Le ondate di calore sono ormai una sfida strutturale per le città, chiamate a ripensare spazi pubblici, mobilità e servizi per ridurre gli effetti della crisi climatica. In questa intervista di Eco dalle Città, Chiara Foglietta, assessora alla Transizione ecologica e digitale e alle Politiche per l’ambiente del Comune di Torino, racconta le strategie con cui il capoluogo piemontese sta affrontando il caldo estremo: più verde urbano, interventi di depavimentazione, quartieri più resilienti, trasporto pubblico, centri raffrescati e una pianificazione che integra stabilmente l’adattamento climatico nelle trasformazioni della città.
Il caldo estremo non è più un’emergenza occasionale, ma una condizione con cui le città devono fare i conti ogni estate. Torino sta adattando la sua pianificazione a questa nuova realtà?
“Sì. Da alcuni anni Torino ha cambiato approccio: il caldo estremo non viene più affrontato come un’emergenza episodica, ma come una condizione con cui la città deve imparare a convivere e alla quale deve adattarsi in modo strutturale.
Per questo ci siamo dotati di strumenti come il Piano di Resilienza Climatica e il PAESC, che orientano la pianificazione e gli investimenti della Città verso interventi concreti: dall’aumento del verde e della permeabilità degli spazi urbani alla riqualificazione degli edifici e degli spazi pubblici, con l’obiettivo di ridurre l’impatto delle ondate di calore soprattutto sulle aree e sulle persone più vulnerabili.
Questo lavoro si inserisce in una visione più ampia di trasformazione urbana: attraverso la Missione europea NetZero Cities e il Climate City Contract presentato alla Commissione Europea, Torino sta costruendo un percorso che tiene insieme riduzione delle emissioni, adattamento climatico e qualità della vita urbana, coinvolgendo istituzioni, università, imprese e territorio.
Sappiamo però che la sfida è in continua evoluzione: le temperature estreme e la frequenza delle ondate di calore ci chiedono di accelerare. Per questo stiamo lavorando su più fronti, coordinando ambiente, urbanistica, mobilità e politiche sociali, perché una città più resiliente al caldo è una città più vivibile per tutti”.
Quanto è difficile implementare concretamente le Nature-Based Solutions (alberi, aree ombreggiate, depavimentazioni)?
“Implementare le Nature-Based Solutions richiede un cambio di approccio: non si tratta semplicemente di piantare alberi o sostituire dell’asfalto, ma di ripensare il modo in cui progettiamo e gestiamo gli spazi urbani. Sono interventi che hanno bisogno di risorse, competenze specifiche e soprattutto continuità nel tempo, perché il vero valore di un albero o di un’area verde si costruisce negli anni attraverso la cura e la manutenzione.
Torino si sta muovendo in questa direzione con interventi concreti. Un esempio è via Stradella, dove in più fasi abbiamo trasformato un’area fortemente impermeabilizzata: dalla rimozione di 1.400 metri quadrati di asfalto e dalla piantumazione di 46 alberi nel primo intervento, fino alla nuova fase che porterà la superficie permeabile dell’area dal 10% al 90%, con un nuovo parco progettato insieme ai cittadini.
Stiamo lavorando anche per diffondere queste soluzioni in modo più capillare abbiamo promosso un percorso di formazione sui Nature-Based Solutions rivolto ai tecnici comunali e abbiamo destinato 6,5 milioni di fondi europei alla riqualificazione di nove aree verdi, una per circoscrizione, con più ombra, più permeabilità e spazi più vivibili in tutta la città, non solo nelle zone centrali.
Questi interventi fanno parte di una visione più ampia: adattare Torino al cambiamento climatico significa intervenire sia sui grandi progetti, come la riqualificazione del Parco del Valentino con la rimozione di 65mila metri quadrati di asfalto e la messa a dimora di nuovi alberi, sia sulle trasformazioni più puntuali che migliorano la qualità della vita quotidiana dei quartieri.
La sfida dei prossimi anni sarà garantire che questi interventi siano sostenibili anche nel tempo. La cura del verde deve essere pensata fin dalla progettazione, perché una città più verde non si costruisce solo con nuove piantumazioni, ma con una gestione costante e programmata del patrimonio naturale urbano”.
Quanto incide il modello attuale della mobilità urbana sulla capacità della città di adattarsi al cambiamento climatico e alle ondate di calore?
“Il modo in cui ci muoviamo in città è inevitabilmente legato alla capacità di Torino di adattarsi al cambiamento climatico. Le scelte sulla mobilità incidono infatti sulla qualità degli spazi urbani, sulla quantità di superfici impermeabili e sulla possibilità di creare una città più fresca, vivibile e resiliente.
