Rifiuti plastici, cala commercio globale ma più export extra-Ocse

Il monitoraggio 2026 dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (Ocse) registra una contrazione del 7,7% negli scambi mondiali, ma evidenzia un incremento del 15% dei flussi diretti verso i Paesi non membri con in testa Malesia, Vietnam e Indonesia. L'Italia si posiziona al nono posto tra i principali esportatori. Lo studio riconferma un marcato divario nei prezzi unitari

commercio rifiuti plastici

Nel 2024 il commercio internazionale di rifiuti e scarti plastici è sceso a circa 6,2 milioni di tonnellate, registrando una contrazione del 7,7% rispetto all’anno precedente. Si tratta della flessione più marcata su base annua dal 2020 a oggi.

Inserito in una prospettiva decennale, questo dato evidenzia un volume complessivo più che dimezzato rispetto ai picchi del 2014, in seguito ai blocchi introdotti dalla Cina e alle restrizioni internazionali della Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi entrate in vigore nel 2021.

È quanto emerge dal nuovo rapporto Monitoring Trade in Plastic Waste and Scrap 2026, pubblicato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (Ocse). Il documento evidenzia come l’Europa rimanga il baricentro dei flussi globali: le movimentazioni tra Paesi europei membri dell’Ocse rappresentano da sole il 48% del commercio mondiale, mentre complessivamente il 59% degli scambi avviene all’interno del circuito Ocse, confermando la crescita dei mercati regionali di recupero e riciclo.

In questa mappa globale, l’Italia occupa una posizione di rilievo, posizionandosi al nono posto tra i principali Paesi esportatori Ocse.

Aumentano le esportazioni verso Paesi extra-Ocse

In netta controtendenza rispetto al calo generale degli scambi si registra tuttavia un aumento delle esportazioni verso i Paesi non-Ocse. Nel 2024 le spedizioni destinate alle economie terze sono cresciute del 15%, pari a 210mila tonnellate aggiuntive rispetto all’anno precedente, dopo l’aumento del 19% già rilevato nel 2023.

Le principali direttrici extra-Ocse rimangono concentrate nel sud-est asiatico, con in testa la Malesia con 670mila tonnellate, il Vietnam con 430mila e l’Indonesia con 260mila. I primi cinque esportatori complessivi dell’area Ocse, ovvero Germania, Giappone, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti, coprono da soli il 52% del totale mondiale con 2,9 milioni di tonnellate.

Commercio rifiuti plastici: cosa viene scambiato

Sul piano merceologico, la quota maggioritaria degli scambi riguarda la categoria residuale degli “altri polimeri” (Hs 391590) con 2,9 milioni di tonnellate, il 48% del totale, seguita dai polimeri dell’etilene con 2,4 milioni di tonnellate. In forte aumento compaiono i polimeri dello stirene (+36%, pari a 450mila tonnellate) e del cloruro di vinile (Pvc, +8% per 200mila tonnellate). Per il Pvc il report segnala un incremento del 6% dell’export verso nazioni non-Ocse, guidate prevalentemente dal Giappone.

Lo studio riconferma infine un marcato divario nei prezzi unitari: i rifiuti plastici scambiati all’interno dei Paesi Ocse spuntano quotazioni medie al chilogrammo più alte rispetto alle esportazioni verso Paesi terzi, a testimonianza di una differente selezione e qualità del materiale avviato a riciclo.

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