Non basta riciclare. Per svincolare definitivamente l’Europa dalla dipendenza dai combustibili fossili e raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo, l’industria della plastica deve attingere a nuove fonti di carbonio. La risposta risiede nelle cosiddette “materie prime bio-based” (biomassa, scarti agricoli e rifiuti biologici). Tuttavia, la transizione sta rallentando pericolosamente a causa della crisi di competitività delle aziende europee.
A lanciare l’allarme è Plastics Europe, l’associazione che raggruppa i principali produttori di plastica europei, che ha pubblicato il documento “Biobased feedstocks position”. Il messaggio ai decisori politici dell’Unione europea è che le plastiche biologiche non sono un’opzione secondaria, ma un pilastro portante nella transizione.
I tre pilastri per il futuro
Il documento dell’associazione si articola su tre punti cardine, pensati per sbloccare gli investimenti e creare un mercato solido per le plastiche da biomassa. Intanto, Plastics Europe chiede alle istituzioni europee un riconoscimento formale e l’inserimento di obiettivi specifici per le materie prime biologiche all’interno delle normative chiave, come il Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. Il documento specifica che “i target per il bio-based devono essere complementari e addizionali rispetto a quelli già previsti per il riciclo meccanico e chimico”. Unire gli obiettivi, secondo l’associazione, penalizzerebbe le tecnologie emergenti favorendo unicamente quelle economicamente più mature e frenando così l’innovazione.
Un punto cruciale riguarda poi la chiarezza nei confronti dei consumatori e delle aziende. Plastics Europe insiste sulla necessità di definizioni standardizzate a livello Ue. In particolare, si chiede l’adozione ufficiale dell’approccio del “Bilancio di Massa” (Mass Balance) con certificazioni rigorose, come gli standard Iso. Questo sistema permette di tracciare la quota biologica introdotta nei processi produttivi misti, consentendo slogan commerciali trasparenti (come bio-attributed, contenuto biologico attribuito) per evitare il rischio di greenwashing e dare certezze al mercato.
Attualmente l’industria europea si trova in modalità “sopravvivenza” a causa degli alti costi energetici, dei prezzi delle materie prime e della concorrenza asiatica e americana. L’associazione chiede quindi che l’uso di biomassa venga incentivato economicamente, ad esempio tramite la modulazione dei contributi Epr (Responsabilità estesa del Produttore) e che vengano create condizioni di mercato eque (level playing field) per difendere la produzione sostenibile made in Europe.
Materie prime bio-based: non significa biodegradabile
Nel documento, i produttori fanno una precisazione scientifica fondamentale per il dibattito pubblico: le plastiche bio-based non sono necessariamente biodegradabili. Una plastica prodotta da biomassa può avere la stessa struttura chimica di una convenzionale e quindi essere riciclabile negli stessi flussi della plastica tradizionale, mentre solo alcune specifiche categorie sono progettate per compostarsi. La transizione si concentra sulla fonte del carbonio, rinnovabile invece che fossile, non solo sul fine vita del prodotto.
Verso il 2050
Secondo la tabella di marcia di Plastics Europe, la sostituzione delle materie prime fossili dovrà essere progressiva ma costante, con l’obiettivo di raggiungere una quota massiccia di carbonio circolare nei prossimi decenni. “L’Europa – conclude Plastics Europe – ha l’opportunità di essere un continente strategicamente autonomo. Ma questo accadrà solo se sapremo valorizzare la biomassa e i rifiuti come vere materie prime industriali del nostro futuro“.