Il tema dell’auto privata va affrontato guardando alla storia della città e offrendo alternative concrete, non con approcci punitivi. Molti spostamenti quotidiani sono brevi – la distanza media percorsa in città è di circa 3 chilometri — e su queste percorrenze possiamo fare molto, rendendo più attrattivi il trasporto pubblico, la bicicletta e gli spostamenti a piedi.
Le trasformazioni dello spazio pubblico vanno in questa direzione. Le pedonalizzazioni non hanno l’obiettivo di penalizzare chi utilizza l’auto, ma di restituire luoghi più vivibili alle persone: più sicurezza, più socialità, più qualità urbana. Lo dimostrano esperienze come via Garibaldi e via Lagrange, e lo stiamo vedendo anche con la nuova sistemazione di via Roma, dove uno spazio prima dominato dal traffico viene ripensato per essere vissuto diversamente.
Sappiamo che ogni cambiamento può creare difficoltà, soprattutto nella fase dei cantieri, e per questo il confronto con residenti, commercianti e operatori è fondamentale. Ma la sfida riguarda tutta la città, non solo il centro: dalle strade scolastiche alle piazze di quartiere, fino agli spazi intorno ai servizi pubblici.
L’obiettivo non è semplicemente spostare spazio dalle auto ad altri usi, ma costruire un nuovo equilibrio: una Torino dove muoversi sia più semplice e dove lo spazio pubblico contribuisca anche a rendere la città più fresca, sicura e vivibile”.
Il Comune ha messo a disposizione centri pubblici raffrescati durante le ondate di calore. State valutando di potenziare questo servizio?
“Sì, questi presidi sono importanti e la direzione è quella di rafforzarli. Quest’anno il numero dei centri pubblici climatizzati nelle Circoscrizioni è stato ampliato rispetto alla stagione precedente, insieme alle iniziative previste dal Piano Estate rivolto in particolare alle persone anziane e più fragili.
È un lavoro che coinvolge diversi assessorati, in particolare Protezione Civile e Politiche Sociali, perché durante le ondate di calore la priorità è raggiungere chi è più esposto: persone anziane che vivono sole, cittadini fragili o chi non dispone di adeguati sistemi di raffrescamento nella propria abitazione.
Ma la risposta al caldo estremo non può limitarsi alla gestione dell’emergenza. La sfida dei prossimi anni è fare in modo che questi luoghi siano inseriti in quartieri più resilienti, con più ombra, più verde e meno superfici che accumulano calore.
È proprio attraverso queste trasformazioni che lo spazio pubblico può diventare uno strumento di adattamento climatico. Una progettazione più attenta al clima, con più verde, suoli permeabili e soluzioni come i giochi d’acqua, contribuisce a migliorare il comfort urbano durante i mesi più caldi e a rendere parchi, piazze e giardini più accoglienti e vivibili per tutti.
Un centro raffrescato resta un presidio fondamentale, ma deve essere parte di una strategia più ampia: costruire una città che, nel suo insieme, sia sempre più capace di proteggere le persone durante le ondate di calore e di adattarsi ai cambiamenti climatici”.
Il Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici prevede numerose azioni. Quali sono le priorità che i cittadini potranno vedere prossimamente?
“L’adattamento ai cambiamenti climatici richiede di lavorare su più fronti contemporaneamente. Mentre mettiamo in campo azioni concrete per rendere Torino più resiliente, dobbiamo continuare a investire anche nelle politiche di lungo periodo che contrastano le cause del cambiamento climatico. È questa la visione che guida il Piano di Adattamento e, più in generale, il percorso di Torino verso una città capace di rispondere alle sfide del clima che cambia.
Tra le priorità del mio assessorato c’è sicuramente il rafforzamento del trasporto pubblico locale: servizi sempre più efficienti e accessibili, accompagnati da un cambiamento delle abitudini di mobilità, sono fondamentali per migliorare la qualità della vita e ridurre l’impatto ambientale.
Allo stesso tempo stiamo portando avanti un lavoro più strutturale, decisivo per il futuro della città. I criteri di adattamento climatico stanno entrando stabilmente nella progettazione urbana, dalle nuove trasformazioni agli interventi di riqualificazione. Più alberi, più suolo permeabile, interventi di depavimentazione e soluzioni per ridurre l’effetto isola di calore sono ormai elementi ordinari del modo in cui progettiamo Torino, e non più solo iniziative straordinarie.
L’obiettivo è consolidare questo cambio di passo: fare in modo che la resilienza climatica continui a essere il criterio ordinario con cui Torino viene progettata e governata ogni giorno. È un lavoro trasversale che impegna l’intera amministrazione e che stiamo portando avanti insieme, per rendere la nostra città ogni giorno più vivibile e pronta per il futuro”.










