
L’attivista e premio Oscar Javier Bardem e l’attrice candidata ai Children’s and Family Emmy Awards Yasmin Finney sono i protagonisti del cortometraggio Slapp Suit lanciato il 28 maggio in tutto il mondo da Greenpeace International. Il film mette in scena la minaccia rappresentata dalle cause legali temerarie, conosciute anche come Strategic Lawsuits Against Public Participation (Slapp), con cui le grandi aziende inquinanti cercano di zittire ogni voce critica.
Greenpeace spiega che le compagnie dei combustibili fossili usano le Slapp per costringere attivisti, giornalisti, whistleblower e organizzazioni non profit ad affrontare costose spese legali, perdere tempo e risorse e, in definitiva, impedirgli di continuare a denunciare i loro crimini ambientali. “Ho realizzato questo film – commenta Bardem – perché Greenpeace sta affrontando una gigantesca battaglia legale sulla libertà di espressione ma in realtà riguarda qualcosa di molto più grande: i tentativi diffusi di mettere a tacere l’attivismo“.
Il contenzioso con la società Energy Transfer
Il cortometraggio si concentra sulla società statunitense Energy Transfer, che opera nel settore degli oleodotti. Nell’ultimo decennio, l’azienda ha intentato una serie di cause legali infondate contro Greenpeace negli Stati Uniti e Greenpeace International nel palese tentativo di negare la libertà di espressione, soffocare le proteste del movimento indigeno di Standing Rock e punire la resistenza pacifica contro l’oleodotto Dakota Access.
Greenpeace Usa e Greenpeace International continuano così la battaglia legale contro la condanna da 345 milioni di dollari emessa nell’ambito della causa di Energy Transfer in North Dakota. In Europa, Greenpeace International, con sede nei Paesi Bassi, sta invece portando avanti una storica causa anti-Slapp che mira a chiedere conto a Energy Transfer delle sue ripetute cause temerarie, sulla base della legge olandese e della nuova direttiva anti-Slapp dell’Unione europea.
Secondo Bardem, il tipo di cause intentate dalla società di oleodotti Energy Transfer “viene usato anche per silenziare giornalisti, artisti e cittadini che hanno a cuore le proprie comunità. La domanda non è perché protestare: come potremmo non farlo se vogliamo preservare la nostra libertà di esprimere il dissenso?”.
Le Slapp sono usate da molte aziende inquinanti
Le tattiche di intimidazione come le Slapp non minacciano solo Greenpeace. Le aziende inquinanti sanno che le proteste funzionano e cercano di scoraggiare chiunque voglia mettersi personalmente in gioco per difendere le persone o il pianeta. Negli ultimi anni anche le compagnie petrolifere Shell, Total ed Eni hanno intentato cause temerarie contro diverse entità di Greenpeace.
Alcuni di questi tentativi sono stati respinti con successo, mentre la Slapp intentata da Eni nei confronti di Greenpeace Italia è ancora in corso. Dopo che Greenpeace Italia e Recommon hanno promosso la prima climate litigation italiana contro Eni, il colosso del gas e del petrolio ha denunciato le organizzazioni per diffamazione, con un tempismo che fa pensare a una precisa strategia di intimidazione. Si tratta del resto di una strategia che Eni conosce bene, tanto da meritare per due anni di seguito il premio “campione di Slapp” assegnato dalla coalizione Case.
“Molte persone ancora non credono che i nostri diritti siano davvero sotto attacco – interviene Finney -: è per questo che abbiamo realizzato questo film: la battaglia legale di Greenpeace contro Energy Transfer è un esempio di resistenza, ma ce ne sono molti altri. I prepotenti temono la forza dell’impegno collettivo ed è proprio questo quello di cui abbiamo bisogno oggi”.
Greenpeace ha anche messo a disposizione il download del cortometraggio. “Queste tattiche di intimidazione – aggiunge Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia – sono ormai prassi anche in Italia, che detiene il primato europeo per l’abuso di cause temerarie. Per questo serve una normativa anti-Slapp in grado di tutelare la libertà di espressione e di protesta pacifica”.











