La Commissione europea ha pubblicato un’analisi sull’implementazione delle bioplastiche all’interno del Regolamento Ue sugli imballaggi, realizzato dalla società di consulenza ambientale tedesca nova-Institute. La ricerca fornisce “solide intuizioni” basate sullo sviluppo tecnologico, le prestazioni ambientali e le opzioni politiche.
Attualmente le materie plastiche biobased costituiscono solo l’1% dei consumi globali di plastiche, con 17 polimeri a base biologica oggi disponibili in commercio. L’analisi non rileva barriere tecniche fondamentali al loro impiego negli imballaggi e mostra che potrebbero consentire una riduzione delle emissioni di gas climalteranti tra il 30% e il 70% rispetto alle alternative di origine fossile, contribuendo agli obiettivi europei di decarbonizzazione ed economia circolare.
Aumentare la produzione delle bioplastiche rimane una sfida chiave, secondo il nova-Institute. Costi di produzione più elevati, infrastrutture limitate e un sostegno politico intermittente rispetto ai biocarburanti rallentano l’assorbimento del mercato. Lo studio chiede quindi misure mirate come obiettivi vincolanti di contenuto biobased, criteri di sostenibilità armonizzati e investimenti in infrastrutture di riciclaggio e lavorazione.
Lo studio evidenzia altresì l’importanza di riconoscere la complementarità tra materiali a base biologica e riciclato, piuttosto che trattarli come soluzioni concorrenti. “Per più di 30 anni abbiamo lavorato alla defossilizzazione del settore chimico e dei materiali – afferma Michael Carus, fondatore e consulente senior del nova-Institute – La nostra analisi mostra che un settore dell’imballaggio a impatto climatico zero richiederà un mix equilibrato di materiali a base biologica, utilizzo di CO2 e riciclo. Quando si tratta di imballaggi, ciò significa aumentare sia la quota di contenuto biologico che l’uso di materiali riciclati”.
Dall’intuizione all’implementazione: sostenere la transizione del carbonio rinnovabile
“Accogliamo con favore il fatto che la Commissione europea abbia scelto di attingere a consigli scientifici indipendenti del nova-institute”, afferma il dott. Lars Börger (CEO di nova-institute). “In processi di trasformazione complessi, la politica ha bisogno di una visione imparziale delle migliori prove scientifiche disponibili. Questo è ciò che rende forte l’Europa ed è anche ciò che significa nova”.
Con la sua lunga esperienza nel carbonio rinnovabile, nova-Institute supporta aziende, responsabili politici e investitori nella navigazione nella transizione dalle fonti di carbonio fossili a quelle sostenibili. Attraverso studi approfonditi, dati di mercato, consulenza strategica e risorse ampiamente accessibili come rapporti gratuiti e la Renewable Carbon Initiative, nova fornisce indicazioni su tecnologie, mercati, sostenibilità e sviluppi normativi. Combinando l’analisi scientifica con il supporto pratico all’attuazione, il nova-Institute contribuisce attivamente a far progredire l’economia del carbonio rinnovabile e a consentire alle parti interessate di trasformare ambiziosi obiettivi climatici in strategie attuabili.











