Conferenza di Santa Marta, istituiti 3 gruppi di lavoro per la transizione

I 57 Paesi che si sono riuniti alla prima conferenza internazionale sulla transizione dai combustibili fossili, dal 24 al 29 aprile a Santa Marta, hanno raggiunto cinque risultati chiave: il loro obiettivo non era definire nuovi traguardi, ma accelerare l'attuazione degli obiettivi già concordati in precedenza. Il punto più importante è l'istituzione di tre gruppi di lavoro, che si concentreranno sulle tabelle di marcia, sulle dipendenze macroeconomiche e sull'allineamento tra produttori e consumatori. È già prevista una seconda conferenza internazionale per il 2027 a Tuvalu

Conferenza di Santa Marta

57 Paesi, che rappresentano circa un terzo del Pil mondiale, sono pronti ad accelerare la transizione dai combustibili fossili e a mettere in pratica gli impegni assunti alla Cop28 di Dubai del 2023. Anche in considerazione dell’instabilità dovuta alla chiusura dello Stretto di Hormuz, i Paesi si sono riuniti nella prima conferenza internazionale sulla transizione dai combustibili fossili, tenutasi dal 24 al 29 aprile a Santa Marta, in Colombia. Promossa dai governi di Colombia e Paesi Bassi, l’evento rappresenta il primo appuntamento globale dedicato alla costruzione di una coalizione internazionale per accelerare una transizione energetica equa e in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

I protagonisti della conferenza hanno nuovamente sottolineato l’importanza cruciale di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili per preservare la vivibilità del nostro pianeta, garantire la sicurezza energetica e costruire una resilienza economica ai mercati volatili dei combustibili fossili.

A riunirsi sono stati rappresentanti di governi nazionali, mondo accademico, movimenti sociali, Ong, sindacati, parlamentari, settore privato, banche multilaterali di sviluppo, popolazioni indigene, persone di origine africana, contadini, bambini, giovani, donne e minoranze. Il loro obiettivo non era definire nuovi traguardi, ma promuovere e accelerare l’attuazione degli obiettivi concordati nei precedenti momenti di incontro internazionale. Le discussioni si sono quindi concentrate su tre temi chiave: ridurre la dipendenza economica dai combustibili fossili, trasformare l’offerta e la domanda e promuovere la cooperazione internazionale.

I 5 risultati chiave della conferenza di Santa Marta

Sono cinque i risultati chiave raggiunti alla conferenza. Anzitutto, i protagonisti hanno assicurato un impegno costante: è stata già annunciata una seconda conferenza internazionale per la transizione dai combustibili fossili per il 2027. La conferenza principale si terrà a Tuvalu, ma ci sarà un incontro precedente in Irlanda.

In secondo luogo, è stata sottolineata l’importanza di rafforzare i collegamenti: un gruppo di coordinamento garantirà la continuità verso la seconda e le successive conferenze. Il team sarà composto dai Paesi leader di diverse alleanze e iniziative che stanno implementando elementi della transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili e dai co-organizzatori della prima e della seconda conferenza: Colombia, Paesi Bassi, Tuvalu e Irlanda.

La conferenza ha posto poi come priorità garantire la complementarità con l’Unfccc, il trattato alla base dell’Accordo di Parigi, e in generale i quadri di riferimento esistenti per mantenere lo slancio: il rapporto della conferenza sarà consegnato alla presidenza della Cop30, condiviso prima delle riunioni intersessionali dell’Unfccc a Bonn a giugno e presentato formalmente alla Settimana di Londra sull’azione per il clima e alla Settimana del clima di New York. Vi sarà poi collaborazione con le presidenze entranti della Cop per allineare i risultati della conferenza con l’Agenda globale per l’azione climatica e per incanalare i contributi verso il secondo Bilancio globale (Gst2).

Il punto più importante è quello operativo. Verranno istituiti tre gruppi di lavoro, incentrati sull’individuazione di opportunità e canali concreti di cooperazione per superare la dipendenza dai combustibili fossili. I team rimarranno aperti e flessibili, consentendo ai Paesi di aderire o di assumere un ruolo guida, supportati dalle iniziative esistenti e avvalendosi, se necessario, di esperti e membri del Processo di Santa Marta.

