Il cambiamento climatico sta facendo perdere il sonno alle persone

Una qualità e una durata del sonno adeguate sono essenziali per la salute e il benessere umano, ma le temperature notturne sempre più elevate a causa del cambiamento climatico stanno rendendo più difficile dormire bene. Secondo una nuova analisi di Climate Central, tra il 2020 e il 2025, a livello globale, una persona ha perso in media quasi 56 ore di sonno all’anno a causa del caldo notturno

Una qualità e una durata del sonno adeguate sono essenziali per la salute e il benessere umano, ma temperature notturne sempre più elevate per via del cambiamento climatico stanno rendendo più difficile dormire sufficientemente. Una realtà sotto gli occhi di tutti su cui però il Climate Central – gruppo indipendente di scienziati e divulgatori climatici con sede negli Stati Uniti – ha deciso di effettuare uno studio, scoprendo che tra il 2020 e il 2025, a livello globale, una persona ha perso in media quasi 56 ore di sonno all’anno a causa del caldo notturno.

Il sonno è strettamente legato alla capacità del corpo di raffreddarsi e se di notte le temperature non scendono abbastanza rispetto al giorno la capacità di dormire è fortemente compromessa. Una scarsa qualità del sonno è stata collegata a ripercussioni sull’umore, sulle prestazioni cognitive, sulla produttività ma anche sulla salute cardiovascolare e immunitaria.

Com’è noto, è il cambiamento climatico a provocare temperature notturne sempre più calde in tutto il mondo. Per stimare in che modo stia agendo sulle notti afose, Climate Central ha applicato una relazione consolidata tra temperatura notturna e sonno sia alle temperature osservate che a quelle “controfattuali”, ovvero le temperature che si sarebbero verificate in un mondo senza inquinamento da CO2.

Sono stati analizzati due periodi: gli anni dal 2020 al 2025 e un periodo storico dei primi anni ’70, prendendo in esame 1.338 città globali e includendo quelle con una popolazione superiore a 500.000 abitanti.

Questo ha permesso di stimare non solo che una persona media ha perso quasi 56 ore di sonno all’anno a causa del caldo notturno, ma che circa sei ore di questa perdita, più del 10%, possono essere attribuite al riscaldamento causato dai cambiamenti climatici. Si tratta di sette notti di sonno perse ogni anno, una delle quali direttamente legata ai cambiamenti climatici. Più del doppio rispetto agli anni ’70.

Sebbene la crisi climatica determini una quota tutto sommato modesta della perdita totale di sonno correlata al caldo, la sua influenza è stata decisamente più forte in regioni e città già sperimentavano temperature notturne estremamente alte.

L’aria condizionata può aiutare a dormire meglio, ma l’accesso al raffreddamento artificiale, sottolinea lo studio, è spesso legato al reddito e rimane altamente disuguale in molti paesi caldi, comprese parti dell’Asia meridionale e dell’Africa. L’effetto delle temperature notturne più calde è quasi tre volte più grande per le persone nei paesi a reddito medio-basso rispetto alle persone nei paesi ad alto reddito. Tuttavia anche con il raffreddamento artificiale le notti più calde possono disturbare il sonno, avvertono i ricercatori.

Ci sono inoltre delle differenze di età e sesso nel non dormire sufficientemente. L’effetto delle notti calde è più del doppio per gli adulti sopra i 65 anni rispetto agli adulti di mezza età e sono stati riscontrati effetti di disturbo del sonno maggiori tra le donne rispetto agli uomini.

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