica e ambientale.
Obiettivi: un ambientalismo più partecipativo e incisivo
Tra gli obiettivi dichiarati da Wwf c’è rilanciare l’ambientalismo come movimento sociale e identitario, rafforzarne l’unità e l’impatto politico e promuovere nuove forme di attivismo e volontariato. Il progetto coinvolgerà un ampio sistema di attori, tra cui associazioni ambientaliste, aziende impegnate nella sostenibilità, istituzioni locali, sindacati, università, centri di ricerca e fondazioni.
L’associazione spiega che si tratta di un impegno nazionale per il futuro del Paese. “Ambiente Bene Comune – spiega Alessandra Prampolini, direttrice generale di Wwf Italia – è l’avvio di un percorso con cui Wwf intende raccogliere le istanze e le proposte di una ampia compagine della società italiana rispetto al ruolo della tutela ambientale e della transizione ecologica nel nostro Paese, in un momento di equilibri instabili in cui le scelte relative alla natura e alle sue risorse incidono sempre di più sulla vita di tutti”.
Secondo Prampolini il punto di arrivo è “un ambientalismo in grado di interagire con la contemporaneità e con le sfide che la caratterizzano, capace di interpretare i grandi cambiamenti che attraversano il nostro presente e di rispondere alle paure che fanno da argine al cambiamento, in grado di connettere dimensione sociale, economica e ambientale, accompagnando il nostro Paese in una trasformazione percepita non più come rischio, ma come opportunità concreta di benessere e futuro sostenibile, equo e condiviso”.
Un percorso in quattro fasi per attivare ascolto, alleanze e azioni
Il progetto si sviluppa lungo tutto il 2026 e l’inizio del 2027 attraverso un percorso articolato in quattro fasi: la prima è “Conoscere“. Ieri il primo Forum interdisciplinare ha dato via al percorso riunendo rappresentanti del mondo accademico, economico, sociale e istituzionale per costruire una prima lettura condivisa delle trasformazioni in atto, anche sulla base di un sondaggio nazionale sull’ambientalismo.
C’è poi la fase “Ascoltare“, in cui cittadini e territori verranno coinvolti direttamente attraverso assemblee civiche e strumenti partecipativi per raccogliere bisogni, percezioni e aspettative. La terza fase sarà “Dialogare“, un confronto strutturato con imprese, lavoratori e attori sociali per individuare priorità condivise e rafforzare il dialogo tra ambiente, economia e società. Nel 2027 verrà realizzata la proposta finale “Restituire” rivolta al dibattito pubblico e istituzionale, anche in vista delle elezioni politiche del nuovo anno.











