Cracovia, bocciato il sindaco “ma non ha vinto lo smog”

La Zona a basse emissioni (Lez) più ambiziosa della Polonia rischia di essere smantellata dopo che un referendum popolare ha rimosso il sindaco di Cracovia. Ma la questione è più complessa di una semplice rivolta degli automobilisti. L'associazione Polish Smog Alert: "I cittadini hanno votato anche contro sovraffollamento turistico e nepotismo. E contro l'aumento dei prezzi dei trasporti pubblici avvenuto subito dopo l'introduzione della Lez: un errore di tempismo che rischia di compromettere anni di battaglie contro lo smog che hanno portato al 60% di Lez una delle città più inquinate d'Europa"

Lez Cracovia

Cracovia è oggi una città senza guida. Il sindaco Aleksander Miszalski, eletto nel 2024, è stato rimosso con un referendum lo scorso maggio. Ora la seconda città della Polonia si trova nelle mani di un commissario in attesa delle elezioni comunali, previste tra fine agosto e inizio settembre. Tra i temi più controversi della sua amministrazione c’è la Zona a Basse Emissioni (Low Emission Zone, Lez), attiva da gennaio 2026 e ora in bilico.

Abbiamo raccolto il punto di vista di chi segue la questione da vicino: Filip Jarmakowski, coordinatore dei Trasporti di Polski Alarm Smogowy (Polish Smog Alert, Allarme Smog Polacco), un’organizzazione che da anni si batte per la qualità dell’aria nel Paese.

Cracovia: una Lez diversa dalle altre

La zona a basse emissioni di Cracovia non è paragonabile a quelle di altre città polacche. Mentre a Varsavia la Lez copre appena il 7% del territorio urbano e a Katowice e Stettino si scende all’1% o meno, a Cracovia l’area interessata raggiunge il 60% della città. Anche i requisiti sono più stringenti: Euro 4 per i veicoli a benzina, Euro 6 per i diesel.

Per i residenti, però, è stata prevista una valvola di sfogo: chi possedeva un’automobile prima di luglio 2025 ha ottenuto un’esenzione a tempo indeterminato. La norma colpisce quindi principalmente chi arriva da fuori. Fino al 2028 è possibile entrare nella zona pagando una tariffa, mentre dal 2029 l’accesso sarà consentito solo ai veicoli conformi.

Per il momento, la Lez resta in vigore: “Modificarla o abolirla non è un processo immediato – spiega Jarmakowski -. Qualsiasi cambiamento richiede consultazioni pubbliche obbligatorie per legge, che portano via almeno un mese. Per l’abolizione completa servirebbe un nuovo referendum”.

Intanto, i candidati alla poltrona di sindaco stanno già prendendo posizione. “Alcune proposte – continua l’attivista – prevedono di ridurre l’estensione della zona al solo centro storico: un’ipotesi che, secondo gli esperti, avrebbe scarso impatto sulla qualità dell’aria. Altre puntano ad abbassare i requisiti Euro richiesti. L’abolizione totale, pur tecnicamente possibile, appare la strada più lunga e incerta”.

Le problematiche nella gestione della Lez di Cracovia

Qualche settimana fa Smog Alert ha scritto un commento sulla vicenda che analizza i motivi delle difficoltà politiche della Lez. Il testo, scritto dall’organizzazione a uso interno, non risparmia critiche alla gestione del comune.

Il primo problema, secondo Smog Alert, è stata la comunicazione. Le regole della zona non sono mai state spiegate in modo chiaro e capillare: molti residenti, pur essendo esentati dai requisiti, non lo sapevano. “Circolavano false credenze – si legge sul documento -: c’era chi era convinto che la Lez vietasse tout court la circolazione dei veicoli a combustione interna. Il comune non ha investito in ‘ambasciatori’ della misura, come medici, scienziati, amministratori di altre città europee dove le zone a basse emissioni hanno funzionato. Smog Alert stessa aveva invitato funzionari di Londra e Bruxelles a un incontro a Cracovia: l’interesse del comune era stato minimo”.

Il secondo nodo è il mancato sostegno del governo centrale: “Le città polacche sono state lasciate sole nell’attuazione delle Zone a basse emissioni senza fondi né copertura politica. Nel confronto con realtà come Katowice o Stettino, dove le Lez esistono solo sulla carta, Cracovia aveva scelto di fare sul serio: proprio per questo è diventata un bersaglio politico”.

Un ulteriore elemento critico è stata la mancanza di una politica dei trasporti coerente. “Quando è entrata in vigore la Lez – continua il documento -, quasi tutti i parcheggi di scambio P+R si trovavano dentro i confini della zona: questo li ha resi inutilizzabili come alternativa all’auto. E soprattutto, poco dopo l’introduzione della Lez, il comune ha aumentato i prezzi dei biglietti dei trasporti pubblici: il bastone senza la carota”.

Non tutto è andato storto, però, secondo l’associazione: i sistemi tecnici per la registrazione dei veicoli e la gestione delle tariffe hanno funzionato, così come il servizio di assistenza ai cittadini. Nelle prime settimane di gennaio, le pattuglie della polizia municipale hanno controllato oltre 800 auto, registrato 116 infrazioni e comminato diverse multe. Ma gli errori di contesto hanno pesato più dei risultati operativi.

Un referendum, molte ragioni

Sarebbe però riduttivo attribuire la caduta del sindaco alla sola Lez. Il voto referendario è stato infatti l’esito di un malcontento diffuso: “Le persone – aggiunge Jarmakowski – hanno votato contro un sovraffollamento turistico sempre più invadente, il nepotismo nell’amministrazione e l’aumento dei prezzi, ad esempio dei biglietti dei mezzi pubblici, ritoccati proprio in concomitanza con l’entrata in vigore della zona a basse emissioni”.

Il sostegno popolare alla Lez, per quanto non travolgente, sembrava maggioritario: un sondaggio condotto da Polish Smog Alert nel 2023 indicava che tra il 55% e il 61% dei cracoviani era favorevole all’introduzione della zona. “Nessuno può sapere cosa penserebbe oggi la maggioranza – spiega l’attivista -: la Lez è diventata ormai una bandiera politica e il dibattito si è spostato dalla qualità dell’aria alla contrapposizione ideologica”.

Resta il rammarico per una gestione che avrebbe potuto essere diversa. “L’introduzione della zona a basse emissioni – conclude Jarmakowski – è avvenuta in un momento di tensione sui prezzi, senza un’adeguata preparazione dell’opinione pubblica. Un errore di tempismo che rischia di compromettere anni di battaglie contro lo smog in una delle città storicamente più inquinate d’Europa“.

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