L’80% dei cittadini sottostima il consumo d’acqua necessario per una doccia di dieci minuti e oltre la metà non considera la risorsa idrica come limitata. È quanto emerge dalla ricerca “Consumare meno, consumare meglio”, promossa da Gruppo CAP insieme alla Fondazione Cariplo e alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa nell’ambito del progetto ETACQUA.
L’indagine, presentata il 22 giugno, ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.000 utenti del servizio idrico integrato con l’obiettivo di analizzare conoscenze, percezioni e comportamenti legati all’utilizzo dell’acqua in ambito domestico.
Oltre metà degli intervistati non percepisce la scarsità della risorsa
Tra i principali risultati della survey emerge che il 56,2% degli intervistati considera l’acqua disponibile nella propria area come una risorsa poco o per nulla limitata, nonostante gli effetti sempre più frequenti di siccità e ondate di calore registrati negli ultimi anni.
Solo il 15,2% ritiene inoltre che i consumi idrici domestici abbiano un impatto ambientale elevato.
La percezione cambia sensibilmente in base al livello di istruzione: il 36% dei laureati riconosce le conseguenze ambientali dei consumi idrici, mentre la percentuale scende all’11% tra chi non possiede alcun titolo di studio.
Il paradosso della doccia: consumi sottostimati fino a dieci volte
Uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca riguarda la conoscenza dei consumi reali.
Quasi l’80% degli intervistati sottostima infatti l’acqua utilizzata durante una doccia di dieci minuti. Per il 34,8% del campione la distanza tra percezione e realtà è particolarmente marcata: molti stimano un consumo inferiore a 10 litri, mentre il dato reale si colloca mediamente tra 120 e 150 litri.
Lo studio evidenzia anche differenze generazionali. Gli over 50 e i pensionati dichiarano più frequentemente di limitare la durata della doccia a meno di cinque minuti, mentre tra gli under 30 si concentrano le percentuali più elevate di docce superiori ai 15 minuti.
Consumi percepiti come “nella norma”
La ricerca mette in luce anche un fenomeno definito di “autoindulgenza”. Il 63,6% degli utenti è convinto che gli altri considererebbero i propri consumi idrici normali o adeguati.
Secondo i ricercatori, questa percezione riduce la consapevolezza della necessità di modificare i propri comportamenti e rappresenta uno degli ostacoli principali alla diffusione di pratiche più sostenibili.
Acqua del rubinetto poco bevuta nonostante l’uso quotidiano
Un altro dato evidenzia una distanza tra fiducia e utilizzo dell’acqua di rete.
Se il 94% degli intervistati utilizza abitualmente l’acqua del rubinetto per cucinare e il 97,4% per l’igiene personale, il 42,2% dichiara di non berla mai. Secondo lo studio, si tratta principalmente di una barriera culturale e psicologica piuttosto che di una valutazione legata alla qualità dell’acqua distribuita.
Il progetto ETACQUA
La ricerca rappresenta la prima fase del progetto biennale ETACQUA, sviluppato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa con il sostegno di Gruppo CAP e Fondazione Cariplo.
L’iniziativa si inserisce nel Piano di sostenibilità 2033 di Gruppo CAP e punta ad approfondire gli aspetti etici, sociali e comportamentali legati alla gestione della risorsa idrica, con l’obiettivo di individuare strumenti e interventi capaci di favorire consumi più consapevoli e sostenibili.










