Plastica, filiera da 58,4 miliardi di euro: il riciclo al centro della crescita

Uno studio presentato a PLAST 2026 evidenzia il peso economico dell'industria della plastica in Italia e indica nel rafforzamento del riciclo, negli investimenti e in una politica industriale dedicata gli strumenti per aumentare competitività, autonomia produttiva ed economia circolare

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L’industria della plastica rappresenta una delle filiere più rilevanti del manifatturiero italiano. È quanto emerge dallo studio “L’industria della plastica in Italia: strategia e linee d’azione per supportare competitività e circolarità”, realizzato da The European House – Ambrosetti e TEHA Group e presentato durante gli Stati Generali della Plastica, organizzati nell’ambito di PLAST 2026 a Milano.

Secondo il rapporto, la filiera italiana della plastica genera 58,4 miliardi di euro di fatturato, il secondo valore più elevato dell’Unione europea dopo la Germania, oltre a 15,3 miliardi di euro di valore aggiunto e 164 mila occupati.

Una filiera strategica per l’industria italiana

Lo studio evidenzia il ruolo trasversale della plastica in numerosi comparti produttivi, dagli imballaggi all’edilizia, dall’automotive alla sanità, fino all’alimentare, ai beni durevoli e alle applicazioni tecnologiche avanzate.

In un contesto caratterizzato da costi energetici elevati, crescente concorrenza internazionale, instabilità delle catene di approvvigionamento e maggiore complessità normativa, il rapporto richiama la necessità di una politica industriale in grado di coniugare competitività e sostenibilità.

Il riciclo come leva per ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini

Tra i temi centrali dello studio figura il rafforzamento della circolarità della filiera.

Secondo il rapporto, la complementarità tra riciclo meccanico, riciclo chimico e riciclo organico potrebbe consentire di aumentare il recupero dei rifiuti plastici e ridurre il ricorso alle materie prime vergini.

Nello scenario più favorevole, un investimento di circa 2,6 miliardi di euro permetterebbe di sviluppare una filiera nazionale del riciclo chimico capace di trattare il 13,6% dei rifiuti plastici. Insieme al riciclo meccanico, questa capacità potrebbe contribuire a coprire fino al 45% del fabbisogno nazionale di materia prima plastica.

Le proposte dello studio

Lo studio individua quindici linee di intervento per rafforzare competitività e circolarità della filiera.

Tra le principali proposte figurano una strategia nazionale della plastica, il riconoscimento normativo del principio del mass balance, l’accelerazione degli iter autorizzativi per gli impianti, strumenti fiscali per incentivare l’impiego di materie plastiche riciclate, criteri armonizzati di End of Waste e sistemi in grado di valorizzare la circolarità effettiva dei materiali.

Le richieste delle associazioni di settore

Nel corso degli Stati Generali della Plastica, le associazioni della filiera hanno ribadito la necessità di una politica industriale capace di accompagnare il settore nella transizione verso modelli produttivi più sostenibili.

“Serve una politica industriale della plastica”, ha dichiarato Massimo Centonze, presidente di Unionplast, sottolineando come la trasformazione rappresenti il cuore produttivo della filiera e abbia bisogno di norme concretamente applicabili, costi energetici sostenibili e tempi certi per gli investimenti.

Anche Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla, ha evidenziato il ruolo strategico del riciclo per la competitività del comparto. “L’industria della plastica è una risorsa strategica per il Paese e il riciclo ne rappresenta un fattore chiave di competitività. Per sviluppare una filiera sempre più circolare e autonoma servono investimenti, regole stabili e il pieno riconoscimento del contributo che il riciclo offre alla sostenibilità”.

Materie prime seconde e innovazione tecnologica

Tra le priorità indicate dagli operatori vi è anche il rafforzamento del mercato delle materie prime seconde.

Per Libero Cantarella, presidente di IPPR (Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo), “la materia riciclata è già parte dell’industria del Paese” e la sfida consiste nel creare le condizioni affinché le materie prime seconde siano sempre più disponibili, qualificate e utilizzate nei processi produttivi.

Sul fronte tecnologico, Barbara Ulcelli, vicepresidente di Amaplast, ha ricordato che impianti, automazione, selezione e trattamento dei materiali rappresentano elementi essenziali per sostenere la transizione industriale: “Senza impianti non c’è transizione industriale. Macchine, automazione, selezione e trattamento sono condizioni concrete per efficienza, qualità e capacità produttiva”.

Investimenti e regole stabili per una filiera più circolare

Secondo Franco Meropiali, presidente di PlasticsEurope Italia, associazione dei produttori di materie plastiche aderente a Federchimica, servono politiche più efficaci per sostenere gli investimenti e rafforzare la capacità europea di valorizzare i rifiuti plastici come risorsa.

“Produzione di materie prime, riciclo meccanico, riciclo chimico e organico sono parti di una stessa strategia industriale”, ha affermato, sottolineando la necessità di ridurre la dipendenza dall’estero e accelerare il percorso verso un’economia sempre più circolare.

Dall’incontro è emersa la richiesta condivisa di una visione industriale unitaria che metta al centro investimenti, innovazione, sviluppo degli impianti e valorizzazione del riciclo, con l’obiettivo di rafforzare una filiera considerata strategica per la competitività e l’autonomia produttiva del Paese.

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