Il riciclo può contribuire alla decarbonizzazione dell’industria europea, rafforzando al tempo stesso l’autonomia e la resilienza dell’Unione. Perché questo potenziale si traduca però in un vero mercato europeo delle materie seconde, la Federazione europea delle imprese del waste management (FEAD), che rappresenta le imprese europee del settore della gestione dei rifiuti, individua due criticità principali: una domanda di materiali riciclati ancora debole e volatile e un quadro normativo frammentato tra gli Stati membri.
Le proposte arrivano in vista della presentazione del Circular Economy Act, la prossima legge Ue sull’economia circolare attesa dalla Commissione europea per questo autunno. Tra gli obiettivi dell’iniziativa c’è anche quello di raddoppiare entro il 2030 il tasso di utilizzo di materia riciclata, oggi intorno al 12%.
FEAD: serve una domanda stabile di materiali riciclati
Secondo la Federazione europea delle imprese del waste management, l’impiego di materiali riciclati in sostituzione delle risorse vergini rimane insufficiente e volatile e dipende ancora in larga misura dall’andamento dei prezzi delle materie prime tradizionali. Una situazione che, secondo la federazione, rappresenta la principale barriera strutturale allo sviluppo dell’economia circolare europea.
Una domanda poco prevedibile rende infatti più difficile sostenere economicamente gli investimenti nella raccolta, nella selezione e nel trattamento dei rifiuti, esponendo alcune filiere del riciclo, in particolare quella delle plastiche, al rischio di fallimento del mercato.
Per FEAD il Circular Economy Act dovrebbe quindi introdurre misure capaci di creare una domanda stabile e prevedibile di materiali riciclati. Tra gli strumenti indicati c’è il rafforzamento degli obiettivi di contenuto riciclato, attraverso una definizione armonizzata a livello europeo.
La federazione chiede che ai fini degli obblighi venga considerato esclusivamente il materiale proveniente da rifiuti post-consumo. Dovrebbero invece essere esclusi materiali biobased, rifiuti pre-consumo e materiali e sottoprodotti post-industriali già inseriti in circuiti industriali controllati.
Un componente “Made in Europe”
FEAD propone inoltre di introdurre una componente “Made in Europe” negli obiettivi di contenuto riciclato già esistenti e futuri. L’obiettivo è fare in modo che le politiche europee sull’economia circolare contribuiscano anche a rafforzare la capacità di riciclo europea.
In particolare, dovrebbero essere favoriti i materiali post-consumo provenienti da rifiuti raccolti, selezionati e riciclati in Europa, includendo nell’area anche Regno Unito ed EFTA.
I materiali riciclati importati dovrebbero invece poter concorrere al raggiungimento degli obiettivi soltanto in presenza di requisiti equivalenti e verificabili sul piano ambientale, sociale e qualitativo, accompagnati da adeguati sistemi di controllo e vigilanza del mercato.
La richiesta assume particolare rilevanza per il settore delle plastiche. Secondo FEAD, il Circular Economy Act dovrebbe introdurre un requisito orizzontale di contenuto riciclato per le plastiche, affiancandolo a un’accelerazione degli interventi previsti nell’ambito dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) per specifiche categorie di prodotti.
Appalti pubblici ed eco-modulazione EPR
Per rafforzare la domanda, FEAD indica anche il ruolo degli appalti pubblici. La federazione chiede disposizioni vincolanti che favoriscano i materiali riciclati europei e i prodotti realizzati utilizzandoli.
Secondo l’associazione, limitarsi a prevedere un semplice obbligo di valutazione della circolarità non sarebbe sufficiente a creare il segnale di mercato necessario per rendere economicamente sostenibili gli investimenti nella capacità europea di riciclo.
Un altro strumento indicato è l’eco-modulazione dei contributi EPR, cioè della responsabilità estesa del produttore. FEAD propone un sistema obbligatorio e trasversale che premi l’impiego verificato di materiale post-consumo riciclato prodotto in Europa.
End of Waste, FEAD chiede regole comuni
La domanda debole non è però l’unico ostacolo individuato dalla Federazione europea delle imprese del waste management. Sul lato dell’offerta, un problema altrettanto rilevante è rappresentato dalla frammentazione delle norme sulla cessazione della qualifica di rifiuto, o End of Waste.
Secondo FEAD, materiali pienamente recuperati e idonei a essere reimmessi nei cicli produttivi possono continuare a essere considerati rifiuti in altri Stati membri. Una situazione che ostacola gli scambi transfrontalieri e rende più difficile la costruzione di un vero mercato unico europeo delle materie seconde.
La federazione chiede quindi di accelerare la definizione di criteri End of Waste europei, a partire da filiere considerate strategiche come carta e cartone, compost e digestato, ceneri pesanti da incenerimento e gesso.
Allo stesso tempo, FEAD propone di armonizzare le discipline nazionali, garantendo il mutuo riconoscimento degli End of Waste già definiti dai singoli Stati membri.
Un registro europeo degli End of Waste nazionali
Tra le proposte c’è anche l’istituzione di un registro europeo dei regolamenti nazionali sull’End of Waste. Il sistema potrebbe raccogliere le diverse disposizioni nazionali dopo una verifica di coerenza normativa da parte della Commissione europea.
FEAD sottolinea che gli Stati membri sono già tenuti a informare la Commissione quando elaborano criteri nazionali. Formalizzare questo processo, secondo la federazione, potrebbe contribuire a creare maggiore uniformità e fiducia tra gli operatori senza introdurre un eccessivo carico amministrativo.
La proposta presenta alcune analogie con il Recer italiano, il registro delle autorizzazioni al riciclo, comprese quelle rilasciate “caso per caso” in assenza di criteri nazionali o europei.
FEAD chiede che questa possibilità rimanga disponibile anche dopo l’introduzione del Circular Economy Act. La federazione considera infatti necessario mantenere la possibilità di ricorrere a regimi nazionali, vista la grande varietà dei possibili flussi e processi di fine vita dei rifiuti, soprattutto a livello locale.
L’abolizione di questi strumenti in assenza di criteri End of Waste europei, avverte FEAD, rischierebbe di ostacolare l’innovazione invece di favorire l’integrazione del mercato.
L’attesa è ora per la proposta della Commissione europea, che dovrà tradurre queste indicazioni in misure concrete per rafforzare la domanda di materiali riciclati, sostenere la capacità di riciclo europea e ridurre le barriere normative alla circolazione delle materie seconde.










