Le associazioni del settore energetico e ambientale chiedono al Governo di ripristinare le risorse sottratte alla misura del PNRR dedicata alle Comunità energetiche rinnovabili (CER), finanziando tutte le domande presentate entro i termini previsti dal bando.
La richiesta arriva da Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), Adiconsum, AiCARR (Associazione Italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento Refrigerazione), Aiel (Associazione italiana energie agroforestali), ARSE (Associazione Riscaldamento Senza Emissioni), AssoEGE, AssoESCo, ATER (Associazione Tecnici Energie Rinnovabili), Distretto Produttivo Pugliese-La Nuova Energia, Ecofuturo, Federidroelettrica, FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia), Italia Solare, Kyoto Club e Legambiente.
Le risorse ridotte durante il bando
Le associazioni ricordano che la misura PNRR “Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo” era stata inizialmente dotata di 2,2 miliardi di euro.
Dopo una fase iniziale caratterizzata da un numero limitato di richieste, dovuto anche alla complessità delle procedure e alla limitazione agli impianti situati nei Comuni con meno di 5.000 abitanti, l’estensione della misura ai Comuni fino a 50.000 abitanti aveva determinato un forte aumento delle domande.
Secondo le organizzazioni firmatarie del documento, il 21 novembre 2025, con il bando ancora aperto, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha però annunciato una riduzione delle risorse disponibili, scese da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro.
Una decisione che, sostengono le associazioni, ha lasciato senza copertura finanziaria numerose richieste presentate entro la scadenza prevista.
“La misura stava funzionando”
Le organizzazioni evidenziano come, dopo le modifiche introdotte dal Governo, il numero delle richieste fosse cresciuto in maniera significativa.
Secondo i firmatari, le domande presentate al GSE (Gestore dei Servizi Energetici) avevano già consentito di raggiungere gli obiettivi inizialmente previsti dal PNRR, dimostrando il crescente interesse di cittadini, imprese e amministrazioni locali verso il modello delle comunità energetiche.
La questione della fiducia nelle politiche pubbliche
Oltre all’aspetto economico, le associazioni sollevano anche una questione di metodo.
Nel documento si sottolinea infatti come migliaia di soggetti abbiano investito risorse economiche e tempo nella predisposizione di studi di fattibilità, pratiche autorizzative e percorsi partecipativi facendo affidamento sulle condizioni previste dal bando fino alla sua naturale scadenza.
Per questo motivo le organizzazioni chiedono che vengano individuate le risorse necessarie per garantire il finanziamento di tutte le domande ammissibili presentate entro i termini previsti.
La proposta: utilizzare la flessibilità concessa dall’Unione europea
Le associazioni richiamano inoltre la recente decisione dell’Unione europea di concedere agli Stati membri una maggiore flessibilità di bilancio per sostenere la transizione energetica.
Secondo quanto ricordato nel documento, per l’Italia la misura consentirebbe di utilizzare fino allo 0,3% del PIL all’anno, pari a circa 6,77 miliardi di euro, per finanziare interventi legati a reti energetiche, fonti rinnovabili ed efficienza energetica.
Nel triennio 2026-2028 la flessibilità complessiva non potrà superare lo 0,6% del PIL, ma le risorse dovranno essere destinate esclusivamente a investimenti per la transizione energetica e non alle fonti fossili.
La richiesta al Governo
Le associazioni chiedono quindi un intervento urgente dell’esecutivo per garantire la copertura finanziaria delle domande presentate e preservare la fiducia dei cittadini nelle politiche pubbliche dedicate alla transizione energetica.
Secondo i firmatari, le comunità energetiche rinnovabili rappresentano uno degli strumenti più efficaci per coinvolgere direttamente cittadini, enti locali e imprese nella produzione e condivisione di energia da fonti rinnovabili, generando benefici ambientali, economici e sociali diffusi sui territori.










