È passato un anno da quando l’Italia avrebbe dovuto trasmettere a Bruxelles la versione definitiva del Piano sociale per il Clima su cui poi avviare un confronto con la Commissione Ue. A oggi, però, il documento non risulta ancora formalmente presentato. È questo quanto emerge da una nota congiunta di Wwf Italia, Forum Diseguaglianze e Diversità, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, Mira Network, Nuove Rigenerazioni e Transport & Environment. Le organizzazioni chiedono al governo tempi certi, trasparenza e un nuovo confronto pubblico.
Il Fondo sociale per il Clima è stato istituito per finanziare la riduzione degli effetti sociali della transizione energetica attraverso interventi di efficientamento energetico delle abitazioni, di diffusione delle energie rinnovabili e di promozione della mobilità sostenibile. Lo strumento nasce in stretta connessione con l’Ets2, il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione applicato ai settori degli edifici e dei trasporti.
Proprio perché l’Ets2 potrebbe impedire ai meno abbienti di accedere alle opportunità della transizione, l’Unione europea ha previsto uno strumento dedicato a sostenere le fasce più vulnerabili, che sono anche quelle maggiormente colpite dagli effetti del cambiamento climatico, e ad accompagnarle nel percorso. Il Piano Sociale per il Clima è quindi lo strumento attraverso cui saranno programmati investimenti per 9,3 miliardi di euro destinati all’Italia.
Ets2 e Fondo Sociale per il Clima rappresentano quindi due facce della stessa strategia: da un lato incentivare la riduzione delle emissioni, dall’altro garantire che i costi della transizione non ricadano in modo sproporzionato su chi dispone di minori risorse economiche. Un meccanismo che prova a tenere insieme transizione ecologica e giustizia sociale, aiutando famiglie e imprese ad accedere ai benefici economici e ambientali della decarbonizzazione attraverso investimenti pubblici mirati. Un meccanismo virtuoso che, tuttavia, tra ritardi e rinvii è ancora fermo.
Le tempistiche del Piano sociale per il Clima
Nonostante, a livello europeo, l’entrata in vigore dell’Ets2 sia stata rimandata dal 2027 al 2028, la Commissione ha comunque previsto la possibilità di avviare il Fondo Sociale per il Clima. Il Piano italiano, che avrebbe dovuto essere operativo già dall’inizio del 2026, resta invece fermo insieme a quello di molti altri Paesi membri.
Le ultime indiscrezioni parlano di un confronto informale tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) e la Commissione europea chiuso a fine marzo: si attende la firma italiana per l’invio ufficiale alla Commissione. Nel frattempo, però, sul Piano è calato il silenzio. Da 12 mesi le organizzazioni della società civile coinvolte nella fase iniziale di consultazione non ricevono aggiornamenti e non conoscono il contenuto dell’attuale bozza. Non è chiaro se le osservazioni presentate siano state recepite, né quando il Piano verrà trasmesso a Bruxelles.
Il parere delle associazioni
Secondo le associazioni, non è accettabile che uno strumento che orienterà l’utilizzo di oltre 9 miliardi di euro venga definito senza trasparenza, sulla base di una bozza che nessuno conosce e sulla quale la società civile non può esprimersi. Si rischia così di perdere tempo prezioso e opportunità fondamentali per il Paese in una fase in cui la crisi climatica e quella sociale richiedono risposte urgenti e coordinate.
Le associazioni hanno poi espresso forte preoccupazione per il rischio che le risorse del Fondo sociale per il Clima vengano utilizzate impropriamente per finanziare misure di ordinaria amministrazione o per sostituire doverose risorse di politica sociale: “È già successo con le risorse dell’Ets1 delle quali non si sa nulla, magari sostituendo fondi già stanziati o finanziando interventi non coerenti con le finalità del Fondo”, spiegano le associazioni.
Le risorse del Fondo Sociale per il Clima devono, infatti, avere carattere aggiuntivo e non possono sostituire la spesa pubblica ordinaria o finanziare interventi già previsti con risorse nazionali. “Se questo avvenisse – aggiungono – verrebbe meno il principio di addizionalità, fondamentale per garantirne l’efficacia e che dovrebbe guidarne l’utilizzo. Le risorse europee sono destinate a sostenere i settori interessati dall’Ets2 e a proteggere le fasce più vulnerabili dagli impatti economici della transizione, promuovendo al tempo stesso efficienza energetica, energie rinnovabili e mobilità sostenibile e dando priorità a misure strutturali, capaci di ridurre in modo duraturo la povertà energetica e la dipendenza dai combustibili fossili”.
Per questo le organizzazioni ambientaliste chiedono al Mase e alla Commissione europea di rendere pubblico lo stato di avanzamento del Piano, chiarire le tempistiche per la sua conclusione e garantire un coinvolgimento effettivo della società civile nella fase finale del processo. “Il Piano Sociale per il Clima – conclude la nota – rappresenta un’imperdibile occasione per affrontare insieme crisi climatica e disuguaglianze sociali. Proprio per questo non può essere costruito nel silenzio né subire ulteriori ritardi”.










