Ecosistema urbano, città lombarde ok ma manca regia regionale

Classifica in Lombardia dei parametri più positivi per crescita di differenziata, infrastrutture ciclabili e trasporto pubblico locale nel 2026: Mantova in testa alla classifica nazionale delle città più sostenibili, ultima Monza al 74esimo posto, tutte le altre entro la metà della classifica, Milano 50esima. Manca ancora una regia regionale per il governo sostenibile delle città. Le principali emergenze restano la qualità dell’aria e l’eccesso di automobili

Ecosistema urbano

Anche nella sua 33esima edizione Ecosistema urbano di Legambiente fotografa la sostenibilità dell’ambiente urbano italiano, elaborando i dati relativi al 2025. “Anche quest’anno – commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – la nostra regione è protagonista delle classifiche di Ecosistema Urbano”.

I 20 indicatori selezionati per la graduatoria complessiva dei 106 capoluoghi esaminati nel report coprono sei principali componenti ambientali presenti in città: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.

Ecosistema urbano Lombardia 2026: al primo posto Mantova

Mantova è prima in classifica nazionale per sostenibilità, con l’81,29% di conformità a tutti i parametri e in tutti gli ambiti. Già seconda nella passata edizione, settima due anni fa e ancora seconda nell’edizione 2023 del rapporto, il capoluogo virgiliano spicca per essere secondo assoluto nella limitazione al traffico motorizzato privato.

La provincia lombarda si classifica invece terza nello sviluppo di infrastrutture ciclabili (33,4 metri equivalenti ogni cento abitanti) e nel numero di alberi pro capite (96 ogni 100 abitanti) e quinta per volume di passeggeri del trasporto pubblico locale. “Mantova – aggiunge Meggetto – supera le virtuose Trento e Bolzano e le città lombarde sono tutte, tranne Monza, entro la metà della classifica“.

Male, tra altri parametri negativi, la motorizzazione individuale, che cresce ben oltre la media regionale (640 auto ogni mille abitanti) passando in un solo anno da 660 a 690. “La realtà – continua ancora Meggetto – è quella di città ancora troppo rivolte al passato. Gli effetti della crisi climatica accelerano e i cittadini attendono risposte che arrivano troppo lentamente. Se non si adatta l’ambiente urbano alla crisi climatica si aumentano i rischi per la salute e l’aumento delle disuguaglianze. Serve sicuramente un maggiore coordinamento tra i comuni, ma soprattutto una strategia regionale che valorizzi gli sforzi delle amministrazioni”.

Milano soffre la qualità dell’aria

Tra le grandi città italiane Milano sale di sette posti dalla scorsa rilevazione, continuando nel suo primato nazionale di offerta di trasporto pubblico, ancora in crescita, e di un uso efficiente di suolo. Ma la città continua a soffrire di mali storici, come la qualità dell’aria sempre oltre i superamenti giornalieri consentiti dalle regole europee.

Valutata come “scarsa” da Ecosistema Urbano, la qualità dell’aria milanese è legata in gran parte alla congestione veicolare, nonostante le restrizioni messe in atto dalla low emission zone di Area B, poco efficace alla prova dei fatti. “La sostenibilità della mobilità – spiega Federico Del Prete, responsabile Mobilità e Spazio pubblico di Legambiente Lombardia – è un ambito centrale nelle classifiche di Ecosistema Urbano: diverse città strutturate andrebbero ripensate quasi solo come piattaforme stradali”.

Per fare un esempio, Milano dedica alla circolazione e alla sosta dei veicoli, soprattutto di quelli privati, il 56% del proprio spazio pubblico. “In questo modo – aggiunge Del Prete – rimane ben poco per progettare e impostare la transizione ecologica. Le sfide climatiche in città si vincono proprio sottraendo spazio pubblico a parcheggi e superfici asfaltate per trasformarlo in infrastrutture verdi. Per ottenere un ecosistema urbano reattivo e coerente con l’accelerazione della crisi climatica bisogna fare delle scelte radicali sulle priorità: meno veicoli privati, più trasporto collettivo e mobilità attiva, più verde e più cura del reticolo idrico”.

Il capoluogo lombardo spicca poi per una scarsa dispersione idrica, con perdite inferiori al 15%. L’ambito idrico non si esaurisce però con questo soddisfacente parametro perché Milano è purtroppo soggetta a un notevole rischio idrogeologico, che continua a minacciare soprattutto la zona Nord.

Come per la scarsa qualità dell’aria, anche questa criticità dipende da politiche e da strategie di ampio respiro, che chiamano in causa, oltre all’amministrazione comunale, anche quella regionale e nazionale. Legambiente Lombardia ha prodotto un approfondimento su questo problema (pagine 71-74 del rapporto), la cui soluzione è sollecitata, oltre che dagli eventi climatici, anche dal regolamento europeo sul ripristino della natura, la Eu Nature Restoration Law.

Il capitolo analizza sia il più ampio quadro metropolitano che la necessità della città di Milano di avviare il recupero del proprio reticolo idrico, di circa 370 chilometri, cancellato nel corso del Novecento dagli effetti della motorizzazione di massa ma oggi divenuto più indispensabile che mai per aiutare la transizione ecologica e la resilienza climatica.

La classifica finale di Ecosistema Urbano 2026 di Legambiente – @Legambiente Lombardia
Articolo precedenteRinnovabili, imprese: “Mase non risponde a nostre richieste siamo nell’incertezza”
Articolo successivoImballaggi plastica Ue, riciclo in aumento