Il primo gruppo di lavoro è quello sulle tabelle di marcia, che proverà a mettere in contatto i Paesi che presentano panel scientifici nazionali e internazionali sulla transizione energetica globale e la Ndc Partnership, la coalizione globale che unisce oltre 140 Paesi e 120 istituzioni. Questo gruppo aiuterà i Paesi a sviluppare tabelle di marcia e ad allinearle con gli Ndc, facilitando la cooperazione.

Un altro gruppo di lavoro si concentrerà sulle dipendenze macroeconomiche e sull’architettura finanziaria. Insieme all’Istituto internazionale per lo Sviluppo sostenibile (Iisd), il team raccoglierà le competenze necessarie per contribuire a sfruttare le capacità collettive per supportare i necessari cambiamenti nei sistemi finanziari, sbloccare i flussi gli investimenti necessari per la transizione e determinare chi deve essere coinvolto. Ci sarà un focus sui vincoli del debito, nonché sugli incentivi finanziari e sui sussidi.

L’ultimo gruppo lavorerà sull’allineamento tra produttori e consumatori per la transizione dai combustibili fossili. Sostenuto dall’Ocse, questo filone coinvolgerà esperti per individuare opportunità e modalità di connessione tra produttori e consumatori di combustibili fossili, a supporto della decarbonizzazione delle bilance commerciali e per promuovere il progresso verso un sistema commerciale libero dai combustibili fossili. Oltre alla diversificazione economica, questo team dovrà capire come rendere le transizioni incentrate sulle persone e radicate nel territorio, affrontando quindi il problema dello scambio di entrate e promuovendo al contempo la sovranità energetica.

L’ultimo risultato chiave è stata l’istituzione di un Panel scientifico per la transizione energetica globale (Spget) per supportare i Paesi nel superare la dipendenza dai combustibili fossili. Il Panel contribuirà a sviluppare tabelle di marcia allineate con la traiettoria di 1,5 °C ed è volto a smantellare le barriere legali, finanziarie e politiche alla transizione energetica.

La transizione è già a buon punto

Alla conferenza di Santa Marta è stato chiarito che i Paesi stanno già compiendo buoni progressi nella transizione verso sistemi energetici più sostenibili, sovrani e sicuri. I combustibili fossili sono responsabili di oltre il 75% di tutte le emissioni di gas serra a livello globale, ma la crescita delle energie rinnovabili in tutto il mondo è in forte aumento: la capacità globale nel 2025 è superiore di quasi il 50% rispetto a quella del 2023 e quasi tutta la nuova domanda di energia viene soddisfatta dalle energie rinnovabili. Questo è alimentato da un’impennata negli investimenti nella transizione energetica globale, che raggiungono nuovi massimi ogni anno.

Durante l’evento è stato anche sottolineato che i Paesi presenti a Santa Marta devono ancora superare dipendenze strutturali, fiscali, vincoli di debito e la necessità di consentire sistemi commerciali liberi dai combustibili fossili. La transizione significa molto più che sostituire una fonte energetica con un’altra: richiede un’ampia trasformazione economica per superare le dipendenze strutturali e ampliare l’accesso a un’energia affidabile, sostenendo economie diversificate e resilienti. Questa trasformazione deve essere pianificata con i lavoratori e le comunità, garantendo un processo equo, basato sui diritti e in grado di offrire benefici concreti ai gruppi emarginati. La transizione stessa è complessa e richiede tempo e un’attenta gestione.

Nel 2024 gli investimenti globali nella transizione energetica hanno raggiunto un nuovo record di 2.400 miliardi di dollari: a livello annuale sono più che raddoppiati dal 2019, sebbene rimangano concentrati nelle economie avanzate e in Cina, lasciando indietro la maggior parte dei Paesi emergenti e in via di sviluppo. Il documento integrale sulla conferenza di Santa Marta è disponibile qui.

Articolo precedenteRisorsa mare, approvato ddl ma tutela ambientale resta debole
Articolo successivoMilano, rifiuti 1° maggio: raccolta regolare, variazioni riciclerie Amsa