Migliaia di persone, secondo quanto riferito dagli organizzatori, hanno partecipato sabato 26 settembre al corteo promosso ad Albano dal Coordinamento contro l’inceneritore di Albano e Roma e dall’Unione dei Comitati contro l’inceneritore di Santa Palomba. La manifestazione ha ribadito la contrarietà al progetto dell’impianto e le richieste di maggiore trasparenza sulla gestione dell’area interessata dai lavori.
Il progetto continua a essere accompagnato anche da un confronto sulle questioni archeologiche e ambientali del sito, mentre per il 4 novembre è previsto un passaggio giudiziario relativo alla tutela delle risorse idriche.
Il ritrovamento del basolato e le presenze archeologiche
Durante gli scavi effettuati nel giugno 2026 nell’area di Santa Palomba è emersa una porzione di strada basolata. La Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggistica ha svolto attività di pulizia del ritrovamento per consentire i rilievi.
Secondo il LabUr – Laboratorio di Urbanistica, la Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico avrebbe censito nell’area interessata dal progetto 342 presenze archeologiche, indicate come MOSI, comprese strade antiche e basolati.
LabUr sostiene inoltre che le interferenze con le opere sarebbero plurime e che il rischio archeologico fosse classificato come alto, con specifiche condizioni di tutela previste dal PAUR. Il laboratorio ha annunciato un esposto al Ministero della Cultura. Queste valutazioni e le eventuali criticità indicate da LabUr sono riportate dalla fonte e non vengono qui presentate come accertamenti indipendenti.
Le contestazioni sulla presenza di amianto
Un altro fronte riguarda i materiali rinvenuti durante le attività di scavo. Nelle ultime settimane i comitati hanno denunciato la presunta presenza di rifiuti pericolosi e amianto nell’area destinata all’impianto.
L’Unione dei Comitati contro l’inceneritore sostiene che la quantità di amianto potrebbe ammontare a centinaia di tonnellate e riferisce della presenza di oltre 300 big-bag nell’area. I comitati hanno inoltre sollevato dubbi sulle modalità di movimentazione di alcune terre, sostenendo che alcune operazioni sarebbero avvenute anche durante le ore notturne.
Si tratta di contestazioni e stime formulate dai comitati: il testo non fornisce un accertamento indipendente sulla quantità di amianto, sulla classificazione dei materiali o sul loro eventuale livello di contaminazione.
Il corteo e le richieste dei comitati
Durante la manifestazione sono state rivolte critiche anche all’amministrazione capitolina e alla politica romana, accusate dai comitati di non aver fornito risposte sufficienti rispetto alle questioni ambientali sollevate.
Il corteo ha rappresentato un momento di mobilitazione contro la realizzazione dell’inceneritore e ha rilanciato le richieste di accertamenti, trasparenza e informazione sulle condizioni dell’area e sulla gestione dei materiali rinvenuti durante i lavori.
Il ricorso davanti al Tribunale delle Acque
Parallelamente al confronto sul cantiere, il 4 novembre 2026 è prevista un’udienza davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche sul ricorso contro l’inceneritore previsto a Santa Palomba.
Secondo quanto riferito durante un’assemblea pubblica organizzata a Castel Gandolfo da associazioni e comitati del territorio, il ricorso riguarda le possibili conseguenze del progetto sulle risorse idriche dei Colli Albani, compresi i laghi Albano e di Nemi.
Alla mobilitazione giudiziaria, secondo la fonte, hanno aderito sette Comuni insieme a cinque associazioni. L’udienza del 4 novembre costituirà quindi un ulteriore passaggio nel contenzioso legato al progetto, distinto dalle iniziative di protesta e dalle contestazioni relative al cantiere.










