La nuova proposta della presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue per il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 rischia di ridurre in modo significativo le risorse destinate alla tutela del clima e della natura. A lanciare l’allarme sono Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Wwf Italia, MIRA Network e Fondazione Ecosistemi, secondo cui una contrazione degli investimenti ambientali indebolirebbe la capacità europea di affrontare le crisi climatiche, energetiche ed economiche.
Il documento di compromesso, contenuto nell’ultima Negobox che orienta i negoziati tra gli Stati membri, prevede una riduzione complessiva del bilancio europeo di 159 miliardi di euro, pari a 141 miliardi a prezzi 2025. Considerando l’obiettivo di destinare il 35% delle risorse a clima e ambiente, il taglio si tradurrebbe in circa 30 miliardi di euro in meno per affrontare le sfide climatiche e ambientali.
Le organizzazioni chiedono di cambiare direzione e destinare al clima e all’ambiente almeno 1.000 miliardi di euro nel prossimo bilancio europeo, riservandone 200 miliardi alla biodiversità.
Il costo dell’inazione climatica per l’economia europea
Secondo le associazioni, ridurre gli investimenti proprio mentre aumentano gli impatti della crisi climatica rischia di produrre costi ancora più elevati nel lungo periodo. Le risorse destinate alla prevenzione, alla protezione degli ecosistemi e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili vengono considerate un investimento per rafforzare la resilienza dell’Europa agli shock futuri.
A evidenziare i possibili effetti economici dell’inazione è un’analisi di Triodos Bank citata nel documento, secondo cui gli eventi meteorologici estremi dell’estate potrebbero ridurre il Pil europeo di circa l’1% nel 2026, con perdite stimate intorno a 180 miliardi di euro.
Per le organizzazioni firmatarie, in questo contesto ridurre le risorse per il clima e la natura rischia di aggravare ulteriormente le conseguenze economiche e ambientali degli eventi estremi, aumentando l’esposizione di cittadini, imprese e territori.
Politica agricola comune, fino al 60% dei fondi sostiene modelli intensivi
Un altro punto critico riguarda la Politica agricola comune (Pac). Mentre gli agricoltori affrontano siccità, alluvioni e degrado dei suoli, secondo un recente rapporto del Wwf fino al 60% dei fondi della Pac, pari a circa 32,1 miliardi di euro l’anno, continuerebbe a sostenere attività che favoriscono modelli agricoli intensivi e insostenibili.
Le associazioni sottolineano il rischio che i cittadini europei paghino due volte: prima attraverso il finanziamento di pratiche che esercitano pressioni sulle risorse naturali e poi per i costi economici e ambientali legati alle loro conseguenze.
La richiesta è quindi di orientare il prossimo bilancio europeo verso attività agricole capaci di proteggere suolo, acqua e biodiversità, contribuendo al tempo stesso a rendere le aziende agricole più resilienti agli effetti del cambiamento climatico.
Programma LIFE, chiesti finanziamenti specifici e protetti
Le organizzazioni esprimono preoccupazione anche per il futuro del programma LIFE, lo strumento europeo interamente dedicato all’ambiente, alla natura e all’azione per il clima.
Nonostante il sostegno espresso da autorità locali e regionali, imprese, ricercatori e organizzazioni della società civile, la proposta di compromesso non prevederebbe finanziamenti specificamente vincolati al programma. Secondo i firmatari, l’assenza di risorse dedicate potrebbe indebolire uno degli strumenti attraverso cui l’Unione europea traduce gli obiettivi ambientali in interventi concreti sul territorio.
I progetti LIFE contribuiscono infatti al ripristino della natura, alla protezione dell’ambiente e alla lotta al cambiamento climatico. Per questo le associazioni chiedono al Consiglio dell’Ue di garantire al programma un bilancio dedicato e protetto, mantenendo obiettivi ambiziosi di spesa per il clima e la natura.
Il bilancio europeo come investimento nella sicurezza
Nella posizione delle organizzazioni, la tutela ambientale è strettamente legata alla sicurezza economica e sociale dell’Europa. Gli investimenti in prevenzione climatica, ripristino degli ecosistemi e sostenibilità dovrebbero contribuire a ridurre i costi futuri, limitare le disuguaglianze e migliorare la qualità dell’ambiente in cui vivono i cittadini.
Il prossimo Quadro finanziario pluriennale, sostengono i firmatari, dovrebbe quindi essere concepito come uno strumento per rafforzare la resilienza dei territori, sostenere agricoltori e imprese e proteggere le comunità dagli effetti delle crisi ambientali. La richiesta al Consiglio dell’Ue è di non ridurre le risorse destinate a clima e natura, ma di assicurare finanziamenti adeguati e stabili per affrontare le sfide dei prossimi anni.



