Il 55% delle gare d’appalto nell’Unione europea viene ancora aggiudicato sulla base del solo prezzo. È in questo contesto che la Commissione europea si prepara a presentare il nuovo Public Procurement Act, con cui intende intervenire sulle modalità di aggiudicazione degli appalti pubblici e ampliare i criteri utilizzabili dalle amministrazioni.
La proposta riguarda un settore che vale circa il 16% del Pil dell’Ue, pari a 2.500 miliardi di euro l’anno. La spesa pubblica può quindi influenzare la domanda di mercato e favorire, tra gli altri obiettivi, la diffusione di materiali e tecnologie con minori emissioni. Secondo ECCO, però, il modo in cui il nuovo regolamento definirà il peso dei diversi criteri sarà determinante per capire quanto questa possibilità verrà utilizzata.
Il passaggio dal prezzo al rapporto qualità-prezzo
Uno dei cambiamenti attesi dal nuovo regolamento riguarda il superamento del criterio del prezzo più basso a favore del miglior rapporto qualità-prezzo. Le amministrazioni potranno quindi considerare un insieme più ampio di elementi nella valutazione delle offerte.
Il cambiamento non significa però che la sostenibilità debba necessariamente assumere un ruolo prioritario. Secondo una prima analisi del think tank ECCO, i criteri ambientali rimarrebbero tra le opzioni a disposizione delle amministrazioni, senza un obbligo generale di attribuire loro un peso maggiore rispetto agli altri.
“Il superamento del prezzo più basso rappresenta un passo avanti ma non equivale a scegliere automaticamente la sostenibilità”, sottolinea Marta Lovisolo, Senior Policy Advisor per le politiche europee di ECCO. Secondo l’analista, senza una gerarchia tra i criteri le singole amministrazioni manterrebbero un ampio margine nel decidere come impostare le gare e quale rilevanza attribuire agli obiettivi climatici.
Sostenibilità tra i criteri delle gare
Secondo un’anteprima del testo del regolamento, le amministrazioni potranno prendere in considerazione criteri ambientali e sociali, insieme a requisiti relativi a sicurezza, resilienza e preferenza europea.
L’impostazione prevista non stabilirebbe però una gerarchia tra questi elementi né un percorso per aumentare progressivamente il peso dei criteri climatici. Il passaggio al miglior rapporto qualità-prezzo, di conseguenza, non comporterebbe necessariamente un maggiore utilizzo di parametri legati alle emissioni o alla sostenibilità ambientale.
Il regolamento dovrebbe inoltre prevedere il riferimento all’UE Ecolabel quando disponibile. La certificazione riguarda alcune categorie di prodotti e utilizza un approccio multicriterio, nel quale le emissioni climalteranti non rappresentano necessariamente l’elemento centrale della valutazione.
I criteri low-carbon e gli altri strumenti europei
Un’impostazione specifica è prevista dall’Industrial Accelerator Act, che per alcuni materiali ad alta intensità energetica introduce requisiti low-carbon. In questo caso la performance emissiva diventa un elemento esplicito per l’accesso al mercato degli appalti pubblici.
Resta da definire la metodologia con cui saranno individuati e misurati i requisiti low-carbon. Secondo ECCO, sarà importante assicurare la coerenza tra il nuovo Public Procurement Act, l’Industrial Accelerator Act e gli altri strumenti della politica climatica europea.
Il think tank propone di utilizzare, dove possibile, metodologie già adottate nell’ambito dell’EU ETS e di mantenere un allineamento con CBAM, Tassonomia e CSRD. L’obiettivo sarebbe evitare la creazione di sistemi paralleli per la definizione e la rendicontazione delle emissioni, limitando gli oneri amministrativi per le imprese e favorendo criteri omogenei all’interno del quadro normativo europeo.
Il ruolo delle amministrazioni
Un altro capitolo del nuovo regolamento riguarda il rafforzamento delle capacità amministrative degli enti pubblici che gestiscono gli appalti. La componente organizzativa sarà infatti centrale nell’applicazione delle nuove regole, perché l’ampliamento dei criteri disponibili richiederà competenze e strumenti adeguati per valutarli.
Il Public Procurement Act dovrà quindi stabilire in che misura la capacità di spesa delle amministrazioni europee potrà essere utilizzata anche come strumento di politica industriale e climatica. Il passaggio dal prezzo alla qualità amplia il campo di valutazione delle offerte, mentre il ruolo effettivo della sostenibilità resterà legato alle modalità con cui i nuovi criteri saranno definiti e applicati.










