In Italia crisi climatica ed emergenze ambientali continuano a lasciare il segno anche nelle aree urbane, mentre la capacità di risposta delle città è ancora troppo lenta e timida. Le uniche a dimostrarsi più reattive sono le medie e le piccole, mentre le grandi città, pur confermando un complessivo ma lento movimento, restano in affanno. La conferma arriva dai nuovi dati e dalla classifica di Ecosistema Urbano 2026, il rapporto annuale di Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore.
L’analisi fotografa le performance ambientali di 106 città capoluogo di provincia: si tratta di quasi un terzo della popolazione italiana. Nel 2026 è salita al 55,7% la media dell’incide di “performance sostenibile”, che riguarda aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia delle città prese in esame. Una crescita di quasi due punti (+1,8%) rispetto alla passata edizione (53,8%) e che torna ai livelli del 2024 (55,8%).
Smog, consumo di suolo e auto circolanti restano le maggiori criticità urbane da affrontare nei 106 capoluoghi: in particolare preoccupano i picchi di ozono (O3), cartina tornasole dell’inquinamento atmosferico in città.
Ma anche l’aumento del consumo di suolo pari a 4.726 ettari nel quinquennio 2019-2024: è come se fosse nata dal nulla una città grande come Bologna. Tutto ciò a fronte di un calo di popolazione di 322mila abitanti complessivi. “Non ci siamo – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – neanche sulla riduzione del rischio idrogeologico e sulle iniziative per concretizzare l’idea della città spugna, utile a fronteggiare gli eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi in ambito urbano”. Le auto circolanti salgono a 70 contro le poco più di 68 della passata edizione.
Buone notizie arrivano, invece, dalla raccolta differenziata, la cui media nei 106 capoluoghi si attesta al 66,1%, circa un punto percentuale in più rispetto allo scorso anno. Aumenta anche l’utilizzo dei mezzi pubblici: salgono a 103 i viaggi procapite annui sui bus contro gli 86 dello scorso anno.
Passi in avanti si registrano anche in tema di riduzione della dispersione idrica: il valore medio dell’acqua che viene dispersa cala al 34,7%, mentre nel 2024 era pari a 36,1%.
La classifica generale di Ecosistema urbano 2026
Nella Penisola, dove si investe su sostenibilità e politiche urbane lungimiranti i risultati si toccano con mano. A dimostrarlo sono Mantova, Trento e Bolzano, che guidano quest’anno la classifica generale di Ecosistema Urbano. In particolare, Mantova si afferma leader green indiscussa con un indice di “performance sostenibile” che raggiunge il punteggio dell’81,2%, mentre Trento si ferma al 76,5% e Bolzano al 75,4%: si tratta delle uniche due città in classifica sopra i 75 punti percentuali.
Anche nel 2026 a dominare la top ten della graduatoria di Ecosistema urbano sono i medi e piccoli comuni del nord est: spiccano Cremona (quarta con il 74,7%), Reggio Emilia (quinta con il 72,4%), Bergamo (sesta con il 71,4%), Parma (settima con il 71%), Pordenone (ottava con il 70,7%). Al nono posto Cosenza, prima città del Sud, che risale la classifica: nel 2025 si era attestata 16esima.
Napoli piomba in fondo alla classifica in 106esima posizione con un indice di performance ambientale del 30,8%. Ad accompagnarla, diverse città del Sud: Crotone (101esima con il 39%), seguita da Caserta (38,5%), Catania (37,4%), Palermo (36,7%) e Reggio Calabria (36,7%). “I dati – dice Mirko Laurenti dell’ufficio scientifico di Legambiente e curatore del report – ci raccontano di un Paese dove le città si muovono ad una doppia velocità, tra difficoltà e qualche miglioramento, e dove le differenze sono sempre più marcate tra il Nord e il Sud della Penisola”.
Tra le grandi città Bologna, anche se scesa al 12esimo posto con il 69,7%, si conferma la più sostenibile, mentre Roma è 67esima in classifica con un punteggio che si attesta al 50,9%, peggiorando di una posizione rispetto al 2025.
Laurenti sottolinea però che le città stanno provando a reagire alle emergenze urbane, forse spinte dall’arrivo di fondi eccezionali oppure a contributi straordinari, come ad esempio per le progettualità legate al Pnrr. “Ma lo fanno in maniera non sinergica – specifica Laurenti -. Serve una strategia nazionale urbana che, insieme a una regia comune, metta davvero al centro le città per avviare una programmazione allargata e condivisa che vada ben oltre il singolo comune o territorio e sia in grado di costruire risposte davvero efficaci che guardino all’area vasta. In questo percorso è fondamentale il contributo coordinato dei sindaci delle città”.
