Il governo colombiano e olandese hanno convocato dal 24 al 29 aprile a Santa Marta, in Colombia, la prima Conferenza internazionale per l’abbandono dei combustibili fossili. “Un’occasione storica – si legge in una nota degli organizzatori – lanciata dopo il fallimento della COP 30 e fuori dei meccanismi più consolidati dell’UNFCCC per colmare le lacune nell’attuazione, nella governance globale e nella cooperazione internazionale per l’abbandono di petrolio, gas e carbone“.
A Santa Marta saranno presenti oltre 50 tragoverni, popoli indigeni, afrodiscendenti, contadini, collettivi, giovani, donne, movimenti sociali, ONG, mondo accademico, governi subnazionali, sindacati e parlamentari con obiettivo di “costruire azioni concrete per un’uscita rapida, giusta ed equa dall’economia dei fossili per affrontare le crisi interconnesse alla loro origine comune”.
“La Conferenza rimette al centro la cooperazione internazionale – prosegue la nota – in un momento storico drammatico in cui multilateralismo e diritto internazionale rischiano di essere seppelliti dalle bombe e dalle guerre di una oligarchia che non vuole rispettare nessuna regola e nessun limite. I governiTrump e Netanyahu stanno esponendo l’umanità a una guerra globale permanente, facendo pagare a famiglie, giovani, lavoratrici e lavoratori una recessione economica causata dall’aumento del prezzo dei combustibili”.
Ancora: “Con il Trattato per l’abbandono dei fossili si vuole invece rilanciare un’azione internazionale che mette insieme le questioni del lavoro, della salute e della pace per migliorare le condizioni di vita di tutta l’umanità. Un punto di svolta storico nella diplomazia climatica e un passaggio cruciale per la stabilità globale. L’abbandono dei fossili, può avvenire solo attraverso un processo di regolamentazione che possa limitare l’estrazione, con impegni e tempistiche precise, rimuovendo i sussidi alle fonti inquinanti, smantellando le infrastrutture non necessarie, difendendo i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità colpite, investendo sulle alternative e sulle energie rinnovabili”.

In vista della Conferenza, in Italia ha preso il via una mobilitazione ampia della società civile, fatta di organizzazioni ecologiste, movimenti e sindacati, che hanno lanciato un appello rivolto a deputati, senatori ed europarlamentari, chiedendo un impegno concreto per accelerare l’uscita da carbone, petrolio e gas e rafforzare il ruolo dell’Italia e dell’Unione europea nella lotta alla crisi climatica.
L’iniziativa, presentata in Senato lunedì 20 aprile, non si limita a un richiamo istituzionale, ma segna l’avvio di una mobilitazione più ampia, che coinvolge una rete trasversale di realtà impegnate nella difesa dell’ambiente e dei diritti. Tra i promotori figurano associazioni e organizzazioni come A Sud, Cgil, Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia, Extinction Rebellion Italia e Fridays for Future Italia.
Le organizzazioni denunciano l’insufficienza delle politiche climatiche attuali, evidenziando una crescente distanza tra gli impegni internazionali e le scelte concrete adottate in Italia. Tra i punti critici viene citato il rinvio dell’uscita dal carbone dal 2025 al 2038, una decisione che riapre all’utilizzo della fonte più inquinante, giustificata dal governo con esigenze di sicurezza energetica. Allo stesso tempo, viene contestata la posizione italiana in sede europea, dove è stato sostenuto un allentamento del sistema Ets, considerato uno degli strumenti chiave della politica climatica dell’Ue.
A rendere il quadro più incerto contribuisce anche la mancanza di chiarezza sulla partecipazione italiana alla Conferenza: secondo comunicazioni della presidenza colombiana, il governo avrebbe confermato la propria presenza, ma la notizia non trova riscontri ufficiali nei canali istituzionali italiani.
Le organizzazioni denunciano inoltre una strategia energetica ancora fortemente orientata al mantenimento della dipendenza dalle fonti fossili, con nuovi investimenti nel gas e ritardi nello sviluppo delle energie rinnovabili. Un orientamento che, sottolineano, si inserisce in un contesto geopolitico segnato da conflitti legati al controllo delle risorse energetiche e da una crescente destinazione di risorse pubbliche verso il riarmo, a scapito della transizione ecologica.
Per questo, l’appello chiede ai parlamentari italiani ed europei di attivarsi concretamente: interrogare il governo sul mandato con cui parteciperà alla Conferenza, sostenere le proposte che emergeranno a livello internazionale, promuovere nel dibattito pubblico l’urgenza dell’uscita dai combustibili fossili e rafforzare politiche coerenti con una transizione giusta.











