Siderurgia, il futuro tra qualità, innovazione e decarbonizzazione

Il nuovo studio “Industria & Acciaio 2050” di siderweb analizza il futuro della siderurgia tra transizione verde, innovazione, nuovi equilibri globali e possibili scenari da qui ai prossimi 25 anni. L’Italia ha un vantaggio competitivo da consolidare, ma dovrà puntare su qualità, innovazione e capitale umano. Nonostante un calo della domanda interna, l'Italia può puntare sulla decarbonizzazione e sul rilancio di poli come ex Ilva e Piombino per restare competitiva. Le sfide principali restano il reperimento di rottame di qualità, i costi energetici e la necessità di nuove competenze green e digitali

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Il futuro dell’acciaio italiano ed europeo non dipenderà dai volumi prodotti, ma da qualità, tecnologia e competenze. È quanto emerge dallo studio Industria & Acciaio 2050, realizzato da siderweb con l’obiettivo di analizzare le prospettive della siderurgia italiana, delineando scenari, problemi e opportunità da qui ai prossimi 25 anni.

“Industria & Acciaio 2050”, ideale proseguimento di “Industria e Acciaio 2030” pubblicato nel 2015, si propone come una nuova guida per imprese, istituzioni e stakeholder chiamati a prendere decisioni strategiche in un contesto sempre più complesso e in rapido cambiamento. Il rapporto è stato presentato lo scorso 12 maggio a Milano durante la tre giorni del siderweb Forum 2026.

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Il lavoro, durato oltre un anno, nasce dalla collaborazione e da meeting virtuali tra esperti di geopolitica, tecnologia, sostenibilità, demografia e mercato del lavoro, insieme a imprenditori del settore, con l’obiettivo di fornire strumenti concreti per affrontare le trasformazioni in atto. È stato curato da Gianfranco Tosini, economista e membro dell’Ufficio Studi siderweb.

Paolo Morandi, Ceo di siderweb, spiega che il 2050 rappresenta una data chiave per l’acciaio: “È l’anno di riferimento per la neutralità climatica, le nuove tecnologie avranno permesso di sviluppare prodotti siderurgici più performanti e ingegnerizzati e il calo demografico nei Paesi industrializzati avrà plasmato un nuovo tipo di domanda e un diverso mercato del lavoro. In questo contesto, ne siamo convinti, la siderurgia si confermerà un pilastro strategico, essenziale per lo sviluppo industriale, tecnologico e infrastrutturale. Il suo futuro dipenderà dalla capacità di innovare, collaborare e investire in modo sostenibile”.

A guidare l’intero progetto di “Industria & Acciaio 2050” è stata Francesca Morandi, responsabile Relazioni Esterne di siderweb: “In un mondo che si avvia verso nuovi equilibri economici e geopolitici, la trasformazione dell’industria dell’acciaio da un lato è una sfida, dall’altro anche un’opportunità per costruire un sistema produttivo più resiliente, competitivo e responsabile. Alle imprese è oggi richiesto un profondo cambiamento, attraverso investimenti in innovazione e sostenibilità”.

Siderurgia italiana: meno domanda e rilancio produttivo

Dal punto di vista dei livelli produttivi, secondo siderweb, l’Italia manterrà il secondo posto in Unione europea ma perderà posizioni a livello globale, anche a causa di fattori demografici, industriali e competitivi.

Non mancano però opportunità di rilancio per la siderurgia italiana: “Il piano di riconversione dell’ex Ilva e la reindustrializzazione del polo di Piombino – spiega Gianfranco Tosini, curatore dello studio – potrebbero portare la produzione nazionale a partire dal 2030 fino a circa 25,7 milioni di tonnellate rispetto agli attuali 20,7 milioni, riducendo la dipendenza dalle importazioni, in particolare per i laminati piani. Un nodo cruciale sarà però la disponibilità di materie prime, soprattutto rottame di alta qualità, sempre più scarso a livello globale. Questo spingerà le aziende verso strategie di integrazione verticale e maggiore controllo della filiera”.

Il consumo italiano di acciaio è previsto in calo di circa 4,5 milioni di tonnellate entro il 2050, influenzato dalla riduzione della popolazione, dal suo progressivo invecchiamento e dalla contrazione di settori chiave come costruzioni e automotive. A questo si aggiunge la crescente diffusione di materiali alternativi, come alluminio e compositi avanzati.

Dal punto di vista della decarbonizzazione, l’acciaio italiano ha un vantaggio competitivo importante: la produzione, che avviene per circa il 90% con forno elettrico, e la trasformazione dell’acciaio sono già fortemente orientate verso tecnologie a basse emissioni. Saranno comunque necessari investimenti significativi in energie rinnovabili, idrogeno verde, materie prime di qualità e tecnologie per la cattura di CO2. La completa decarbonizzazione richiederà un forte incremento della produzione di energia rinnovabile, lo sviluppo di impianti di preriduzione e l’adozione su larga scala dell’idrogeno verde.

Restano aperte sfide importanti: dall’elevato fabbisogno energetico alla necessità di una strategia nazionale chiara sull’idrogeno, fino ai costi delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2. “Nonostante l’impegno crescente – continua Tosini -, il raggiungimento dell’obiettivo zero emissioni entro il 2050 appare ancora incerto e richiederà una forte cooperazione internazionale, oltre a un ruolo guida dei principali gruppi siderurgici globali”.

Innovazione e competenze

Il futuro della siderurgia italiana non si giocherà quindi sui volumi, ma su qualità, innovazione e capitale umano. Le imprese sono chiamate a investire in tecnologie avanzate, digitalizzazione e nuovi prodotti ad alto valore aggiunto, rafforzando al contempo la propria redditività. Centrale sarà anche il tema delle competenze: la filiera siderurgica dovrà affrontare una crescente carenza di manodopera qualificata, puntando su formazione tecnica, digital skills e competenze “green”, nonché su politiche per attrarre giovani e valorizzare il talento femminile.

Infine, la sostenibilità diventerà parte integrante della strategia aziendale. La responsabilità sociale d’impresa evolverà verso modelli pienamente integrati dal punto di vista dell’Esg (Environment, Social, Governance), con l’obiettivo di creare valore in tutti e tre gli ambiti della sostenibilità.

Tra i problemi principali da affrontare spiccano la ridotta redditività e la necessità di sviluppare competenze specializzate, in particolare legate alla sostenibilità e alla digitalizzazione. La transizione richiederà, infatti, una profonda crescita del capitale umano, con nuovi modelli formativi e programmi di riqualificazione.

È possibile rivedere la diretta del convegno qui.

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