L’Italia conferma la propria posizione tra i principali protagonisti europei della bioeconomia, un settore che comprende tutte le attività economiche basate sull’utilizzo di risorse biologiche rinnovabili. È quanto emerge dal 12° Rapporto “La Bioeconomia in Europa”, presentato il 16 giugno a Roma da Intesa Sanpaolo e Cluster Spring. Secondo lo studio, nel 2025 il valore della produzione della bioeconomia italiana ha raggiunto 433,3 miliardi di euro, in crescita del 2,7% rispetto all’anno precedente, con oltre 2 milioni di occupati.
Italia tra i Paesi più specializzati in Europa
A livello europeo la bioeconomia ha generato nel 2025 un valore della produzione pari a 3.174 miliardi di euro, coinvolgendo oltre 17 milioni di addetti. In termini assoluti la Germania si conferma al primo posto, seguita da Francia, Italia e Spagna. Tuttavia, considerando il peso del comparto sull’intera economia nazionale, Italia e Spagna risultano tra i Paesi più specializzati.
Nel caso italiano, la bioeconomia rappresenta circa il 10% delle attività economiche complessive e il 7,6% dell’occupazione nazionale, confermando la sua rilevanza strategica per il sistema produttivo.
Agroalimentare motore della crescita
La crescita registrata nel 2025 è stata trainata soprattutto dalla competitività internazionale della filiera agroalimentare, che continua a rappresentare uno dei pilastri della bioeconomia italiana. Dal punto di vista territoriale, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna concentrano la quota maggiore di valore aggiunto, mentre il Mezzogiorno evidenzia una forte specializzazione nelle produzioni agricole e nella valorizzazione delle risorse naturali.
Oltre 700 startup innovative nel settore
Un ruolo sempre più importante è svolto dall’innovazione. Il rapporto censisce 707 startup innovative attive nella bioeconomia, pari al 6,2% del totale nazionale. Le principali aree di sviluppo riguardano i materiali bio-based, la valorizzazione degli scarti, i nuovi modelli alimentari, le applicazioni energetiche e le costruzioni sostenibili.
Filiera del legno tra crescita e circolarità
Un approfondimento del rapporto è dedicato alla filiera del legno. In Italia la superficie forestale è aumentata del 24% tra il 1990 e il 2025, accompagnata da una crescita dell’occupazione nella silvicoltura. Il Paese mantiene inoltre una posizione di primo piano nella produzione di mobili, confermando la leadership europea in termini di fatturato.
Sul fronte dell’economia circolare, l’Italia si distingue per gli elevati livelli di recupero dei materiali legnosi. Per gli imballaggi in legno, il tasso di riciclo raggiunge il 64,9%, uno dei valori più alti in Europa, secondo soltanto alla Spagna. Tra il 2014 e il 2024 la raccolta differenziata dei rifiuti in legno è inoltre cresciuta del 66,8%.
Le sfide della transizione bio-based
Il rapporto evidenzia però anche margini di miglioramento. Oltre la metà delle imprese del comparto legno-arredo non utilizza ancora materie prime seconde e solo una quota limitata progetta prodotti pensando fin dall’origine a riciclabilità e disassemblaggio.
Secondo gli autori dello studio, le recenti iniziative europee, tra cui il Clean Industrial Deal e la revisione della strategia europea sulla bioeconomia, assegnano al settore un ruolo centrale nella transizione ecologica e nella riduzione delle dipendenze strategiche. Per cogliere queste opportunità sarà necessario rafforzare le filiere bio-based e circolari, sostenere investimenti e innovazione e favorire una maggiore integrazione tra territori, imprese e ricerca.










