Ambientalisti su piano rifiuti Emilia Romagna: “Occorre cambiare passo”

Per Rete Rifiuti Zero e Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna “è un piano che si adegua alle esigenze dei grandi gestori che pensano prima al profitto e poi alla sostenibilità” mentre sarebbe necessario “ridurre lo spreco delle risorse ed accelerare sull’economia circolare”. Tra le richieste, quella di spingere su una raccolta differenziata elevata non solo in termini assoluti ma anche qualitativi, inoltre "le indicazioni dell’Europa della selezione del rifiuto residuo ai fini del riciclaggio come alternativa all’incenerimento dei rifiuti sono state completamente ignorate"

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Occorre cambiare passo. È questa la richiesta di Rete Rifiuti Zero e Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna sul piano rifiuti regioale approvato nei giorni scorsi, che prevende al 2027 l’80% di raccolta differenziata e la chiusura delle discariche ma non la chiusura degli inceneritori. Prevista anche una produzione massima di 120 kg di rifiuti indifferenziati per abitante.

“Il Consiglio Regionale ha approvato il 13 luglio il Piano gestione rifiuti 2022/27, votato da tutte le forze politiche di maggioranza, con l’astensione della sola Europa Verde. A nulla è valsa la lettera inviata dalla Rete Rifiuti Zero e dai Comuni Rifiuti Zero a tutti i Consiglieri prima del voto in cui si spiegava, numeri alla mano, che quel piano era chiaramente peggiorativo rispetto agli obiettivi fissati della legge regionale 16/2015 ed al piano precedente, e non coglieva pienamene le indicazioni europee in tema di Economia Circolare. Così come a nulla erano valse le corpose osservazioni precedentemente inviate in cui si indicavano tulle le soluzioni alternative da introdurre al fine di ottenere i migliori risultati”, si legge nel comunicato degli ambientalisti.

Nella lettera inviata ai consiglieri “i Comuni rifiuti zero e la Rete Rifiuti Zero chiedevano che per il 2027 si ponesse l’obiettivo di 120 kg/ab anno di rifiuti non riciclati in coerenza con l’obiettivo di 110 kg/ab anno al 2030 previsto dal Patto per il lavoro e per il clima, obiettivo a cui regioni come Veneto e Sardegna sono vicine, raggiunto da diversi comuni della nostra regione, e partendo da questo obiettivo parametrare tutto il resto del piano. Occorre accelerare sul passaggio ad un’economia sempre più circolare; la crisi climatica in corso, la necessità ambientale e geopolitica di ridurre il consumo di materie prime ed i consumi energetici, il bisogno di migliorare la qualità dell’aria. Queste ed altre ragioni non lasciano dubbi. Il piano regionale avrebbe dovuto essere l’occasione per puntare in alto, proponendo ad obiettivi raggiungibili ed ambiziosi allo stesso tempo basandosi sull’esperienza di quei territori e gestori che già raggiungono ottimi risultati spesso a costi più contenuti rispetto ai territori meno virtuosi”.

“Invece – prosegue il testo – il piano prevede un incremento della produzione pro-capite dei rifiuti urbani del 5,4% che passerebbe dai 667 kg/ab anno del 2019 ai 703 del 2027 rispetto all’obiettivo della legge 16/2015 di riduzione a 539 Kg/ab, un indice di riciclaggio al 66%, inferiore rispetto al 70% previsto dalla legge ed al 72% già raggiunto dai comuni emiliano-romagnoli che stanno applicando la tariffa/tari puntuale. Nel nuovo piano i rifiuti non riciclati previsti al 2027 sono 239 kg/ab anno, addirittura un po’ superiori di quelli prodotti nel 2021 (235KG); si tenga presente che i comuni emiliano-romagnoli a misurazione puntuale ne producono 145 kg”.

“Il concetto di raccolta differenziata – si legge poi – è da tempo superato, i rifiuti o sono riciclati o non lo sono, per questo la RD deve essere non solo elevata in termini assoluti ma anche in termini qualitativi, ed è su questo concetto che il piano avrebbe dovuto spingere di più. Il piano prevede il pieno utilizzo dell’incenerimento per il rifiuto residuo, gli scarti delle raccolte differenziate e i rifiuti speciali, annullando la previsione di chiusura dell’inceneritore di Piacenza previsto nel piano precedente e la promessa di chiudere quello di Forlì. Le indicazioni dell’Europa della selezione del rifiuto residuo ai fini del riciclaggio come alternativa all’incenerimento dei rifiuti sono state completamente ignorate. Sulla termovalorizzazione si è creato un falso mito, l’energia risparmiata tramite la riduzione della produzione di rifiuti, il riutilizzo ed il riciclo è molto maggiore di quella ricavata dalla termovalorizzazione. Il chilowattora prodotto dai termovalorizzatori emette più CO2 rispetto a quello prodotto col gas o col petrolio. Questo non è un piano degno di una regione che vuole essere fra le migliori, è un piano che si adegua alle esigenze dei grandi gestori che pensano prima al profitto e poi alla sostenibilità. C’è una forte e sacrosanta spinta da parte della normativa Europea per ridurre la produzione di rifiuti e per incrementare la qualità del rifiuto differenziato. Il nuovo piano va invece in senso contrario”.

In conclusione, le associazioni esprimono la convinzione che “la nostra regione possa e debba fare meglio e auspica un cambio di passo per ridurre lo spreco delle risorse ed accelerare sull’economia circolare”.