L’Europa è arrivata all’estate 2026 senza un quadro comune più stringente per proteggere i lavoratori dai rischi legati alle ondate di calore. A dicembre 2025 il Comitato consultivo dell’UE sulla salute e sicurezza sul lavoro aveva discusso alcune possibili misure, tra cui indicatori per l’esposizione al calore, acclimatamento dei lavoratori, idratazione e organizzazione dell’attività lavorativa. Il confronto, però, non aveva portato a un accordo sulla natura vincolante o meno degli interventi.
A confermarlo è stata la commissaria europea per il Lavoro Roxana Minzatu, in risposta a un’interrogazione parlamentare presentata sul rapporto tra caldo e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Le raccomandazioni del comitato europeo
Nel dicembre 2025 il comitato consultivo aveva raccomandato un’azione più incisiva dell’Unione europea sul tema dell’esposizione al calore. Tra gli aspetti individuati figuravano la definizione di indicatori di esposizione al calore, l’acclimatamento dei lavoratori, l’accesso all’idratazione e una diversa organizzazione del lavoro durante le condizioni climatiche più estreme.
Il comitato, composto da rappresentanti dei governi, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni dei datori di lavoro di ciascuno Stato membro, non è però riuscito a raggiungere un consenso sulla possibilità di rendere queste misure vincolanti.
Il risultato è che, di fronte a un’estate caratterizzata da nuove ondate di calore, il quadro europeo resta privo di disposizioni comuni specifiche sufficientemente stringenti.
Cosa prevede oggi la normativa europea
Il riferimento europeo resta la direttiva sulla sicurezza e salute dei lavoratori, che riconosce il diritto di interrompere l’attività e mettersi al sicuro in presenza di un pericolo grave e imminente.
Il problema evidenziato nell’interrogazione parlamentare è però l’assenza di condizioni esplicite che consentano di esercitare immediatamente questo diritto in relazione al caldo estremo.
La questione assume particolare rilievo con l’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore, che possono determinare rischi significativi per la salute soprattutto per chi svolge attività all’aperto o in ambienti particolarmente esposti alle alte temperature.
La Commissione valuta nuove misure
Minzatu ha spiegato che la Commissione europea sta continuando a lavorare sul tema nell’ambito delle consultazioni con le parti sociali legate alla legge sui posti di lavoro di qualità.
Tra le questioni prese in considerazione ci sono anche possibili ulteriori interventi dell’UE per affrontare i rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, compresi quelli associati al calore.
La competenza in materia di lavoro e politiche sociali è però concorrente tra Unione europea e Stati membri. Bruxelles può quindi definire orientamenti e standard minimi, mentre una parte rilevante delle norme e della gestione del mercato del lavoro rimane affidata ai singoli governi.
L’estate 2026 senza un accordo comune
Il confronto avviato alla fine del 2025 non ha dunque prodotto, finora, un nuovo quadro europeo vincolante per affrontare il rischio caldo sui luoghi di lavoro.
La discussione potrebbe proseguire nei prossimi mesi, mentre l’esperienza dell’estate 2026 riporta al centro la necessità di definire misure più chiare per proteggere i lavoratori dalle temperature estreme. La questione resta quindi aperta in vista delle prossime stagioni estive.










