– a cura di Ecofuturo
Una tecnologia sviluppata da un’azienda italiana è in grado di recuperare minerali critici a profondità comprese tra i 4mila e i 6mila metri attraverso escavazioni marine. Decomar, una società toscana che si occupa di dragaggio, lancia Blu-Loop, un metodo che punta a recuperare materiali preziosi limitando i danni ecologici associati alle tecniche estrattive tradizionali.
Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni e le crisi nelle rotte commerciali internazionali hanno infatti messo in evidenza uno dei principali punti deboli dell’Europa: la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento delle materie prime necessarie alla transizione energetica. Nei fondali dell’oceano Pacifico si cela però un tesoro minerale dal valore stimato in 16 trilioni di dollari. Gli abissi oceanici sono ricchi di noduli polimetallici, formazioni minerarie disseminate sul fondo marino che contengono elementi strategici come nichel, cobalto, rame e manganese, indispensabili per batterie, pannelli solari, turbine eoliche, magneti e dispositivi elettronici.
È qui che entra in gioco Blu-Loop. Le tecnologie oggi più diffuse per il deep sea mining prevedono infatti sistemi di dragaggio che possono alterare gli habitat marini profondi e compromettere ecosistemi ancora poco conosciuti. Il sistema sviluppato da Decomar, invece, utilizza un processo di estrazione a circuito chiuso: uno speciale fluido recupera i noduli limitando la dispersione dei sedimenti nell’acqua circostante.
Blu-Loop: già brevettata ma resta il nodo normativo
Secondo l’azienda, il metodo consentirebbe di intervenire in modo più localizzato rispetto alle tecniche tradizionali, riducendo l’impatto ambientale delle attività minerarie sottomarine. Un aspetto decisivo in un settore sempre più al centro del confronto tra esigenze industriali e tutela degli oceani. La tecnologia è stata brevettata in 31 Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina, Russia e Canada, ed è stata presentata all’Ecofuturo Festival, la manifestazione dedicata alle ecotecnologie ospitata alla Città dell’Altra Economia di Roma.
Il sistema sta attirando l’interesse di diversi operatori industriali, soprattutto in una fase di forte tensione geopolitica nella quale l’accesso ai minerali critici è diventato centrale per la sicurezza energetica e industriale europea. Resta però aperta la questione normativa. Gran parte dei giacimenti di noduli polimetallici si trova infatti in acque internazionali, dove le regole sullo sfruttamento minerario sono ancora oggetto di negoziati tra Stati, organismi internazionali e comunità scientifica.











