Covid, i numeri verdi delle aziende rifiuti italiane scoraggiano la raccolta differenziata

La nostra indagine sulla raccolta differenziata e i positivi al Covid è andata avanti anche attorno all'Epifania, mentre in Italia il numero di chi è in isolamento domiciliare per contagio o sospetto contagio Covid aumenta vertiginosamente. Abbiamo chiesto ai "numeri verdi" di varie aziende dei rifiuti come dovremmo comportarci da positivi o da sottoposti a isolamento cautelativo

327

La nostra indagine sulla raccolta differenziata e i positivi al Covid è andata avanti anche attorno all’Epifania, mentre in Italia il numero di chi è in isolamento domiciliare aumenta vertiginosamente. Abbiamo chiesto ai “numeri verdi” di varie aziende dei rifiuti come dovremmo comportarci da positivi o da sottoposti a isolamento cautelativo.

In alcuni casi è veramente difficile farsi dare una risposta. Per esempio a Parma non sapevano che dire, “la ricontattiamo noi tra qualche giorno”. A Venezia non rispondono agli “sconociuti”, bisogna dare il numero di codice della propria bolletta Tari per avere indicazioni. A Trieste e Padova invece, dopo qualche esitazione, si sentono di dire “prudenzialmente”: meglio mettere tutto insieme in due sacchi ben chiusi. In sostanza le risposte alla fine vanno sempre nella stessa direzione: non differenziare i rifiuti. Con un’unica variante, variabile. In alcuni casi si parla di un servizio specializzato per raccogliere quelli di chi è in quarantena.

Ad esempio a Livorno, dove in ogni caso bisogna preparare un sacco con tutti i rifiuti indifferenziati. Anche a Palermo, come se non avessero abbastanza problemi a gestire i rifiuti, si sono imbarcati nell’impresa di far ritirare i rifiuti dei positivi da una ditta specializzata in rifiuti ospedalieri. A Roma hanno specificato che non c’è un servizio speciale, “dovete occuparvi personalmente o tramite terzi” di gettare tutto nell’indifferenziato. Nella puntata precedente eravamo stati positivamente colpiti da una risposta ottenuta a Genova, dove ci avevano detto di differenziare, ma con una seconda telefonata abbiamo avuto la smentita. Adesso l’indicazione, anche a Genova, è di mettere tutto in un unico sacco da portare “una volta liberi dalla quarantena” al contenitore dell’indifferenziato.

Forse non dovevamo stupirci di trovare questa indicazione in modo così prevalente. In rete si trova sempre solo e soltanto una indicazione del Ministero della Salute datata 13 marzo 2020 che dice di fare riferimento all’Istituto Superiore di Sanità che si era inventato (forse unico in Europa, lo verificheremo) la necessità di raccogliere tutto in un unico sacco. Non diceva che i rifiuti possono non essere differenziati ma che devono non esserlo.

L’indicazione non è mai stata rivista, e quindi non è stata corretta, nonostante la successiva uscita di linee guida della Commissione Ue che dicono tutt’altro.