Sono al momento 215 le firme raccolte in una lettera aperta al sindaco di Torino Stefano Lo Russo. La richiesta è quella di un radicale rinnovamento del modello di città in favore di una mobilità più sicura e condivisa. La lettera segue l’investimento dello scorso 22 settembre in corso Regina Margherita di un bambino di sette anni che stava andando a scuola in bicicletta.
Le proponenti sono Maria Cristina Caimotto, coordinatrice del sottogruppo Mobilità attiva e Ciclabilità della Rete università sostenibili (Rus), Laura Corazza, delegata della Rettrice per il Coordinamento e lo Sviluppo della Sostenibilità, Silvana Dalmazzone, delegata della Rettrice al Public Engagement e all’Impatto sociale, Anna Mastromarino, direttrice della Scuola di Scienze giuridiche, politiche ed economico-sociali. Tra le firme troviamo la rettrice dell’Università di Torino Cristina Prandi.
Bambino investito a Torino, il testo della lettera aperta
“Gentile Sindaco,
L’investimento mortale di un bambino di sette anni che voleva soltanto andare a scuola in bici ha scosso e scuote tutta la nostra comunità e, siamo certi, non la lascia indifferente. Nulla di quello che potremo fare riporterà Nicolò ai suoi affetti, ma la sua morte ci mette di fronte alla necessità di ripensare radicalmente la scala di priorità con cui è gestito lo spazio pubblico.
Nei Paesi Bassi un parametro usato per misurare la qualità di vita in città è legato a quanto un bambino di otto anni può muoversi in autonomia, senza essere accompagnato da un adulto, in bici o a piedi. Perché se una città è sicura per bambini di otto anni in giro da soli, è sicura per tutte le persone che la abitano. A Torino invece un numero sempre più grande di genitori dice che vorrebbe portare i figli in bici a scuola, ma ha paura. Da martedì, per forza di cose, la paura è più grande, anche tra chi continua a portarli, consapevole dell’importanza e dell’impatto educativo, ecologico e sociale di questa scelta di mobilità.
Sappiamo che ha a cuore questa città e chi la vive. Sappiamo che non è semplice attuare i cambiamenti. Ma questa morte deve interrogare tutta la cittadinanza e nessuno deve tirarsi indietro nel riconoscere in che modo non abbiamo fatto abbastanza e cosa dobbiamo fare affinché questa sia davvero l’ultima volta che ci ritroviamo a piangere una tragedia così tremenda eppure così annunciata.
Serve un modello completamente diverso, serve un cambiamento sistemico che garantisca il diritto umano fondamentale di muoversi in autonomia e sicurezza nel luogo in cui si vive. E serve farlo subito, prima di ritrovarci a piangere un’altra vita spezzata. Tutti devono potersi muovere senza avere paura. Si risponde modificando lo spazio pubblico e accompagnando il cambiamento culturale. Torino è stata tante volte laboratorio di cambiamenti che poi hanno interessato il resto della nazione.
Le istituzioni che firmano questa lettera sono a disposizione per supportarla in questo difficile compito. Al tempo stesso, sentiamo la responsabilità di chiedere che questa morte non venga dimenticata e che si continui a lavorare insieme perché Torino sia una città nella quale nessuno debba sentirsi esposto alla paura o all’ingiustizia“.



