Comitati cittadini e associazioni contro l’ipotesi di un nuovo inceneritore in Liguria. Con una nota ufficiale e una contestuale diffida formale rilasciata il 21 settembre 2026, il coordinamento “Rete Liguria Bene Comune”, sostenuto da oltre sessanta organizzazioni del territorio, ha preso posizione sull’avviso pubblicato dall’agenzia regionale lo scorso aprile: sollecitazione di proposte di partenariato pubblico-privato finalizzate alla realizzazione di un impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti.
Secondo la Rete in Liguria si assisterebbe al reiterarsi di uno schema decisionale standard: “Si annuncia un’opera come inevitabile, la si veste di tecnicismi, e la si porta avanti finché non è troppo tardi per discuterla”.
Più nel merito, le associazioni sostengono che l’assenza di un’adeguata percentuale di raccolta differenziata, che determinerebbe la necessità del nuovo impianto, non sia frutto di una carenza organizzativa, bensì di un preciso orientamento strategico: “Non è mancanza di pianificazione: è una pianificazione che produce esattamente il vuoto che le serve per giustificarsi”. A Genova ed esempio “la differenziata resta più una minaccia amministrativa che una politica reale: si agitano sanzioni, si annuncia l’aumento della TARI, ma manca un piano che la renda semplice e capillare”.
Rete Liguria Bene Comune spiega di aver predisposto, per arginare il procedere verso un nuovo inceneritore, un pacchetto di strumenti contenziosi e amministrativi comprendente istanze di accesso civico, richieste di audizione pubblica e bozze di delibera da sottoporre ai Consigli comunali. “Attraverso questi atti si intende impegnare i primi cittadini del territorio a prendere posizione ufficiale”. Il documento rivolge un avvertimento esplicito agli amministratori locali, affermando che “chi non diffida formalmente ARLIR e Regione prima che tutto sia reso pubblico non è un sindaco cauto. È un sindaco complice, complice di un sistema che lo escluderà dalle decisioni, ma non dalle responsabilità sulla salute dei cittadini”.
La posizione formale espressa nel testo nei confronti delle istituzioni regionali si traduce in una formale richiesta di blocco dell’iter: “Diffidiamo fin d’ora ARLIR e Regione Liguria dal dichiarare qualunque ‘pubblico interesse’ senza un’istruttoria completa e pubblica, e dal bandire gare prima che i Comuni coinvolti abbiano voce in capitolo”. Il documento si conclude rimarcando come l’azione intrapresa non sia dettata da un’opposizione preconcetta alle infrastrutture, precisando infatti che “chi firma questi atti non si oppone per principio a un impianto: chiede che, per una volta, si decida alla luce del sole”.



