“Dal punto di vista cinematografico notiamo che gli autori sono ormai immersi nella crisi ambientale, per cui non si tratta più di un cinema di denuncia ma di un cinema di riflessione“. Sono queste le parole di Lia Furxhi, direttrice di CinemAmbiente, in presentazione alla 29esima edizione del Festival.
L’evento, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema, si svolgerà a Torino dal 3 al 7 giugno. “Questa nuova tipologia di documentari – spiega Furxhi – propone anche possibili cambiamenti, ma soprattutto mira a riflettere su un nuovo approccio nel nostro rapporto con la natura. È un cinema meno militante e più di riflessione, anche perché c’è già la televisione a fare tante inchieste”.
Secondo Furxhi, però, non si tratta di un’arresa: “C’è in realtà grande attenzione e volontà di comunicare e raccontare – continua la direttrice del Festival -. Però è un racconto più riflessivo. Forse mai come adesso questi documentari hanno superato e oltrepassato etichetta di cinema ambientale e frequentano invece i grandi festival del mondo. Gli spettatori li vivono in maniera diversa perché ora non ti viene detto cosa fare: ti viene raccontato come funziona il mondo per farti riflettere”.
Le novità del Festival CinemAmbiente per Furxhi
Le novità sono sul programma, non sulla forma. “Ad esempio – conclude Furxhi – avremo due ecoeventi interessanti e inediti. Il primo è il villaggio di gazebo intorno al Cinema Massimo che il 5 giugno gli studenti del Politecnico e di Unito allestiranno e presenteranno alla cittadinanza con giochi, quiz e dimostrazioni legate ai temi della sostenibilità: è la prima volta che assistiamo a un’unione di questo tipo tra i due atenei. Il secondo è il villaggio sui parchi che ci insegnerà come ci si comporta in montagna. Altro evento interessante è la serata di apertura dedicata alla Groenlandia con la sonorizzazione della band inuit Inuk”.
In tempi di conflitti, repressione, disinformazione e crescente propaganda, i documentari ritrovano un loro ruolo centrale, secondo Furxhi: “In tutto il mondo, attivisti e autori rischiano la propria incolumità per raccontare realtà complesse, denunciare ingiustizie e preservare la memoria. Il loro lavoro comporta la responsabilità di rendere visibile ciò che altri vorrebbero nascondere, di dare voce a coloro cui è stata tolta, di difendere, attraverso il cinema, il nostro diritto collettivo di sapere e comprendere. Sollevano un’istanza di giustizia, ambientale e sociale, che non può essere elusa. L’edizione 2026 di CinemAmbiente vuole essere un momento in cui questi documentari e questi autori possono incontrare il pubblico e muovere le nostre emozioni e le nostre coscienze”.
La necessità di ripensare i modelli di produzione e consumo e, più in generale, di riflettere sull’insostenibilità di un sistema economico fondato sullo sfruttamento intensivo delle risorse trova voce nei film delle diverse sezioni del programma. “Ciò – conclude la direttrice – restituisce il quadro di un mondo in cui si moltiplicano interrogativi sul concetto stesso di progresso e sulla nostra responsabilità verso le generazioni future. Il programma di quest’anno disegna un Festival “carsico”, in cui alcuni temi di estrema attualità riemergono con forza e continuità in contesti anche molto diversi tra loro”. Il programma è disponibile qui.










