Il governo francese vuole consentire ai dipendenti di supermercati e negozi alimentari di portarsi a casa il cibo invenduto. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta discutendo con gli stakeholder del settore per definire i dettagli, incluso un limite pro capite all’anno.
Si tratta di un ulteriore passo avanti nell’attuazione della legge Garot del 2016, che stabilisce una gerarchia di azioni per combattere lo spreco alimentare: intanto promuovere la prevenzione, poi utilizzare il cibo invenduto attraverso donazioni, infine utilizzarlo per l’alimentazione animale, per il compostaggio e per il recupero energetico. E’ vietata inoltre la distruzione di cibo ancora consumabile, mentre gli esercizi commerciali con una superficie oltre i 400 m² sono obbligati a trovare accordi di donazione.
A 10 anni dall’entrata in vigore della norma in Francia finiscono nella spazzatura ancora 300.000 tonnellate all’anno di cibo buono e commestibile. L’evoluzione della legge Garot vuole provare a ridimensionare il fenomeno.
La possibilità per i dipendenti di prendere il cibo del proprio negozio era già consentita in realtà, ma finora era considerata un “beneficio in natura”, ovvero soggetto a tassazione, cosa che ha scoraggiato i lavoratori dall’approfittarne. Il governo intende evitare tutto questo. Si calcola che saranno 106.000 le aziende coinvolte e un milione i lavoratori interessati.
Il recupero avrà un tetto massimo, il cui importo dovrebbe oscillare tra i 100 e i 500 euro all’anno a persona. I datori di lavoro dovranno inoltre garantire un certo grado di equità all’interno dei propri negozi. Per i commercianti al dettaglio, la misura rimarrà una possibilità e non un obbligo. Il Ministro del Commercio Serge Papin, egli stesso ex dirigente del commercio al dettaglio, auspica la pubblicazione di un decreto questa primavera.