Quattro priorità di intervento
Una fotografia ricca di chiaroscuri quella scattata dal report Ecosistema Urbano 2026, giunto alla 33esima edizione e presentato il 26 ottobre a Roma e in diretta streaming. “È fondamentale – aggiunge Ciafani – accelerare il passo e che governo e Parlamento diano il loro contributo. Altrimenti continueremo, come abbiamo fatto fino ad oggi, ad apprezzare solo alcuni segnali di cambiamento, frutto della capacità e del coraggio di pochi sindaci. È ora di invertire rotta con politiche ambientali strutturali e di lungo periodo e non con misure tampone”.
I numeri di Ecosistema urbano 2026 sintetizzano le aree d’intervento su cui occorre lavorare per accelerare il passo garantendo ai cittadini città più sostenibili e resilienti e soprattutto più sicure in termini di contrasto alla crisi climatica. Per questo Legambiente, partendo dall’analisi del nuovo report, consiglia al governo quattro priorità d’intervento.
Intanto, prevedere maggiori stanziamenti di risorse economiche per le città dopo la fine del Pnrr e rendere operativo il Piano di Adattamento ai Cambiamenti climatici (Pnacc) stanziando nella nuova legge di bilancio le risorse economiche necessarie per attuare gli interventi prioritari. E poi approvare una legge nazionale contro il consumo di suolo e prevedere più interventi di mitigazione e di adattamento che abbiano al centro Nature-base Solutions (NbS).
Ripartire dalle grandi città
Le grandi città, seppur confermino lievi movimenti come lo scorso anno, restano in evidente ritardo, secondo Legambiente. “In gran parte dei capoluoghi italiani – conclude Ciafani – l’adattamento alla crisi climatica così come la transizione ecologica hanno ancora un andamento troppo lento. Il risultato è che abbiamo troppe città che rincorrono le emergenze croniche e gli effetti della crisi climatica come le ondate di calore e gli eventi meteo estremi”.
Lo smog soffoca Bologna, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Venezia. Il sempre più elevato numero di auto circolanti riguarda Roma, Torino e Catania. La raccolta differenziata dei rifiuti, a fronte di una media da anni in costante crescita nell’insieme dei capoluoghi, vede alcune grandi realtà urbane in seria difficoltà a tenere il passo e ancora molto indietro rispetto alla media nazionale: si tratta di Bari, Roma, Napoli e Catania con Palermo che supera di poco in questa edizione il 20% di raccolta differenziata, ultima tra i capoluoghi di cui si dispone del dato.
C’è poi chi ancora disperde più di un terzo dell’acqua potabile immessa nelle reti idriche come Napoli, Bari, Genova, Venezia, Catania, Palermo e Messina. Ma anche chi non riesce ad arrestare il consumo di nuovo suolo come Venezia, chi non dedica adeguato spazio ai pedoni (Genova) o alla ciclabilità (Napoli, Genova, Messina, Catania, Roma e Palermo e chi non è in grado di spingere in maniera decisiva sulle energie rinnovabili come Palermo, Napoli, Torino, Roma, Venezia e Firenze.
Chi sale, chi scende nel rapporto Ecosistema urbano 2026
Tra le grandi città Venezia è la protagonista di un’importante rimonta dal 47esimo posto in classifica al 31esimo. È la migliore per numero di passeggeri trasportati dal trasporto pubblico locale ed è seconda assoluta per quel che concerne il suolo dedicato ai pedoni, migliorando anche nello spazio destinato alla ciclabilità.
Bene anche Firenze che conquista il 17esimo posto quando lo scorso anno era 21esima: qui la raccolta differenziata arriva al 62,7% e il numero dei passeggeri del trasporto pubblico arriva a quota 288 viaggi procapite annui contro i 247 della scorsa edizione. Miglioramenti anche per Milano, che passa dal 57esimo al 50esimo posto: le città lombarde registrano dati positivi ma si registra la mancanza di una regia regionale.
Padova sale 33esima dopo il 39esimo posto del 2025, Bari si classifica 71esima mentre nel 2025 era 76esima. Nota dolente per Genova che retrocede di 14 posizioni passando da 40esima a 54esima: il capoluogo ligure conferma problemi cronici in fatto di smog, mentre la percentuale di raccolta differenziata migliora di poco (il 52,3% del totale) e peggiora la quantità di acqua potabile dispersa dalla rete che si attesa al 34,8%. Qui è disponibile la mappa interattiva con tutti i dati









