Giornata Ambiente, questionario Wwf: ‘Crisi climatica è già qui: cosa sta cambiando per te?’

Le domande riguardano soprattutto l’impatto degli eventi estremi ma non tralasciano anche eventi più prolungati, come la siccità, tutti fenomeni ormai sempre più diffusi anche in Italia, con l’obiettivo di valutare la percezione da parte della popolazione degli effetti della crisi climatica su quotidianità, stile di vita e abitudini personali. L'indagine verificherà inoltre le misure attive già prese dalle comunità per affrontare concretamente il rischio climatico sul loro territorio

questionario wwf

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno, il Wwf Italia lancia il questionario nazionale “La crisi climatica è già qui: cosa sta cambiando per te?”. L’iniziativa, realizzata con il sostegno del Movimento Laudato Si’ e altre realtà civiche, si avvale della partnership scientifica del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) e della collaborazione di Green&Blue come principale media partner. La raccolta dei dati durerà fino a metà settembre.

Le domande riguardano soprattutto l’impatto degli eventi estremi, dalle piogge estreme alle ondate di calore, ma non tralasciano anche eventi più prolungati, come la siccità, tutti fenomeni ormai sempre più diffusi anche in Italia, con l’obiettivo di valutare la percezione da parte della popolazione degli effetti della crisi climatica sulla quotidianità, sullo stile di vita e sulle abitudini personali. L’indagine verificherà inoltre le misure attive già prese dalla popolazione e dalle comunità per affrontare concretamente il rischio climatico nella propria realtà e sul proprio territorio oltre ai sistemi di tutela e protezione da parte di istituzioni e assicurazioni per supportare, proteggere e aiutare i cittadini nella gestione e nel recupero a seguito di queste emergenze. I risultati della raccolta dati, validati scientificamente dal CMCC, saranno pubblicati a fine settembre 2026.

L’iniziativa parte in un momento cruciale: il mese di maggio 2026 ha infatti registrato forti ondate di calore in diverse regioni del Pianeta, una tuttora in corso in molte aree dell’Europa occidentale, tra cui l’Italia: si sono registrate temperature molto superiori alla media stagionale, arrivando agli incredibili 35°C del Regno Unito (a Heathrow e Kew Gardens). Un nuovo studio di attribuzione di ClimaMeter pubblicato in questi giorni ha concluso che:

·       Le alte temperature che hanno causato l’ondata di caldo dell’Europa occidentale del maggio 2026 sono da attribuire al cambiamento climatico causato dall’uomo, mentre la variabilità climatica naturale ha probabilmente svolto un ruolo minore.

·       Le condizioni di caldo più estreme, aggravate dal cambiamento climatico, hanno messo a rischio circa 124 milioni di persone e un’attività economica pari a 5.885 miliardi di dollari.

·       Questo evento è stato associato a condizioni meteorologiche rare che, in passato, si verificavano principalmente in autunno, ma che ora stanno emergendo anche in primavera. Nella tarda primavera, tuttavia, possono favorire lo sviluppo di una cupola di calore, amplificando condizioni già calde.

La crisi climatica procede a ritmi molto più rapidi rispetto alla reale capacità di risposta e protezione della cittadinanza e dei territori. Il mondo naturale come lo conosciamo è sconvolto dagli impatti del cambiamento climatico, la sua distruzione rischia di amplificarne gli effetti: eppure, con il suo ripristino, costituisce un alleato decisivo.  

I dati* relativi all’Italia dell’ultimo periodoevidenziano la gravità della situazione:

·       Mesi totali con eventi estremi: saliti da 30-31 (anni ’80-’90) a 69 (2021-2025).

·       Ondate di calore: mesi interessati cresciuti dal 13% (2001-2010) al 38% (2011-2020), fino al 53% nel 2021-2025 (6,5 mesi l’anno).

·       Temperature massime estreme: 7 mesi sopra la norma nell’anno idrologico 2024-2025, con picco massimo a giugno 2025.

·       Freddo estremo: mesi con gelo scesi dal 7% al 2%; 11 mesi su 12 privi di anomalie fredde nell’ultimo anno.

·       Precipitazioni estreme: mesi interessati quadruplicati, dal 3% al 12% tra i primi due decenni del secolo.

·       Incendi boschivi: frequenza mensile salita fino al 14% nel periodo 2021-2025.

·       Venti di forte intensità: incidenza salita fino al 10% dei mesi.

In media in Italia nel 2025 sono state rilevate 17 ondate di calore (+5,5 rispetto al 2010), 14 picchi di caldo estremo (che arrivano a 18 nelle città del Centro, quasi dieci eventi in più rispetto al 2010) e circa 80 notti tropicali (23 in più rispetto a quindici anni fa).

Tra il 1980 e il 2023, i danni complessivi provocati in Italia da eventi climatici estremi hanno superato i 135 miliardi di euro, posizionando il nostro Paese al secondo posto in Europa per perdite economiche complessive legate al clima.

A ciò si aggiunga, come evidenziato nel report del WWF “Tackling the Insurance Protection Gap: leveraging climate and nature to increase resilience”, che il divario di protezione assicurativa italiano è tra i più alti in Europa. Appena il 20% delle perdite da eventi estremi è coperto da polizze, mentre il restante 80% grava interamente sulle finanze di famiglie, imprese e finanze pubbliche, minando la stabilità economica generale e rendendo le comunità sempre meno assicurabili. Poiché gli assicuratori reagiscono aumentando i premi, limitando la copertura o ritirandosi dalle aree ad alto rischio, sempre più persone e imprese rimangono esposte.

A confermare la vulnerabilità sociale interviene anche l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) e di Eurofound, intitolato “Overheated and underprepared: Europeans′ experiences of living with climate change”.  L’indagine mette in luce una forte asimmetria tra la percezione del rischio e la reale preparazione: ben l’80% dei cittadini europei (4 su 5) dichiara di aver già subito un forte disagio legato al clima negli ultimi 5 anni, ma nonostante i riscontri diretti dei danni, oltre il 22% delle famiglie europee non ha adottato alcuna misura di protezione o adattamento nella propria abitazione, palesando una grave impreparazione strutturale.

Il questionario del WWF nasce dunque dall’esigenza di capire in che modo la popolazione italiana stia rispondendo a queste sfide e come stia affrontando l’impatto della crisi nella vita di ogni giorno. L’obiettivo è raccogliere dati preziosi per comprendere la distanza tra i rischi climatici effettivi e le reali difese di cui le persone dispongono, analizzando sia il livello di preparazione individuale sia le tutele fornite dalle istituzioni locali.

Grazie alla Citizen sciencela cittadinanza diventa la vera protagonista del monitoraggio nazionale, segnalando in prima persona:

  • Frequenza e gravità dei danni e dei disagi subiti a livello locale.
  • Livello di tutela percepito rispetto alle politiche climatiche attuate dalle autorità.
  • Specifiche politiche di adattamento e mitigazione realmente applicate sul proprio territorio.
  • Conoscenza ed effettivo utilizzo di strumenti assicurativi (pubblici e privati) contro i danni climatici.

Questa mappatura dal basso permetterà di far emergere le priorità d’azione necessarie per colmare il divario di protezione attuale e rafforzare la sicurezza delle comunità di fronte alla crisi climatica.

Per partecipare attivamente alla compilazione del questionario, mettendo a disposizione la propria esperienza compila il modulo disponibile su wwf.it/questionarioclima

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